Blocco 1: le notizie essenziali
Wall Street apre le porte alle transazioni crypto “senza rischio”
Le banche americane possono ora intervenire nelle transazioni crypto in qualità di intermediari. L'OCC ha dato il via libera a un'attività fino ad ora riservata ai broker: le operazioni cosiddette “riskless principal”, in cui la banca acquista e rivende simultaneamente un asset senza detenerlo. Si tratta di un'evoluzione importante che riduce il divario tra la finanza tradizionale e quella crypto, in linea con la strategia pro-Web3 di Donald Trump. Consentendo alle banche nazionali di svolgere questo ruolo, le autorità cercano di regolamentare, piuttosto che escludere, i flussi crypto, stimolando al contempo l'innovazione in un quadro controllato.
Bitcoin: 11.000 negozi già pronti ad accettare pagamenti in BTC
Il bitcoin sta guadagnando terreno alle casse. Alla fine del 2025, uno studio pubblicato da Springer ha censito oltre 11.000 negozi che già accettano il BTC in tutto il mondo. Il segnale proviene dai dati di BTC Map, una mappa collaborativa che permette finalmente di vedere dove si sta concretizzando l'adozione, laddove il Lightning Network, nonostante la sua rapidità, non dice nulla né sui luoghi né sugli usi. E per evitare l'effetto “vetrina”, la base viene aggiornata: il 64% degli esercizi commerciali referenziati è stato verificato negli ultimi 12 mesi. Risultato: l'adozione rimane molto concentrata (Europa e Americhe), ma si concretizza in alcuni punti caldi. Praga si impone come hub europeo (fino al 6% dei ristoranti interessati, ecosistema e conferenza BTC Praga), mentre Berlín, in El Salvador, supera il 70% di accettazione, non per decreto, ma per dinamica comunitaria.
Harvard: +257% sul bitcoin, l'oro in rinforzo
Il più potente fondo di dotazione universitario americano (56,9 miliardi di USD nel 2025) ha appena lanciato un segnale: nel terzo trimestre del 2025, Harvard ha triplicato la sua esposizione al bitcoin passando attraverso l'ETF spot IBIT di BlackRock — 6.813.612 azioni dichiarate, pari a circa 443 milioni (contro i 117 milioni di tre mesi prima). Per mettere le cose in prospettiva, si tratta comunque di meno dell'1% delle dimensioni del fondo. Parallelamente, l'università raddoppia anche la sua “riserva di titolo rifugio”: 661.391 azioni di SPDR Gold Shares (GLD), per 235 milioni di USD. Due scommesse, una stessa interpretazione: proteggersi dall'erosione monetaria... ma con una scelta consapevole, dato che Harvard investe circa il doppio in il bitcoin rispetto all'oro e fa dell'IBIT la sua più grande linea pubblica dichiarata.
Per BlackRock la tokenizzazione potrebbe procedere al ritmo di Internet
In un'intervista concessa a The Economist, Larry Fink, a capo del primo gestore patrimoniale mondiale (13.500 miliardi di USD), descrive la tokenizzazione come la prossima grande evoluzione della finanza. Dopo l'epoca della corrispondenza cartacea e dei trasferimenti "all'antica", e il balzo tecnologico rappresentato da SWIFT nel 1977, che ha ridotto i tempi di transazione da giorni a quasi istantanei, si apre ora una nuova fase: convertire gli asset (azioni, obbligazioni, fondi...) in "formato blockchain" per farli circolare più velocemente, in modo più sicuro e con meno attriti. Il duo Fink-Goldstein insiste su due promesse molto concrete: il regolamento quasi istantaneo, che riduce il rischio di controparte (acquirente o venditore inadempiente), e la sostituzione della carta con il codice, per fluidificare mercati ancora lenti e costosi. Ma al di là della tecnica, l'idea è più ampia: ampliare l'universo degli asset investibili oltre i soli mercati quotati e aprire l'accesso a mercati a lungo riservati alle grandi istituzioni, proprio come Internet ha finito per democratizzare l'informazione e il commercio. Fink spinge addirittura il paragone: la tokenizzazione sarebbe oggi allo stadio in cui si trovava Internet nel 1996, prima dell'esplosione. Rimane il principale ostacolo: la regolamentazione.
Blocco 2 : l'Analisi cypto della settimana
A Manhattan, tre nuove lettere compaiono al NYSE: XXI. Una nuova “Bitcoin company” fa il suo ingresso in Borsa... e inciampa subito. Twenty One Capital ha perso il 25% fin dalle prime contrattazioni, dopo la fusione con la SPAC Cantor Equity Partners. Il titolo ha aperto a circa 10,7 USD, al di sotto dei 14,27 USD della SPAC del giorno precedente. Segnale debole? Soprattutto il riflesso di una tendenza pesante: la corsa delle “tesorerie del bitcoin” verso Wall Street... in pieno vuoto del mercato crypto.
Cos'è Twenty One?
Una società “bitcoin-native” con sede ad Austin, nata da un'insolita collaborazione: Tether (USDT), Bitfinex, SoftBank e Jack Mallers (fondatore di Strike), che ne assume la direzione. Quando si parla di società “bitcoin-native”, non si tratta di una definizione giuridica, ma di un termine di marketing che significa, in sostanza: un'azienda concepita attorno al bitcoin - sia come asset che come rete - e non solo una società che lo detiene in cassaforte.
Obiettivo dichiarato: detenere il bitcoin in contanti (come altri conservano i buoni del Tesoro) e costruire le basi dell'infrastruttura per l'ecosistema (pagamenti, strumenti), con una prova delle riserve on-chain, ovvero verificare pubblicamente sulla blockchain che l'azienda possiede effettivamente le criptovalute che dichiara di avere. I fondatori spiegano di voler “creare una serie di attività incentrate sul bitcoin, destinate a generare ricavi ricorrenti e a rafforzare l'impegno istituzionale nei confronti del bitcoin”. Ci manterremo aggiornati.

Bitcoin Treasuries
Perché allora il calo?
Perché lo scenario è cambiato. Il bitcoin è al -28% dal suo picco annuale, le IPO crypto arrancano e la “promozione SPAC” 2025 non fa miracoli. Il giorno prima, un altro veicolo di tesoreria, ProCap Financial, era già sceso del -14% al suo debutto. Altri accordi PIPE (finanziamenti privati durante la fusione) sono poi scesi al di sotto del loro prezzo di emissione, sintomo di un mercato diventato selettivo. Ciliegina sulla torta, il leader dei Bitcoin Treasuries, Strategy, è sceso del -60% da luglio e del -38% dal 1° gennaio, il che non aiuta gli investitori ad avvicinarsi a questo tipo di struttura..

Quotazione di Strategy
MarketScreener
Dal punto di vista finanziario, l'operazione tra Cantor Equity e Twenty One si è conclusa con 486,5 milioni di USD di titoli convertibili e circa 365 milioni di USD di azioni (Cantor Fitzgerald come collocatore). È un'operazione pesante, strutturante... ed esigente: affinché il meccanismo borsistico si innesti, occorrono fiducia e premio. Tuttavia, XXI non rivendica alcun premio rispetto al valore netto del suo bitcoin (a differenza di Strategy, ad esempio): “Un veicolo puro di esposizione BTC”, sostiene Jack Mallers. Comprensibile, ma meno “sognante” rispetto ai modelli sostenuti da una forte sopravvalutazione.
Ricordiamo che l'idea è stata resa popolare da Michael Saylor: raccogliere capitali, acquistare BTC, attirare flussi... e ricominciare. Quando il mercato è favorevole, l'azione viene pagata al di sopra del valore del bitcoin detenuto (il famoso premio), il che facilita nuove raccolte di fondi. Quando l'interesse cala, il premio svanisce e il finanziamento diventa più costoso (note convertibili con rendimenti in aumento, azioni al di sotto del PIPE, ecc.).
Twenty One afferma di non copiare ciecamente questo playbook: meno storytelling, più NAV “pulito” e servizi il bitcoin oltre al caveau. Resta il fatto che il ciclo - prezzo del BTC, liquidità, flussi passivi - continua a dettare le regole.
Insomma, Twenty One arriva in borsa nel momento più basso del ciclo, mettendo subito alla prova il suo modello: mantenere la promessa di un'esposizione “pulita” al BTC, dimostrare la sua capacità di finanziarsi senza diluire eccessivamente e costruire valore al di là del portafoglio del bitcoin. Se ci riuscirà, XXI potrà diventare il veicolo semplice che gli investitori cercano per esporsi al bitcoin senza piroette finanziarie. In caso contrario, si unirà alla lista delle SPAC crypto che hanno imparato, a loro spese, che una tesi “bitcoin puro” non è sufficiente quando il mercato richiede soprattutto rigore e trasparenza.
MarketScreener
Blocco 3: letture della settimana
Crypto Magnate Do Kwon Sentenced to 15 Years in Prison (Wired)
























