UBS mantiene su Eni una raccomandazione "buy" con target price a EUR28,00, indicando un potenziale di rialzo interessante sostenuto anche da una solida remunerazione per gli azionisti.
L'analisi, firmata da Joshua Stone, Henri Patricot ed Ellinor Cederstroem Palliotto, segue una serie di incontri con il management negli USA e mette in evidenza un'impostazione operativa prudente, ma con spazi di miglioramento.
In particolare, gli analisti sottolineano che "l'aggiornamento della guidance sulla produzione del 3-4% deve essere considerato prudente", in quanto non incorpora possibili anticipazioni di asset, tra cui il Venezuela.
Sul fronte degli investimenti emerge una forte disciplina finanziaria: il management, osserva UBS, "non ha mostrato alcuna intenzione di aumentare la spesa oltre il piano nonostante il rialzo dei prezzi", puntando piuttosto su un rafforzamento dell'efficienza nell'upstream.
Tra i principali driver resta il gas, con prospettive favorevoli sugli utili. La banca evidenzia infatti che "vi è un potenziale rialzo degli utili dal GGP", sostenuto da spread più ampi e da una maggiore esposizione ai carichi spot, anche dopo l'avvio del Congo FLNG. A ciò si aggiunge una visione costruttiva sui prezzi del gas europeo, legata alla necessità di ricostituire le scorte.
Dal punto di vista geografico, l'esposizione al Medio Oriente rimane limitata, pari al 2%-3% della produzione, mentre il Venezuela rappresenta una leva potenziale di crescita, sia per il recupero dei crediti sia per l'aumento della produzione nei giacimenti Junin-5 e Corocoro nel medio termine.
L'attività esplorativa continua ad ampliarsi con nuovi pozzi in Indonesia, Libia, Egitto, Angola e Norvegia, mentre resta spazio per incrementare le importazioni di gas via pipeline da Algeria e Libia verso l'Italia.
UBS evidenzia un significativo miglioramento degli utili attesi, con un utile netto stimato a EUR8,6 miliardi nel 2026 rispetto a EUR5,0 miliardi nel 2025, seguito da EUR7,6 miliardi nel 2027.
L'utile per azione diluito è visto salire a EUR2,91 nel 2026 da EUR1,62 nel 2025, mentre il dividendo per azione è atteso in crescita progressiva fino a EUR1,34 al 2030 da EUR1,05 nel 2025.
Anche la produzione è prevista in aumento, a 1,789 milioni di barili equivalenti al giorno nel 2026 da 1,727 milioni nel 2025, con un picco a 1,983 milioni nel 2028.
Sul piano valutativo, i multipli restano contenuti, con un P/E di circa 8,2 volte nel 2026 e un dividend yield compreso tra il 4,6% e il 5,6% nel periodo di previsione.
Dal punto di vista tecnologico, UBS sottolinea i benefici del supercomputer HPC-6, mentre sul fronte strategico viene confermata la crescita nelle attività low-carbon, tra cui rinnovabili e biocarburanti.
Il target price si basa su una combinazione tra approccio SoTP e multipli, utilizzando un EV/DACF di 7,0 volte e assumendo un prezzo del petrolio di lungo termine pari a USD75 al barile. Il rendimento totale atteso è stimato al 21,7%, includendo un dividend yield di circa il 4,7%.
Nel complesso, UBS delinea per Eni un profilo solido, sostenuto dalla crescita della produzione, dalla disciplina sugli investimenti e da una buona visibilità sui flussi di cassa.


















