Una filiale italiana del colosso dell'e-commerce Amazon ha versato un risarcimento e ha eliminato un sistema di monitoraggio per il personale delle consegne, ponendo fine a un'indagine su presunte frodi fiscali e pratiche lavorative illecite, secondo quanto riferito venerdì da fonti a conoscenza della vicenda.

Nel luglio 2024, l'unità dei servizi logistici del gruppo era stata accusata di aver eluso le normative su lavoro e fisco, facendo affidamento su cooperative o società a responsabilità limitata che le fornivano lavoratori, evitando il pagamento dell'IVA e riducendo i contributi previdenziali.

All'epoca, la procura di Milano aveva sequestrato 121 milioni di euro all'unità.

Il gruppo ha ora versato circa 180 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate italiana, unendosi a oltre 30 altre aziende che negli ultimi due anni hanno raggiunto accordi per chiudere indagini simili.

Secondo un documento giudiziario visionato da Reuters, l'ammontare totale pagato supera il miliardo di euro.

"Abbiamo chiarito la nostra posizione con le autorità competenti, che hanno riconosciuto gli elevati standard del nostro modello di collaborazione con i partner delle consegne", ha dichiarato Amazon in un comunicato.

"Il nostro impegno con le istituzioni italiane e gli altri stakeholder ha migliorato la conformità in tutto il settore", ha aggiunto l'azienda.

La procura di Milano ha indagato su diverse grandi aziende riguardo le loro pratiche di assunzione, tra cui le filiali italiane di DHL, FedEx e UPS, e la catena di supermercati italiana Esselunga.

La notizia dell'accordo di Amazon è stata riportata per prima dal quotidiano Il Sole 24 Ore.

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