La Borsa di Hong Kong sta attraversando un periodo difficile. Registrando stamattina la settima sessione di ribasso in otto giorni, l'indice Hang Seng è tornato ai minimi da un anno a questa parte. Questo scollamento è ancora più evidente se si considera che gli indici della Cina continentale tengono relativamente bene. E cosa dire dei vicini regionali? Dall'inizio di giugno, il Nikkei è salito del 9%, il Kospi del 5% e il Taiex del 2,85%. Nello stesso periodo, l'Hang Seng ha subito una pesante flessione superiore all'8%.

L'angelo caduto

Per le generazioni nate prima degli anni '90, Hong Kong ha rappresentato a lungo l'unica porta d'accesso praticabile per investire in Asia. Mentre la crescita cinese era in pieno boom, il confronto con gli altri centri finanziari regionali rendeva la scelta scontata.

Il Giappone, innanzitutto, stava sprofondando in una crisi pluriennale. Dopo lo scoppio della bolla immobiliare, solo il settore dell'hardware sosteneva ancora l'economia. Era l'età dell'oro delle console per videogiochi e dell'elettronica di consumo. Tuttavia, sebbene i Pokemon entusiasmassero gli appassionati, l'arcipelago non riusciva a rassicurare gli investitori: il Paese era in forte ritardo nella transizione digitale proprio mentre il mondo entrava nell'era di Internet.

Più a sud, la Corea non aveva ancora raggiunto lo status di attore tecnologico all'avanguardia che conosciamo oggi. Era nota soprattutto per i suoi grandi conglomerati familiari, specializzati in componenti o prodotti di fascia bassa. La brusca battuta d'arresto arrivò nel 1997: l'economia crollò, rendendo necessario un intervento d'emergenza del International Monetary Fund e un massiccio piano di salvataggio.

Di fronte a queste due traiettorie incerte, gli investitori stranieri scelsero senza esitazione Hong Kong. Lungi dall'essere una scelta di ripiego, la piazza finanziaria si impose come l'hub essenziale per gli occidentali che volevano puntare sulla tecnologia e sul futuro asiatico.

Recentemente la situazione si è ribaltata: Corea e Giappone sono diventati sempre più attraenti, mentre la Cina ha perso il suo smalto. Sebbene la tendenza sia in atto da diversi anni, ha subito un'accelerazione recente grazie all'incrollabile entusiasmo degli investitori per l'intelligenza artificiale.

L'effetto AI avvantaggia i vicini, non Hong Kong

Se il Nikkei giapponese, il Kospi sudcoreano e il Taiex taiwanese sovraperformano, è grazie alla loro forte esposizione all'intelligenza artificiale. Gli investitori che puntano sulle infrastrutture AI e sui chip di memoria conoscono bene questi colossi: Samsung, TSMC, SK Hynix, Nec e Advantest.

Purtroppo, nessuno di questi è incluso nell'indice di Hong Kong. Nonostante sia ricca di titoli tecnologici, la piazza finanziaria fatica a restare competitiva a livello globale. Sebbene giganti come Baidu o Alibaba stiano effettivamente sviluppando i propri modelli di intelligenza artificiale, le loro ambizioni restano frenate da un doppio ostacolo: la diffidenza del mercato verso la Cina e le restrizioni degli Stati Uniti sull'accesso ai chip Nvidia all'avanguardia.

A peggiorare le cose, gli indicatori economici di maggio confermano il pessimismo prevalente nella Cina continentale. Le vendite al dettaglio si stanno contraendo su base annua. In mancanza di fiducia nel futuro, le famiglie tagliano le spese e risparmiano massicciamente. Nel frattempo, il settore immobiliare, che ha un peso significativo nell'indice, non mostra ancora segni di ripresa.

Negli Stati Uniti, il Pentagono ha gettato benzina sul fuoco inserendo diversi pesi massimi cinesi, tra cui Alibaba, Baidu e BYD, nella sua lista nera di aziende sospettate di legami con l'esercito cinese. Nonostante le smentite di Alibaba, il titolo è stato immediatamente penalizzato con un calo dell'1% alla chiusura.

L'Hang Seng: per i contrarian

Oggi, se partecipaste a un incontro di investitori ossessionati dalla tecnologia e presentaste il vostro portafoglio spiegando che, per puntare sul tech, state investendo nell'Hang Seng, sareste accolti da sguardi perplessi.

La performance delle borse coreana, giapponese e taiwanese, trainata dai grandi vincitori dell'AI, sembra aver totalmente eclissato la Cina agli occhi dei gestori di fondi. L'Hang Seng è la vittima principale di questa brutale rotazione, creando un'opportunità per gli investitori che amano adottare una visione contrarian sul mercato.