Le principali Borse europee sono attese su variazioni contenute lunedì in apertura, con gli investitori che si posizionano con prudenza in vista della pubblicazione, prevista per domani, di un indicatore d'inflazione molto seguito negli Stati Uniti e poi dei risultati delle grandi banche più avanti nella settimana.

Verso le 8:15, il contratto "future" sull'indice CAC 40 - consegna fine gennaio - arretra di 7,5 punti a 8.359 punti, mentre i contratti a termine sui mercati finanziari americani si muovono anch'essi in territorio negativo.

Gli operatori sembrano voler prendersi una pausa dopo una settimana molto movimentata, durante la quale gli investitori hanno dovuto digerire l'intervento di Washington in Venezuela, ma anche dati che hanno confermato il rallentamento del mercato del lavoro americano, che ha creato in media solo 49.000 nuovi posti di lavoro ogni mese nel 2025, contro i 168.000 del 2024.

Nella settimana appena trascorsa, il CAC 40 ha guadagnato oltre il 2%, registrando la sua migliore performance settimanale dalla metà di novembre, il che gli ha permesso di segnare nuovi record oltre gli 8.362 punti.

Anche altri grandi indici del Vecchio Continente - come il DAX e lo STOXX Europe 600 - hanno segnato nuovi massimi storici la scorsa settimana, confermando il detto borsistico secondo cui il mese di gennaio è tradizionalmente positivo per i mercati azionari.

A Wall Street, anche i mercati azionari americani hanno chiuso questa prima settimana dell'anno con guadagni medi di oltre il 2%, che si sono tradotti in nuovi picchi per il Dow Jones e il Nasdaq.

Secondo un noto adagio chiamato "effetto gennaio", il primo mese dell'anno è spesso favorevole agli indici di Borsa.

Seguendo questa dinamica ben conosciuta dai mercati, gli investitori che hanno venduto le loro posizioni a dicembre per registrare i profitti tornano sul mercato a inizio anno, creando così una pressione all'acquisto.

"Resto rialzista per quanto mi riguarda, la storia ha mostrato che i record spesso portano ad altri record", ricorda Michael Brown, stratega di Pepperstone.

Tuttavia, il contesto potrebbe tornare a essere più prudente lunedì, alla vigilia della pubblicazione dei dati mensili sui prezzi al consumo negli Stati Uniti, che dovrebbero mostrare che l'inflazione ha continuato a rallentare a dicembre.

Questo rapporto è tanto più atteso in quanto gli ultimi dati avevano mostrato una brusca decelerazione della dinamica dei prezzi a novembre, risultata al 2,7%, ben al di sotto del consenso fissato al 3,1%.

A dicembre, l'inflazione CPI è attesa in aumento al 2,6%, segnalando un miglior controllo dell'inflazione che potrebbe avvicinare la prospettiva di nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

A tal proposito, Jerome Powell, presidente della Fed, è stato oggetto durante il fine settimana di una citazione a comparire ("subpoena") da parte del Dipartimento di Giustizia in merito alla controversia sui costi di ristrutturazione della sede della Fed, una decisione che il banchiere centrale ha attribuito alla sua volontà di non abbassare i tassi d'interesse tanto quanto avrebbe voluto Donald Trump.

Anche se questa controversia non dovrebbe avere impatti a breve termine sulle prospettive di politica monetaria della Fed, riaccende chiaramente il tema dell'indipendenza dell'istituzione con sede a Washington.

L'inizio della stagione dei risultati, che si aprirà domani con i conti di JPMorgan Chase, seguiti da quelli di Bank of America, Citigroup e Wells Fargo mercoledì e poi di Goldman Sachs e Morgan Stanley giovedì, potrebbe anch'esso indurre gli investitori alla prudenza.

Secondo i dati di FactSet, gli analisti si aspettano una crescita degli utili delle componenti dell'S&P 500 dell'8,3% nel quarto trimestre, il che segnerebbe il decimo trimestre consecutivo di crescita degli utili delle società dell'indice.

In Europa, bp e Richemont saranno i primi grandi gruppi a rendere noti i loro risultati finanziari.