MILANO/PARIGI (Reuters) - Gli AD di banche europee che vagliano operazioni di M&A in una fase in cui vari governi Ue esigono di avere voce in capitolo nella riorganizzazione del proprio settore bancario potrebbero trovare utili spunti nella strategia di Crédit Agricole.

Il gruppo francese si è affermato come attore chiave nella saga del consolidamento bancario italiano, giocando un ruolo nella sorte di Banco Bpm, che UniCredit ha tentato inutilmente di acquisire scontrandosi con l'opposizione del governo italiano.

UniCredit ha sfidato Roma con la mossa su Banco Bpm lo scorso novembre, intervenendo a gamba tesa sul progetto da tempo accarezzato dal Tesoro di un'eventuale fusione tra Banco Bpm e il Monte dei Paschi di Siena.

Per contro, la strategia di espansione paziente e non aggressiva di Crédit Agricole ha trasformato l'Italia, in quasi due decenni, nel più grande mercato del gruppo al di fuori della Francia, generando il 15% dell'utile 2024.

Un approccio coerente basato su un atteggiamento cooperativo nei confronti delle autorità italiane ha reso Crédit Agricole in un interlocutore affidabile per i governi che si sono succeduti, hanno detto a Reuters funzionari governativi e banchieri che conoscono la strategia del gruppo, nonché due fonti interne alla società.

"Per inciso, sia ben chiaro che il governo non guarda alla nazionalità dei banchieri, ma soltanto alla loro capacità di ... raccogliere, tutelare e prestare il risparmio", ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti all'inizio di luglio.

Da fine-2020, la divisione retail di Crédit Agricole in Italia ha incrementato i prestiti alla clientela di circa 15 miliardi di euro. La rete italiana del leader di mercato Intesa Sanpaolo ha ridotto il proprio portafoglio prestiti del doppio, mentre UniCredit lo ha ridotto di circa 22 miliardi di euro, dati di bilancio evidenziano.

Nel rinunciare all'Ops su Banco Bpm la scorsa settimana, UniCredit ha chiamato in causa il governo italiano, dopo che le condizioni imposte da Roma hanno innescato una battaglia legale che ha preoccupato il board della seconda banca italiana.

Anche Crédit Agricole tuttavia ha rappresentato un ostacolo, ha detto una persona direttamente coinvolta nell'operazione, aggiungendo che UniCredit non è riuscita a concordare i termini in base ai quali la banca francese avrebbe offerto la sua partecipazione del 19,8% in Bpm per acquisire una quota di UniCredit.

Crédit Agricole SA, l'entità quotata del gruppo bancario mutualistico, ha chiesto questo mese l'autorizzazione della Banca centrale europea per superare la soglia del 20% in Banco Bpm, affermando che intende salire appena oltre tale livello ed escludendo un'acquisizione totale.

Crédit Agricole, nota anche come "la banque verte" per gli storici legami con l'agricoltura, è partner di Bpm nel settore assicurativo e del credito al consumo. È entrata nel capitale della banca nell'aprile 2022, poco dopo un ulteriore tentativo di acquisizione preparato e abbandonato da UniCredit.

Una volta ottenuta l'approvazione della Bce, la banca francese è destinata ad aumentare la propria partecipazione in Bpm fino a raggiungere una quota di poco inferiore alla soglia obbligatoria di acquisizione del 25%, secondo quanto detto da due persone a conoscenza della questione.

Crédit Agricole, rispondendo a una richiesta di commenti di Reuters, ha rimandato alla sua nota dell'11 luglio, in cui affermava che si sarebbe mantenuta al di sotto di tale soglia.

PICCOLI PASSI

Una strategia dei piccoli passi e' l'unica percorribile, spiegano le due fonti. Ogni mossa piu' ambiziosa sarebbe al momento preclusa dalle relazioni tese tra Italia e Francia su un ampio ventaglio di questioni, dall'immigrazione, alla difesa e i diritti civili, i piani di Roma per il settore bancario e i poteri speciali di cui gode il governo per il controllo delle operazioni societarie per ragioni di sicurezza nazionale.

La banque verte è riuscita mantenere buoni rapporti con governi di diverso orientamento politico concentrandosi sui propri interessi commerciali, cercando accordi di distribuzione con operatori italiani per vendere i propri prodotti e facendo crescere la propria rete attraverso piccole acquisizioni.

"Più tartaruga che lepre", ha detto una delle fonti.

Un decennio dopo il suo ingresso nel retail banking italiano, Crédit Agricole ha acquisito tre piccole banche in crisi in un'operazione di salvataggio durante il governo di centro-sinistra dell'allora premier Paolo Gentiloni. Nel 2021, il governo di Mario Draghi aveva approvato senza condizioni l'acquisizione da parte della banca francese di Creval.

A dicembre Crédit Agricole ha avviato colloqui con il governo di centro-destra italiano prima di aumentare la propria partecipazione in Bpm, in base a quanto riferito all'epoca a Reuters da fonti.

Ora che UniCredit si è ritirata, Banco Bpm ha detto che valuterà alleanze con banche con un modello di business simile.

L'aumento della quota da parte di Crédit Agricole consentirà al gruppo di rimanere un azionista significativo in una Bpm ampliata, in linea con l'obiettivo del gruppo francese di esercitare un'influenza sufficiente a tutelare le proprie partnership commerciali, in base a quanto riferito da due banchieri che hanno familiarità con la questione.

Un ex adviser di Crédit Agricole spiega che la leadership coerente e la cultura aziendale del gruppo hanno permesso di portare avanti con successo una strategia di espansione orientata al lungo termine.

"Sanno che i governi cambiano, ma loro non cambiano. Sono la stessa azienda, con la stessa cultura, le stesse persone: possono aspettare, anche anni, e muoversi quando arriva il momento", commenta.

(Tradotto da Agnese Napoletti, editing by Valentina Za)