La Borsa di Parigi si prepara a un'apertura caratterizzata da variazioni contenute venerdì, in un clima di attesa mentre gli investitori osservano con una certa apprensione i dati sull'inflazione negli Stati Uniti. Tali dati potrebbero infatti indurre gli operatori a rivedere le proprie previsioni sulle future riduzioni dei tassi nei prossimi mesi.

Intorno alle 8:05, il contratto "future" con consegna a dicembre guadagna 40,5 punti a 8.170 punti, preannunciando un avvio di giornata privo di una direzione precisa, in linea con l'andamento moderato osservato dall'inizio della settimana.

Il mercato parigino aveva chiuso la seduta di giovedì con un timido rialzo dello 0,4% a 8.122 punti, avvicinandosi così a circa il 2% dal suo massimo storico di 8.314,2 punti registrato lo scorso 13 novembre.

Il bilancio provvisorio della settimana resta tuttavia nullo, il che significa che la pubblicazione alle 14:30 dei dati sull'inflazione PCE, la principale statistica di riferimento per la Federal Reserve nel monitoraggio della dinamica dei prezzi, sarà determinante per stabilire la performance settimanale dell'indice.

Negli ultimi giorni, la pubblicazione di indicatori che hanno confermato il rallentamento del mercato del lavoro statunitense ha rafforzato le aspettative di un nuovo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre. Tuttavia, la cautela rimane d'obbligo alla luce della persistenza dell'inflazione di base negli ultimi mesi.

Il consenso degli analisti prevede un aumento del 2,9% dell'indice PCE core (al netto di alimentari ed energia) su base annua a settembre, ovvero una progressione analoga a quella già registrata ad agosto.

Un eventuale dato a sorpresa potrebbe spingere i mercati a rivedere le proprie aspettative sulla traiettoria dei tassi della Fed fino al 2026, mentre gli investitori già scontano due riduzioni dei tassi il prossimo anno, oltre a quella attesa la settimana prossima, ormai largamente data per acquisita.

I trader sui "futures" attribuiscono infatti una probabilità dell'87% a un nuovo allentamento al termine della riunione del 9 e 10 dicembre, contro il 68% di un mese fa, secondo il barometro FedWatch dell'operatore di borsa CME Group.

"Siamo già a dicembre, ma a causa della recente chiusura delle amministrazioni federali, questi dati offriranno solo uno spaccato della situazione per il mese di settembre", sottolineano questa mattina gli analisti di Danske Bank. "Non bisognerà perdere di vista questo elemento nell'analisi dei dati", aggiunge la banca danese.

Gli investitori seguiranno inoltre con attenzione l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, atteso alle 16:00, che rappresenterà la prima indagine sul morale delle famiglie dalla fine dello "shutdown", lasciando intravedere un possibile miglioramento rispetto al mese precedente.

La Borsa di New York ha chiuso in ordine sparso giovedì sera, con la prudenza che ha limitato le prese di posizione nette alla vigilia della pubblicazione dei dati sull'inflazione.

Al momento della chiusura, il Dow Jones perdeva lo 0,1%, mentre S&P 500 e Nasdaq Composite guadagnavano rispettivamente lo 0,1% e lo 0,2%.

I futures sugli indici di New York indicano attualmente un'apertura di Wall Street in lieve rialzo, tra lo 0,1% e lo 0,3%, ma la tendenza potrebbe ovviamente cambiare dopo la pubblicazione dell'indice PCE.

In attesa degli indicatori statunitensi, la mattinata europea sarà animata dalla pubblicazione degli ultimi dati sul PIL dell'area euro per il terzo trimestre, che dovrebbero confermare una crescita dello 0,2% su base trimestrale, grazie a un miglioramento dei consumi in Italia e Spagna e alla solidità delle esportazioni francesi, tra gli altri fattori.

Gli ordini industriali tedeschi, attesi in aumento dello 0,5% a ottobre, contribuiranno anch'essi a scandire gli scambi.

Sul comparto obbligazionario, i titoli di Stato americani non beneficiano delle aspettative di taglio dei tassi, con il rendimento del decennale che risale oltre il 4,10% rispetto a circa il 4,05% della vigilia.

L'euro si muove poco, ma si attesta comunque intorno a 1,1665, sopra la sua media mobile a 50 giorni (circa 1,1650), ma ancora ben al di sotto della resistenza a 1,1730.

Dopo il recente rimbalzo, i prezzi del petrolio rimangono fermi, sospesi tra le incertezze geopolitiche e le attese di un taglio dei tassi da parte della Fed da un lato, e la prospettiva di un'offerta ancora eccedentaria nel medio termine dall'altro. Il Brent si mantiene sulla soglia dei 63 dollari mentre il greggio leggero americano (West Texas Intermediate, WTI) si avvicina a quella dei 60 dollari.

L'oro rimane ben impostato grazie alle prospettive di taglio dei tassi da parte della Fed. Il metallo prezioso avanza dello 0,3% a 4.257,3 punti, ma resta ancora lontano dal suo massimo registrato oltre i 4.350 dollari alla fine di ottobre.

Se il mercato si mantiene prudente in attesa della pubblicazione dei nuovi indicatori economici, i rischi di ribasso sono considerati limitati dagli specialisti, tra gli acquisti di metalli preziosi da parte delle banche centrali, la debolezza del dollaro, le incertezze economiche e le tensioni geopolitiche.