(Alliance News) - Come scrive Il Sole 24 Ore nell'edizione cartacea di mercoledì, nei primi undici mesi dell'anno il costo medio di emissione dei nuovi titoli di Stato italiani si è attestato al 2,8%, in netto calo rispetto al picco del 2023 e inferiore anche al 3,4% registrato lo scorso anno.
Questo andamento ha iniziato a ridurre gradualmente il costo medio complessivo del debito pubblico, grazie al progressivo rinnovo dello stock con titoli a condizioni più favorevoli. Tuttavia, l'invito alla prudenza resta d'obbligo.
I rendimenti mostrano segnali di stabilizzazione e non lasciano spazio a facili entusiasmi o a ipotesi di "tesoretti" da spendere.
L'Ufficio parlamentare di bilancio, nel suo aggiornamento sul quadro 2025, sottolinea come la dinamica dei rendimenti dei BTP sia proseguita tra fasi di tenuta e leggere flessioni, in controtendenza rispetto ad altri Paesi dell'Eurozona. Questo si riflette anche nello spread con i Bund tedeschi, sceso a 66 punti base, pur in presenza di un rendimento del decennale italiano stabile poco sopra il 3,5%.
Il costo medio all'emissione resta un indicatore centrale perché determina la spesa futura per interessi. Nel caso italiano, la struttura delle scadenze è relativamente stabile, mentre a incidere maggiormente è la forte domanda, sia interna sia internazionale, sostenuta anche dal miglioramento del giudizio delle agenzie di rating.
Il calo dei rendimenti è stato più marcato sulle scadenze brevi, mentre i titoli decennali sono rimasti sostanzialmente invariati, a differenza di quanto avvenuto in Germania, Francia e Spagna, dove i rendimenti sono cresciuti sensibilmente.
Questa stabilità viene attribuita anche alla disciplina di bilancio perseguita dal governo, sebbene ciò non significhi automaticamente risparmi rilevanti sulla spesa per interessi: sono i livelli assoluti dei rendimenti, e non i differenziali con gli altri Paesi, a fare la differenza. I dati, dunque, sono positivi ma non giustificano aspettative di ampi margini di spesa aggiuntiva.
A sostenere il debito italiano è soprattutto la solidità della domanda. Quella domestica, rafforzata dai BTP "Valore", ha aumentato in pochi anni la quota di debito detenuta da famiglie e imprese italiane. Ancora più significativo è stato l'incremento degli acquisti dall'estero, che ha portato la quota di debito detenuta oltre confine al 33%.
Un elemento cruciale per il Tesoro, chiamato a collocare ingenti volumi di titoli in una fase in cui le banche centrali stanno riducendo i propri portafogli. Anche nel 2026, conclude l'analisi, le emissioni nette resteranno elevate e richiederanno una base di investitori ampia e internazionale.
Di Maurizio Carta, Alliance News reporter
Commenti e domande a redazione@alliancenews.com
Copyright 2025 Alliance News IS Italian Service Ltd. Tutti i diritti riservati.

















