Venerdì i mercati azionari hanno registrato una flessione, mentre il dollaro statunitense si è rafforzato a causa dell'incertezza legata alla guerra in Iran, che continua a destabilizzare le forniture energetiche, alimentando i timori sui prezzi del carburante e sui tassi di interesse.

Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, nonostante una petroliera indiana sia uscita dallo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti abbiano messo in campo misure per cercare di attenuare le preoccupazioni sull'offerta.

Tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno chiuso in calo sia la sessione giornaliera che la settimana. Il Dow Jones Industrial Average ha terminato la giornata di venerdì con una perdita dello 0,25%, lo S&P 500 è sceso dello 0,6% e il Nasdaq Composite ha ceduto lo 0,9%.

Anche i titoli europei hanno ampliato le perdite, con l'indice STOXX 600 in calo dello 0,5% venerdì. L'indice globale MSCI ha perso lo 0,9%.

Il dollaro è diventato il bene rifugio preferito durante queste turbolenze, mettendo sotto pressione la maggior parte delle altre valute. La divisa statunitense ha guadagnato per la seconda settimana consecutiva, segnando un rialzo dello 0,8% in giornata rispetto a un paniere di valute.

IL PREZZO DEL PETROLIO GUIDA IL MERCATO

Il Presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti colpiranno l'Iran "molto duramente durante la prossima settimana", poco dopo aver emesso una deroga parziale di 30 giorni per l'acquisto di petrolio russo sanzionato, nel tentativo di calmierare i prezzi.

I futures sul greggio WTI con scadenza ravvicinata si sono attestati a 98,71 dollari al barile, in rialzo del 3,11%. Il Brent è salito del 2,67% a 103,14 dollari, chiudendo sopra la soglia dei 100 dollari al barile per la prima volta dall'agosto 2022.

Gli operatori stanno cercando di prevedere quanto durerà l'interruzione delle forniture di petrolio.

"Le notizie arrivano sul mercato come l'acqua da un idrante, influenzando il prezzo del petrolio e, di conseguenza, i mercati finanziari", ha affermato Mitch Reznick, responsabile del reddito fisso presso Federated Hermes.

Con l'Iran che intensifica gli attacchi in tutto il Medio Oriente e la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei che ha promesso di mantenere chiusa la rotta commerciale dello Stretto di Hormuz, gli investitori si preparano a un conflitto prolungato e a prezzi del petrolio più elevati.

Lo spettro di un'inflazione crescente ha spinto i mercati a riconsiderare rapidamente le aspettative sulle banche centrali per quest'anno: i trader prevedono ora solo 20 punti base di allentamento da parte della Federal Reserve, rispetto ai 50 punti base di tagli stimati il mese scorso.

I rendimenti dei Treasury a due anni, che solitamente si muovono in linea con le aspettative sui tassi della Fed, hanno toccato giovedì i massimi da sei mesi.

Altrove, l'indice PCE (Personal Consumption Expenditures), l'indicatore dell'inflazione preferito dalla Federal Reserve, è salito dello 0,3% a gennaio su base mensile, in linea con le stime degli economisti.

Al contempo, la crescita economica degli Stati Uniti ha rallentato più bruscamente di quanto inizialmente ipotizzato nel quarto trimestre, a causa delle revisioni al ribasso della spesa per i consumi e degli investimenti aziendali, secondo i dati governativi pubblicati venerdì.

"Con i mercati focalizzati esclusivamente sui prezzi del petrolio e sulla geopolitica, i numeri di oggi potrebbero passare inosservati", ha dichiarato in un'e-mail Ellen Zentner, capo stratega economico di Morgan Stanley Wealth Management.

"Nonostante i segnali di indebolimento economico, i dati sull'inflazione più persistenti rafforzano l'idea che la Fed rimarrà alla finestra".

CAMBIANO LE PROSPETTIVE SUI TASSI

I futures sui tassi di interesse, che prima dell'inizio del conflitto scontavano due tagli da un quarto di punto entro la fine dell'anno, ora ne prevedono a malapena uno.

Per quanto riguarda i titoli di Stato statunitensi, il rendimento del Treasury a due anni è sceso di 3,3 punti base al 3,73% venerdì, dopo aver raggiunto giovedì il livello più alto dal 22 agosto. Il rendimento del decennale statunitense è salito al 4,283%.

L'attenzione degli investitori si sposterà ora su una serie di riunioni di politica monetaria la prossima settimana: Fed, Banca del Giappone, Banca Centrale Europea e Banca d'Inghilterra si riuniranno tutte, e per la maggior parte si prevede che manterranno i tassi invariati.

Sul fronte valutario, l'euro è sceso dello 0,8% a 1,1417 dollari, mentre lo yen ha toccato venerdì il livello più debole dal luglio 2024 a 159,66 per dollaro, con il Giappone che ha avvertito di essere pronto a intervenire per proteggere la valuta dai ribassi.

Gli analisti ritengono che la soglia per un intervento sia più alta questa volta, poiché qualsiasi azione potrebbe rivelarsi vana di fronte agli acquisti incessanti di dollari.

L'oro ha perso l'1,27% attestandosi a 5.014 dollari l'oncia venerdì, chiudendo una settimana in calo.