Le tensioni in Medio Oriente e il progressivo indebolimento di alcuni indicatori macroeconomici negli USA stanno aumentando l'incertezza sui mercati finanziari globali.

È quanto evidenzia il commento settimanale del Global Credit Team di Algebris Investments, secondo cui il conflitto tra Israele e Iran e i dati economici statunitensi più deboli stanno contribuendo a rendere più complesso il quadro per tassi e asset rischiosi.

Sul fronte macro, i segnali provenienti dall'economia USA indicano un raffreddamento del mercato del lavoro. A febbraio i non-farm payrolls hanno registrato un calo di 92.000 unità, ben al di sotto delle attese, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%. Anche le vendite al dettaglio hanno mostrato un andamento inferiore alle aspettative.

Dopo la pubblicazione dei dati, i mercati hanno rivisto le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve: prima della diffusione delle statistiche il mercato "prezzava a malapena un taglio dei tassi prima di settembre", mentre ora incorpora circa due riduzioni entro la fine del ciclo di allentamento.

Parallelamente, il contesto geopolitico resta un fattore di rischio rilevante per i mercati. "A una settimana dall'inizio del conflitto il quadro resta altamente incerto", osservano gli analisti di Algebris. Dopo una reazione inizialmente contenuta, nel corso della settimana si sono registrate vendite più marcate, in particolare sui tassi e sugli asset con posizionamenti molto concentrati.

Un elemento chiave da monitorare resta lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio globale di petrolio. Secondo gli analisti, le immagini satellitari indicano che "l'attività di trasporto di greggio è già diminuita bruscamente", con un traffico attualmente molto limitato nello stretto.

Ulteriori tensioni potrebbero derivare da eventuali interruzioni della produzione nei Paesi del Golfo o da attacchi diretti a raffinerie e infrastrutture energetiche, che rappresenterebbero "una significativa escalation" con il potenziale di spingere ulteriormente al rialzo i prezzi del petrolio.

Le ripercussioni potrebbero riguardare anche le economie del Golfo. Se da un lato prezzi più elevati del petrolio possono sostenere nel breve periodo le entrate fiscali, dall'altro il deterioramento della percezione di sicurezza nella regione rischia di pesare su settori chiave come il turismo, uno dei pilastri delle strategie di diversificazione economica dei Paesi del GCC.

Secondo Algebris, i mercati finanziari potrebbero inoltre non aver ancora pienamente incorporato questi rischi. "Riteniamo che il mercato mostri ancora una certa compiacenza, soprattutto nel credito", osservano gli analisti, sottolineando che l'allargamento degli spread è stato finora limitato e che l'aggiustamento si è concentrato soprattutto sulla duration e sul tratto a breve della curva europea.

In questo contesto, un aumento persistente dei prezzi dell'energia legato alle tensioni geopolitiche potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche e complicare il percorso di riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve, con il rischio di nuove pressioni al rialzo sui rendimenti statunitensi.