Il traffico riprenderà a Hormuz, chiusura di settimana in rialzo per le Borse europee
In quest'ultima seduta della settimana, i principali listini europei, che avevano scambiato in ordine sparso fino al primo pomeriggio, hanno chiuso in netto progresso, sostenuti dall'annuncio della riapertura dello stretto di Hormuz.
Pubblicato il 17/04/2026 alle 18:05
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Bilancio dell'andamento dei principali indici dall'inizio della guerra
D'altronde, alla vigilia dei primi scambi di colpi tra i belligeranti, il CAC 40 si attestava a 8 580,75 punti, il che significa che non ha ancora recuperato tutte le perdite e accusa tuttora un ritardo dell'1,81%. La situazione è analoga per il DAX 40 di Francoforte, che cede il 2,31% dalla sera del 27 febbraio, o per il FTSE 100, che mostra un ripiegamento del 2,29% nello stesso periodo.
Al contrario, negli Stati Uniti, i principali indici hanno inanellato una serie di sedute in rialzo questa settimana e alcuni, come lo S&P 500 e il Nasdaq Composite, hanno battuto nuovi record storici, mostrando guadagni rispettivi del 3,60% e dell'8% dall'inizio della guerra in Medio Oriente (includendo la solida performance odierna). Da parte sua, il Dow Jones avanza dell'1,15% nel medesimo arco temporale, un bilancio divenuto positivo grazie alla seduta odierna.
I fatti della settimana
Nel corso degli ultimi giorni, i mercati azionari hanno potuto avviare una fase di ascesa, sostenuti dall'arresto delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, dalla speranza che si tenga una seconda sessione di negoziati tra i due Paesi, ma anche dal fragile cessate il fuoco tra Israele e Libano, che potrebbe permettere ai due Paesi di incontrarsi a Washington, una prima volta dopo decenni.
Ma la notizia principale e "market mover" è stata l'annuncio, questo venerdì, da parte del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che lo stretto di Hormuz è ormai "pienamente aperto alla navigazione commerciale". Il responsabile ha precisato che il traffico marittimo utilizzerà le rotte coordinate dall'Organizzazione iraniana dei porti e degli affari marittimi. Questo annuncio giunge nel quadro degli accordi di cessate il fuoco in Libano.
Da parte sua, Donald Trump ha accolto con favore la misura, indicando tuttavia che "il blocco navale resterà pienamente in vigore e mantenuto per quanto riguarda l'Iran, unicamente, finché la nostra transazione con l'Iran non sarà completamente terminata al 100%. Questo processo dovrebbe procedere molto rapidamente, dato che la maggior parte dei punti è già stata negoziata". Ha inoltre aggiunto che "l'Iran, con l'aiuto degli Stati Uniti, ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine marine". Infine, secondo Bloomberg, l'inquilino della Casa Bianca ha anche precisato che l'Iran ha accettato una sospensione illimitata del proprio programma nucleare.
A fronte di queste notizie, i prezzi del barile di petrolio sono in fortissimo calo. Il WTI a New York crolla del 12,70%, a 81,43 dollari, e il Brent del Mare del Nord perde il 9,32%, a 89,20 dollari, tornando sui livelli di inizio marzo, quando gli operatori ritenevano che il conflitto sarebbe stato breve.
La conseguenza è stata immediata sui titoli interessati. I produttori di petrolio hanno subito pesanti vendite, come TotalEnergies che ha perso il 5,25%. Al contrario, per i gruppi di trasporto aereo, i cui costi operativi sono legati per il 30% al prezzo del cherosene, il clima era di festa. Air France-KLM è balzata in particolare del 7,41%.
Sul mercato dei cambi, l'euro risale nei confronti del biglietto verde (+0,18%), scambiando a 1,1804 dollari.
Macroeconomia e microeconomia
Tuttavia, il recente rialzo delle quotazioni dell'oro nero ha avuto, senza sorpresa, ripercussioni sull'aumento dei prezzi. Questa settimana, gli investitori hanno preso atto dei dati sull'inflazione francese e della zona euro, che sono complessivamente cresciuti più del previsto a causa dei prezzi dell'energia e in particolare del petrolio. L'azione delle banche centrali per arginare l'inflazione sarà determinante nei mesi a venire.
La diminuzione delle ostilità e la prospettiva di negoziati tra i diversi attori del conflitto hanno permesso agli investitori di concentrarsi sui fondamentali. Il ritmo delle pubblicazioni societarie inizia ad accelerare. Negli Stati Uniti, diverse grandi banche hanno svelato conti particolarmente brillanti, in particolare Morgan Stanley, Bank of America e JP Morgan.
In Francia, gli investitori hanno preso nota delle controprestazioni dei player del settore del lusso come Kering ed Hermès, che sono stati pesantemente sanzionati dopo la pubblicazione del fatturato del primo trimestre.
Questo venerdì, impossibile non citare il crollo di Alstom, che ha terminato la giornata con un violento ribasso del 27,15%. Secondo i risultati preliminari, il gruppo ha annunciato una flessione del margine operativo, ma soprattutto l'abbandono dell'obiettivo di un cash flow libero cumulato di 1,5 miliardi di euro sui tre esercizi dal 2024-2025 al 2026-2027. Inoltre, la previsione a medio termine di un margine operativo rettificato tra l'8 e il 10% non sarà raggiunta entro l'esercizio 2026-2027.
Sempre in Francia, Bouygues cede questa sera lo 0,19%, mentre Orange ha perso il 5,28%, risultando il ribasso più marcato del CAC 40. Insieme a Free-Groupe iliad, i due operatori di telecomunicazioni hanno presentato una nuova offerta ed entrano in trattative esclusive con Altice France in vista dell'acquisizione di SFR. L'offerta riguarda un importo totale di 20,35 miliardi di euro di enterprise value.




















