Al Lido di Venezia, durante il Congresso Assiom Forex, il clima è quello delle grandi occasioni: operatori, banche, intermediari e investitori si incontrano per confrontarsi su scenari e prospettive.


Tra i temi ricorrenti, uno emerge con chiarezza: l’investitore non sta abbandonando il mercato azionario, ma sta cambiando il modo di entrarci.
Ne abbiamo parlato con Alberto Amiotti di Banca Akros, che negli ultimi mesi ha raccolto un segnale preciso dal mercato: il desiderio di partecipare alla crescita dei listini, ma con una forma più esplicita di protezione del capitale.

Nonostante il trend complessivamente positivo degli indici, le tensioni geopolitiche, le dichiarazioni politiche sulle tariffe commerciali, l’impatto dell’intelligenza artificiale e l’incertezza legata alle banche centrali mantengono elevata la percezione del rischio.

“Gli investitori vogliono investire sull’azionario,” spiega Amiotti, “ma con una tutela rispetto al capitale investito.”

È un’evoluzione nella percezione del rischio, più che un cambio radicale di strategia.
In questo contesto, stanno trovando spazio strutture più difensive: certificates legati a un unico sottostante, anziché a basket, e prodotti con cedole fisse mensili nei primi uno o due anni.

La scelta dell’unico sottostante riduce la complessità legata al meccanismo del “worst of” e rende il profilo di rischio più leggibile. Le cedole fisse, invece, offrono maggiore visibilità sui flussi, elemento che in un contesto volatile diventa particolarmente apprezzato.

Ma il punto non è solo tecnico.

Amiotti insiste sul ruolo della comunità finanziaria come divulgatore: semplificare senza banalizzare. Rendere comprensibili strumenti che possono essere complessi, affinché l’investitore possa assumere decisioni consapevoli.

Forse il vero segnale che arriva da Assiom Forex 2026 non è una corsa al rendimento, ma una ricerca di equilibrio. L’azionario resta centrale, ma la parola chiave diventa consapevolezza.