Si sono viste situazioni peggiori. Con un quinto del capitale detenuto dallo Stato e un altro sesto da associazioni di veterani, il gruppo, che detiene un monopolio di fatto sul gioco d'azzardo in Francia, si è anche diversificato con l'acquisizione dello specialista dei giochi online Kindred, proprietario, tra l'altro, della famosa piattaforma Unibet.

Ora leader europeo nel settore del gioco d'azzardo, realizza ancora i tre quarti del suo fatturato sul mercato francese, mentre i due terzi delle sue attività nazionali e internazionali rimangono regolamentate, senza concorrenza, e un buon terzo riguarda ormai i giochi online.

Nel marzo 2025, MarketScreener osservava che FDJ avrebbe subito un'infelice stretta fiscale. Macchina da soldi troppo perfetta e bersaglio troppo facile per sfuggire alla rapacità dello Stato, quest'ultimo stava infatti prendendo provvedimenti per servirsi direttamente alla fonte attraverso un'aliquota di prelievo più elevata sul prodotto lordo dei giochi.

Accolta con grande disappunto dagli investitori, forse pronti a drammatizzare la situazione, poiché lo Stato rimane azionista del gruppo e probabilmente non è incline a strangolare la gallina dalle uova d'oro, la notizia ha fatto crollare la capitalizzazione di borsa di FDJ del 40% in dodici mesi.

Alla fine dell'anno è stata pubblicata, come di consueto, quando tutte le cattive notizie erano già state scontate, una nota assassina di JPMorgan, che metteva in guardia gli investitori da potenziali revisioni al ribasso delle prospettive di crescita, causate tra l'altro da un inasprimento delle normative sul gioco d'azzardo in Europa occidentale.

A questo proposito si può osservare, forse azzardando un parallelo, che l'inasprimento delle normative non ha mai impedito ai produttori di sigarette di realizzare profitti sempre più elevati e che le prime vittime di tale inasprimento sono senza dubbio gli operatori non regolamentati del settore del gioco d'azzardo, cosa che non vale per FDJ, anzi.

Ecco quindi che il titolo FDJ è ora valutato come un “junk bond”, ovvero con un rendimento da dividendi non lontano da un numero a due cifre. Questo nonostante il gruppo sia ben capitalizzato, gestisca un'attività quasi monopolistica, se non oligopolistica, il suo dividendo in crescita sia perfettamente coperto dai cash-flow e quest'ultimo sia fortemente atteso sia da tutti gli azionisti privati e associativi del gruppo che dallo stato francese.

A questo proposito, non è difficile sostenere che la valutazione del gruppo sembra offrire un punto di ingresso molto interessante.