ROMA, 3 giugno (Reuters) - A maggio le pressioni sui costi nel settore dei servizi italiano hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi 40 mesi, a causa dell'aggravarsi dell'impatto del conflitto in Medio Oriente.

L'inflazione dei costi di input nell'indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) di S&P Global per il settore dei servizi in Italia è salita a 66,7 da 65,5 di aprile, il livello più alto da gennaio 2023.

Il Pmi complessivo, un indicatore più ampio dell'attività nel settore dei servizi, è sceso a 49,4, al di sotto della soglia di 50,0 che separa la crescita dalla contrazione per il terzo mese consecutivo, dopo il 49,8 registrato ad aprile.

Un sondaggio Reuters condotto su 11 analisti aveva previsto un valore di 49,1.

L'economista di S&P Global Eleanor Dennison ha detto che le pressioni sui costi dei servizi potrebbero aumentare ulteriormente se la guerra in Medio Oriente dovesse protrarsi, mentre "timidi segnali positivi" potrebbero essere individuati negli indicatori relativi all'occupazione e alle prospettive future contenuti nella relazione.

Il sottoindice sull'occupazione è cresciuto a 50,6 e l'indice dell'attività futura è aumentato a 59,5 il mese scorso, rispettivamente da 50,3 e 59,1 ad aprile.

Il Pmi composito, che unisce manifattura e servizi, è rimasto stabile a maggio a 50,4 contro il 50,5 del mese precedente.

Il governo della premier Giorgia Meloni ad aprile ha ridotto le previsioni di crescita economica allo 0,6% per quest'anno e il prossimo, rispetto agli obiettivi precedenti rispettivamente dello 0,7% e dello 0,8%.

Il governo ha previsto un tasso di crescita dello 0,8% per il 2028, il che segnerebbe sei anni consecutivi di crescita inferiore all'1%.

(Tradotto da Agnese Napoletti, editing Stefano Bernabei)