BRUXELLES/LONDRA/STOCCOLMA, 15 dicembre (Reuters) - La Commissione europea dovrebbe revocare domani il divieto effettivo di vendita di nuove auto con motore a combustione dal 2035, cedendo alle forti pressioni di Germania, Italia e delle case automobilistiche europee in difficoltà per la competizione cinese e statunitense.
La mossa, i cui dettagli sono ancora in fase di definizione da parte dei funzionari Ue, potrebbe comportare un rinvio del divieto effettivo di cinque anni o un suo ammorbidimento a tempo indeterminato, secondo fonti Ue e del settore.
La probabile revisione della legge del 2023, che impone che tutte le nuove auto e i nuovi furgoni venduti nell'Unione a partire dal 2035 siano a zero emissioni di CO2, rappresenterebbe il più significativo passo indietro dell'Ue rispetto alle politiche green degli ultimi cinque anni.
"La Commissione europea presenterà una proposta chiara per abolire il divieto sui motori a combustione", ha detto venerdì Manfred Weber, capo del più grande gruppo del Parlamento europeo, il Partito popolare europeo. "È stato un grave errore di politica industriale."
La rinuncia al divieto ha diviso il settore. Le case automobilistiche tradizionali, come Volkswagen e Stellantis, hanno spinto molto per un allentamento degli obiettivi a causa dell'agguerrita concorrenza dei più economici competitor cinesi. Il settore dei veicoli elettrici, tuttavia, la vede come un'ulteriore concessione alla Cina nel passaggio all'elettrificazione.
"La tecnologia è pronta, le infrastrutture di ricarica sono pronte e i consumatori sono pronti", ha detto Michael Lohscheller, Ceo del produttore di veicoli elettrici Polestar. "Quindi che cosa stiamo aspettando?"
I MOTORI A COMBUSTIONE RESTERANNO PER IL "RESTO DEL SECOLO"
La legge del 2023 è stata concepita per accelerare la transizione dai motori a combustione alle batterie o alle celle a combustibile e sanzionare le case automobilistiche che non avessero rispettato gli obiettivi.
Raggiungere gli obiettivi significa vendere più veicoli elettrici: le case automobilistiche europee sono indietro rispetto a Tesla e a produttori cinesi come Byd e Geely.
Le case automobilistiche europee stanno producendo veicoli elettrici, ma la domanda è inferiore rispetto alle attese, poiché i consumatori sono poco propensi ad acquistare veicoli elettrici più costosi e le infrastrutture di ricarica sono insufficienti. I dazi Ue sui veicoli elettrici costruiti in Cina hanno solo leggermente attenuato la pressione.
"Oggi, in Europa, non è una realtà sostenibile", ha affermato la scorsa settimana Jim Farley, Ceo di Ford, in occasione dell'annuncio di una partnership con Renault per contribuire a ridurre i costi dei veicoli elettrici. Le esigenze dell'industria non erano "ben bilanciate" con gli obiettivi di CO2 dell'Ue, ha detto.
A marzo l'Unione ha concesso al settore un "respiro", consentendo alle case automobilistiche di rispettare gli obiettivi del 2025 nell'arco di tre anni.
Tuttavia, le case automobilistiche vogliono continuare a vendere modelli con motore a combustione insieme a ibridi plug-in, veicoli elettrici ad autonomia estesa con carburanti "neutri" dal punto di vista delle emissioni di CO2, compresi i biocarburanti ricavati da residui agricoli e rifiuti come l'olio da cucina esausto.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha detto in ottobre di essere aperta all'uso di carburanti sintetici e "biocarburanti avanzati".
"Raccomandiamo un approccio multi-tecnologico", ha detto Todd Anderson, Cto di Phinia, che produce sistemi di alimentazione per motori a combustione, aggiungendo che il motore a combustione interna "sarà presente per il resto del secolo".
OPINIONI DISCORDANTI
Per il settore dei veicoli elettrici la mossa comprometterà gli investimenti e farà perdere ulteriore terreno all'Ue rispetto alla Cina.
"Avrà sicuramente un effetto", ha detto Rick Wilmer, Ceo di ChargePoint, fornitore di hardware e software per la ricarica.
Le case automobilistiche vogliono che l'obiettivo del 2030 di una riduzione del 55% delle emissioni delle autovetture sia diluito in più anni e che venga eliminata la riduzione del 50% per i furgoni. La Germania vuole che pratiche sostenibili come l'utilizzo di acciaio a basso contenuto di carbonio siano considerate ai fini della riduzione delle emissioni di CO2.
La Commissione europea illustrerà anche un piano per aumentare la quota di veicoli elettrici nelle flotte aziendali, soprattutto nelle auto aziendali, che rappresentano circa il 60% delle vendite di auto nuove in Europa. L'industria chiede incentivi e indica il Belgio come esempio di paese in cui le sovvenzioni, anziché obiettivi obbligatori, hanno funzionato.
È probabile che Bruxelles proponga di istituire una nuova categoria normativa per i piccoli veicoli elettrici, che beneficerebbero di tasse più basse e crediti extra per il raggiungimento dei target di CO2.
I gruppi ambientalisti sostengono che l'Ue dovrebbe attenersi all'obiettivo del 2035, sostenendo che i biocarburanti scarseggiano, non sono davvero neutrali dal punto di vista delle emissioni di CO2 e il loro approvvigionamento sarebbe troppo costoso.
"L'Europa deve mantenere la rotta sull'elettrico", ha detto William Todts, direttore esecutivo di T&E, gruppo per il trasporto pulito. "È chiaro che l'elettrico è il futuro."
(Tradotto da Agnese Napoletti, editing Claudia Cristoferi)



















