L'Europa dovrebbe nuovamente cedere alle paure di una guerra commerciale
La Borsa di Parigi dovrebbe ancora una volta piegarsi martedì mattina di fronte alle preoccupazioni legate al ritorno delle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, che l'avevano già costretta ieri a perdere quasi il 2% e a cancellare tutti i guadagni realizzati dall'inizio dell'anno.
Pubblicato il 20/01/2026 alle 08:32
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Il mercato parigino aveva ceduto l'1,8% lunedì chiudendo la seduta a 8 112 punti, dopo che la minaccia di Donald Trump di tassare le importazioni dei paesi che si oppongono al suo progetto di annessione della Groenlandia aveva riacceso i timori di tensioni commerciali su larga scala, le cui conseguenze economiche potrebbero rivelarsi devastanti.
Barometro della nervosità degli investitori, l'indice di volatilità VSTOXX dell'Euro STOXX 50 è balzato del 23% nella sola giornata di ieri.
In questo contesto cupo, gli strateghi di Citi hanno annunciato ieri sera di aver deciso di riportare a "neutrale" la loro allocazione di portafoglio sulle azioni europee, ritenendo che la prospettiva di dazi doganali aggiuntivi comprometta lo scenario di una fragile ripresa dell'attività che si stava delineando finora nel Vecchio Continente quest'anno.
Il presidente americano ha acceso ieri sera un'altra potenziale fonte di preoccupazione minacciando di imporre una tassa del 200% su vini e champagne francesi a causa del rifiuto di Emmanuel Macron di partecipare al "Consiglio della pace" promosso da Washington per la ricostruzione di Gaza.
Gli investitori dovrebbero quindi continuare a snobbare le azioni a causa dei timori crescenti che anche Bruxelles possa adottare misure protezionistiche contro gli Stati Uniti.
In una nota pubblicata ieri, i team di Edmond de Rothschild AM avvertono che questa difficile sequenza geopolitica rischia di essere accompagnata da un costo economico potenziale "non trascurabile", dell'ordine dello 0,2% fino allo 0,5% di crescita a seconda dell'intensità della minaccia tariffaria.
"I dati del commercio estero ricordano l'entità dell'interdipendenza transatlantica: quasi 870 miliardi di euro di scambi annuali di beni tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti", sottolinea Michaël Nizard, responsabile della strategia multi-asset della società di gestione parigina.
"L'Europa mostra un ampio surplus nei beni - circa 530 miliardi di euro di esportazioni contro 335 miliardi di importazioni - mentre gli Stati Uniti dominano nettamente nei servizi", precisa.
"Considerando beni e servizi insieme, la relazione rimane nel complesso equilibrata, ma abbastanza ampia da far sì che un'escalation tariffaria abbia effetti immediati sulle catene industriali, sull'inflazione e sugli investimenti", avverte l'analista.
In questo clima di avversione al rischio, che ha penalizzato anche le Borse asiatiche, gli investitori continuano a rifugiarsi nei beni sicuri come l'oro, che sale del 2,4% a 4 719,2 punti raggiungendo nuovi massimi storici.
Il metallo giallo dista ormai solo il 6% dalla soglia dei 5 000 dollari l'oncia, un obiettivo che appare sempre più credibile nel medio termine.
"I metalli preziosi dovrebbero restare l'espressione più chiara del clima difensivo che domina i mercati in questo momento, finché non emergerà un percorso negoziale più chiaro", spiega Ahmad Assiri, stratega di Pepperstone.
I titoli di Stato europei svolgono un po' meno il loro ruolo di bene rifugio in questo contesto geopolitico turbolento, poiché non si è ancora materializzato alcun massiccio arbitraggio a favore dei Bund tedeschi, il cui rendimento a dieci anni scende appena di un punto base al 2,83%, mentre quello degli OAT francesi si allenta di 2,5 punti al 3,41%.
L'avversione al rischio non penalizza più di tanto l'euro, che esce paradossalmente rafforzato dalle tensioni tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia, risalendo fino a quota 1,1670 contro il dollaro.
Wall Street, come le piazze europee, è attesa in netto calo martedì dopo il lungo weekend del Martin Luther King Day, con gli investitori che non hanno più molto appetito per il rischio di fronte al timore di un conflitto commerciale con l'Europa, il che dovrebbe frenare la voglia di proseguire il rialzo delle ultime settimane.
A questo punto della giornata, i "future" sui principali indici di New York cedono tra l'1,2% e l'1,5%.
I timori di una persistenza delle tensioni commerciali potrebbero dunque prevalere sul periodo di pubblicazione dei risultati societari trimestrali, che oggi entrerà nel vivo con i conti di 3M previsti a metà giornata e quelli di Netflix attesi in serata.
La questione delle tensioni commerciali dovrebbe anche relegare in secondo piano le statistiche del giorno, come l'indice ZEW che misura il morale degli investitori e degli analisti tedeschi, generalmente osservato per rilevare eventuali segnali di ripresa economica in Germania.




















