Il cessate il fuoco nel conflitto iraniano, inizialmente previsto fino a martedì, è ora in dubbio in seguito all'annuncio degli Stati Uniti relativo al sequestro di un cargo iraniano che tentava di forzare il blocco americano, una manovra a cui Teheran ha promesso di rispondere. L'Iran ha inoltre comunicato che non parteciperà al secondo round di colloqui che gli Stati Uniti speravano di avviare prima della scadenza della tregua questa settimana.
Nonostante questo scenario, i dati di Kpler hanno mostrato che sabato più di 20 navi cargo -- che trasportavano prodotti petroliferi, metalli, gas e fertilizzanti -- hanno attraversato la zona, segnando il giorno di maggiore attività in questo collo di bottiglia dal 1° marzo.
I mercati non hanno perso del tutto la speranza in una risoluzione del conflitto, dato l'onere economico che il blocco dello stretto comporta per entrambe le parti.
"(Il ripiegamento di lunedì) è l'evoluzione logica dopo i rialzi di venerdì e in attesa della ripresa dei negoziati a Islamabad. È tuttavia ragionevole attendersi un miglioramento del tono nel corso della settimana e, come minimo, un'estensione del cessate il fuoco che termina questo mercoledì", hanno sottolineato gli analisti di Bankinter nella loro nota mattutina.
"Siamo immersi in un processo di normalizzazione in Iran che sarà instabile e irregolare, ma appare ragionevole ipotizzare che il peggio sia ormai alle spalle. In questo contesto, una macro costruttiva e una crescita degli utili in salute forniranno supporto ai listini, che probabilmente evolveranno in crescendo durante la settimana", hanno aggiunto.
Oltre alla geopolitica, i risultati societari e gli indicatori macroeconomici tornano a guadagnare protagonismo. Nell'agenda macro spiccano l'indice di fiducia ZEW in Germania e le vendite al dettaglio negli USA (21 aprile); i sondaggi PMI sull'attività aziendale in Europa e negli Stati Uniti (23 aprile); l'indice Ifo in Germania e la fiducia dell'Università del Michigan negli USA (24 aprile).
Sul piano corporate, la settimana sarà scandita dalla pubblicazione dei risultati. Negli Stati Uniti si segnalano: Northrop Grumman e General Electric (21 aprile); Boeing, AT&T Inc. e Tesla (22 aprile); American Express (23 aprile); e Procter & Gamble (24 aprile). In Europa, l'attenzione si concentrerà su Akzo Nobel (22 aprile); Bankinter, Orange, SAP e STMicroelectronics (23 aprile); ed Eni (24 aprile).
D'altra parte, una delle note di maggiore cautela è giunta dall'Australia, dove il principale istituto di credito commerciale, National Australia Bank (NAB), ha avvertito di una svalutazione di 500 milioni di dollari a fronte delle previsioni secondo cui la guerra incrementerà le sofferenze bancarie. Le azioni di NAB cedevano il 3,6%.
Dopo il rialzo del 2,2% registrato venerdì sulle speranze di una de-escalation in Medio Oriente, alle 07:05 GMT di lunedì l'indice selettivo spagnolo IBEX 35 perdeva 179,90 punti, pari allo 0,97%, attestandosi a 18.304,60 punti, mentre l'indice delle blue chip europee FTSE Eurofirst 300 arretrava dello 0,91%.
Nel settore bancario, Santander perdeva l'1,94%, BBVA arretrava del 2,49%, Caixabank cedeva l'1,43%, Sabadell calava dell'1,25%, Bankinter lasciava sul terreno l'1,23% e Unicaja Banco perdeva lo 0,97%.
Tra i principali titoli non finanziari, Telefónica segnava un +0,13%, Inditex cedeva l'1,20%, Iberdrola si rivalutava dello 0,76%, Cellnex guadagnava lo 0,31% e la compagnia petrolifera Repsol saliva del 3,40% sulla scia del rimbalzo del prezzo del greggio.
(Informazioni di Tomás Cobos; redazione di Benjamín Mejías Valencia)



















