Il mancato accordo lascia in sospeso un cessate il fuoco già di per sé fragile e allontana la prospettiva di una normalizzazione dei flussi petroliferi in Medio Oriente.
Di conseguenza, i future sul Brent L6N40W09V balzavano del 7,3%, toccando i 102 dollari al barile -- un rincaro superiore al 40% da quando la guerra ha interrotto la navigazione lungo questa arteria chiave del commercio energetico mondiale -- riaccendendo con forza i timori inflazionistici.
Gli investitori iniziano a scontare che banche centrali come la BCE o la Bank of England potrebbero vedersi costrette a inasprire la propria politica monetaria, un'inversione a U rispetto alle aspettative di tagli dei tassi che il mercato ipotizzava prima del conflitto.
Tuttavia, alcuni analisti mantengono un moderato ottimismo. Da Bankinter ricordano che la tregua resta in vigore fino al 22 aprile e che il blocco al greggio iraniano "potrebbe accelerare la sua riapertura (riferendosi allo stretto di Hormuz), costringendo l'Iran a raggiungere un accordo attraverso l'asfissia economica".
"In conclusione, come stiamo sostenendo, il processo di pace non sarà esente da tensioni, come quelle che vedremo oggi, ma continuiamo a ritenere che il conflitto rappresenti un 'colpo', ma non un'involuzione del ciclo economico", aggiungono nella loro nota mattutina.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Casa Bianca non escluderebbe attacchi limitati contro l'Iran, sebbene non si fossero registrate offensive nelle ore precedenti l'apertura europea.
Lo stesso Trump ha ammesso L1N40V05E domenica che i prezzi dell'energia potrebbero rimanere elevati in vista delle elezioni legislative di novembre, un riconoscimento insolito del potenziale impatto politico del conflitto.
Dopo essere salito del 3,7% la scorsa settimana grazie al cessate il fuoco tra USA e Iran, alle 07:02 GMT di lunedì, l'indice selettivo spagnolo IBEX 35 perdeva 198,10 punti, pari all'1,09%, attestandosi a 18.006,20 punti, mentre l'indice delle blue chip europee FTSE Eurofirst 300 arretrava dello 0,75%.
Nel settore bancario, Santander perdeva il 2,05%, BBVA arretrava dell'1,50%, Caixabank cedeva l'1,27%, Sabadell calava dell'1,25%, Bankinter lasciava sul terreno l'1,07% e Unicaja Banco perdeva l'1,38%.
Tra i principali titoli non finanziari, Telefónica arretrava dello 0,13%, Inditex cedeva l'1,30%, Iberdrola perdeva lo 0,44%, Cellnex calava dello 0,50% e la compagnia petrolifera Repsol saliva del 2,50%.
(Informazioni di Tomás Cobos; a cura di Benjamín Mejías Valencia)



















