La notizia di un cessate il fuoco di due settimane in Iran ha innescato una marcata ripresa dell'appetito per il rischio sui mercati globali, con effetti evidenti anche sul comparto valutario. Il rafforzamento degli asset rischiosi si accompagna a un indebolimento del dollaro, mentre le principali valute recuperano terreno dopo le perdite registrate a marzo.
Secondo Chris Turner, analista di ING, "gli asset rischiosi stanno rimbalzando mentre le parti coinvolte nel conflitto in Iran si allontanano dal rischio di escalation". In questo contesto, aggiunge, "l'annuncio dell'Iran di garantire il libero passaggio nello Stretto di Hormuz durante la tregua rappresenta la notizia più rilevante della notte".
L'attenzione degli investitori si concentra ora sui flussi di traffico attraverso lo stretto, snodo chiave per il mercato energetico globale. Un eventuale aumento dei volumi, osserva Turner, potrebbe esercitare ulteriori pressioni ribassiste sui prezzi del petrolio e contribuire a invertire le dinamiche stagflazionistiche che hanno caratterizzato l'ultimo mese, segnato da curve dei rendimenti in forte appiattimento ribassista, debolezza azionaria e rafforzamento del biglietto verde.
Nonostante il miglioramento del sentiment, Turner invita alla cautela: "non ci si deve aspettare un'inversione completa delle tendenze di marzo". Un esempio arriva dalla Reserve Bank of New Zealand, che sta valutando un rialzo preventivo dei tassi di fronte a un'accelerazione dell'inflazione trainata dall'energia, segnalando come molte banche centrali possano adottare un tono più restrittivo nel secondo trimestre.
Sul fronte valutario, dopo un calo generalizzato tra il 2% e il 5% contro il dollaro nel mese di marzo, diverse divise stanno recuperando terreno. Le valute più sensibili al ciclo economico e alle materie prime, così come quelle emergenti, potrebbero registrare rimbalzi nell'ordine del 2% dai recenti minimi, mentre le valute a beta più contenuto sono attese in progresso più moderato.
Per quanto riguarda il dollaro, Turner parla di un "ritiro benvenuto", sottolineando come l'indice DXY, dopo un rialzo superiore al 3% a marzo, abbia aperto in calo e possa scendere ulteriormente verso quota 98,50. Tuttavia, "permane troppa incertezza per ipotizzare un completo riassorbimento del rally di marzo", rendendo prematuro prevedere una flessione sotto 98,00.
L'attenzione resta inoltre sulla Federal Reserve: i mercati hanno ricominciato a prezzare tagli dei tassi verso la fine dell'anno, sebbene con aspettative ancora limitate.
Sul cambio EUR/USD, l'euro beneficia del miglioramento del contesto geopolitico, ma secondo Turner difficilmente tornerà rapidamente ai livelli pre-conflitto intorno a 1,1800. "Un'area compresa tra 1,1730 e 1,1750 potrebbe rappresentare il miglior scenario nel breve termine", osserva.
Infine, il renminbi si conferma tra le valute più solide nel contesto recente. La People's Bank of China ha favorito un rafforzamento della valuta con un fixing più basso di USD/CNY, segnale che potrebbe riflettere sia il sostegno alla domanda interna sia un posizionamento strategico come alternativa al dollaro nel lungo periodo.























