Mentre il bull market ha superato i tre anni, Wall Street continua a registrare record, sostenuta principalmente dal tema dell'intelligenza artificiale e da alcuni grandi titoli.
Ciò che cambia quest'anno è che Wall Street non è più in testa alla corsa: dopo diversi anni di sottoperformance, gli indici emergenti hanno assunto la leadership. L'MSCI Emerging Markets è così in rialzo del 30% quest'anno, contro il 15% dell'S&P500.

Una performance che deriva principalmente dagli indici asiatici e, più precisamente, da alcuni titoli presenti in questi indici.
Secondo i calcoli del Financial Times, il 50% dell'aumento dell'Hang Seng quest'anno proviene da sei grandi titoli tecnologici, tra cui Alibaba e Xiaomi.
In Corea del Sud la concentrazione è ancora maggiore. Due titoli (SK Hynix e Samsung) rappresentano il 40% della performance del Kospi, che è anche l'indice più performante dei Paesi sviluppati, con un aumento del 67% dal 1° gennaio.
Il primato della concentrazione spetta al mercato taiwanese, dominato dal peso schiacciante di TSMC e dai suoi quasi 1.300 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. TSMC è responsabile di oltre la metà dei guadagni del TSEC 50 quest'anno.
I mercati asiatici presentano quindi oggi gli stessi difetti di Wall Street: mercati molto concentrati, dove pochi titoli legati all'IA trainano gli indici.
Il rally dei mercati emergenti non riflette quindi tanto la volontà di diversificazione degli investitori, quanto piuttosto l'idea di puntare sul tema dell'IA attraverso altri attori, che sono spesso fornitori delle grandi aziende tecnologiche americane. E con valutazioni leggermente più interessanti rispetto agli Stati Uniti. L'Hang Seng, indice a prevalenza tecnologica, è attualmente valutato 20 volte gli utili, contro le 35 volte del Nasdaq 100.
I mercati americani e gli indici emergenti sono quindi molto legati. Qualsiasi correzione di Wall Street basata sulle preoccupazioni riguardo i livelli di valutazione si traduce in movimenti simili in Asia.


















