Ferrari frena in Borsa. Dallo scorso ottobre, in seguito alla presentazione del piano industriale al 2030, il titolo è scivolato da oltre EUR400 a poco sopra EUR300, con una correzione di circa il 25%.

Un movimento atipico per un'azione che, sin dalla quotazione, aveva messo a segno una crescita quasi continua, sostenuta da margini molto elevati, forte potere di determinazione dei prezzi e un posizionamento basato sull'esclusività.

Non si tratta però di una revisione strutturale del giudizio sul Cavallino Rampante, quanto piuttosto dell'ingresso in una fase di maggiore selettività. Il mercato chiede più visibilità sul ciclo dei nuovi modelli, sulla traiettoria della transizione tecnologica e sulla tenuta di multipli che restano particolarmente impegnativi.

Le stime di crescita contenute nel piano 2030 - più 5% per i ricavi e più 6% per l'utile per azione - sono infatti apparse inferiori alle aspettative già incorporate nelle valutazioni di mercato.

In questo scenario, diversi analisti hanno rivisto al ribasso raccomandazioni e target price. HSBC ha declassato il titolo a 'hold', riducendo il prezzo obiettivo a EUR345. Anche Deutsche Bank, UBS, Intermonte, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno limato le valutazioni, richiamando il rallentamento atteso nel 2025 e le pressioni sui margini legate al lancio dei nuovi modelli. Più cauta Jefferies, con un target fissato a EUR310.

Nonostante il raffreddamento del sentiment nel breve termine, il consenso resta costruttivo. Secondo Bloomberg, prevalgono ancora i giudizi 'buy', con un prezzo obiettivo medio di EUR388 e un potenziale upside intorno al 25%.

Il mercato continua dunque a riconoscere la capacità di Ferrari di creare valore nel tempo ma chiede pazienza e maggiore chiarezza sul prossimo capitolo industriale.

Nel frattempo, il contesto competitivo si fa più affollato. Lamborghini prosegue su un sentiero di crescita solida mentre McLaren prepara un rilancio industriale sostenuto da oltre due miliardi di dollari di nuovi capitali e da una strategia che guarda anche ai suv ibridi, entrando in competizione diretta con Ferrari e Lamborghini.

Da Maranello, sotto la guida dell'amministratore delegato Benedetto Vigna, si osserva e si pianifica. Il primo modello elettrico è atteso nel 2026, con volumi contenuti e senza accelerazioni forzate. Una scelta coerente con il DNA del marchio, ma che richiede un equilibrio delicato tra trasformazione e tutela dell'esclusività.

Ferrari ha rallentato in Borsa ma resta sotto osservazione: pronta a rimettersi in corsa in un campionato che si fa sempre più competitivo.