Blocco 1: Le notizie fondamentali
Standard Chartered, prima grande banca a offrire il trading spot di bitcoin ed ether
La banca britannica Standard Chartered inaugura un servizio di trading spot su bitcoin (BTC) ed ether (ETH) per i propri clienti istituzionali. Accessibile tramite la sua filiale londinese, questo desk crypto segna una prima assoluta per una banca sistemica globale. Il lancio arriva in un momento in cui la regolamentazione britannica delle cripto-attività sta prendendo forma, con un disegno di legge atteso per la fine del 2025. Standard Chartered spera così di catturare una domanda in crescita, offrendo un accesso sicuro e conforme alle norme per le attività digitali, in un mercato in cui il bitcoin oscilla intorno ai 119.000 dollari.
Stati Uniti: banche autorizzate a conservare criptovalute per i propri clienti
La Federal Reserve, la FDIC e l'OCC hanno pubblicato un quadro normativo ufficiale che consente alle banche di offrire servizi di custodia di criptovalute. Questo passo avanti segna una svolta normativa importante: gli istituti potranno conservare direttamente le chiavi private dei clienti, a condizione che rispettino severi requisiti in materia di sicurezza, conformità e gestione dei rischi. Questo via libera normativo arriva in un momento in cui l'adozione istituzionale del bitcoin sta accelerando. Ma attenzione: nonostante questa apertura, gli esperti ricordano che la detenzione di criptovalute da parte di una banca espone ai rischi classici dei depositari: pirateria informatica, fallimento, congelamento dei beni.
Un misterioso portafoglio del 2011 sposta 2 miliardi di dollari in bitcoin
Mentre il bitcoin continua a battere record, le vecchie balene riemergono. Secondo Arkham Intelligence martedì, un indirizzo inattivo dal 2011 ha trasferito 18.643 BTC, ovvero oltre 2 miliardi di dollari, a Galaxy Digital. Questo portafoglio faceva parte di un insieme che aveva già spostato 8,6 miliardi di dollari all'inizio di luglio. Soprannominato “OG Whale”, questo indirizzo potrebbe appartenere a un ex miner attivo ai tempi in cui il BTC valeva meno di 30 dollari. Se si tratta effettivamente di un cash out dopo 15 anni di attesa, è un ritorno sull'investimento straordinario.
“Crypto Week” negli Stati Uniti: tre leggi importanti in discussione a Washington
La politica americana in materia di criptovalute entra in una fase cruciale. Questa settimana, il Congresso sta esaminando tre importanti progetti di legge: il GENIUS Act, che ufficializza l'emissione di stablecoin private; il Clarity Act, che ridefinisce il ruolo della SEC rispetto alla CFTC nella regolamentazione delle criptovalute considerate “mature”; e l'Anti-CBDC Surveillance State Act, che mira a bloccare qualsiasi creazione di moneta digitale da parte della Federal Reserve.
Blocco 2: L'analisi crypto della settimana
Il secondo trimestre del 2025 segna una svolta nell'adozione istituzionale del bitcoin. Le aziende hanno acquisito 159.107 BTC in tre mesi - un record assoluto - portando le loro disponibilità a 847.000 BTC, pari al 4% dell'offerta totale. Al prezzo corrente, ciò rappresenta 91 miliardi di dollari, spinti dal rialzo del bitcoin oltre i 107.000 dollari alla fine di giugno... prima di raggiungere un nuovo ATH a 112.000 dollari.

Bitwise
Questo boom dell'appetito aziendale (+23% su base trimestrale) non riguarda più solo i giganti delle crypto: 46 nuove aziende hanno fatto il loro ingresso nel mondo bitcoin, portando il totale a 125 società quotate, con un balzo del +58% in tre mesi.

BitcoinTreasuries
Strategy (ex MicroStrategy) ancora in testa
Con 597.325 BTC, Michael Saylor continua la sua maratona rialzista. Grazie all'emissione di debiti convertibili e alla raccolta di fondi in borsa, Strategy moltiplica gli acquisti... e le performance: +52% per il suo titolo da gennaio, molto più avanti del +6,1% dell'S&P 500. MARA Holdings rimane il primo miner aziendale: con 49.940 BTC e un titolo in rialzo dell'11,8% quest'anno, MARA conferma il suo status di leader tra i miner quotati.

MarketScreener
I nuovi operatori che stanno facendo scalpore
- Twenty One: raccolta di 685 milioni di dollari, di cui 450 milioni già investiti in BTC.
- Metaplanet: il gioiello di Tokyo, ormai più scambiato di Toyota o Sony, detiene 13.350 BTC.
- GameStop: l'ex star del meme trading si concede 4.710 BTC per la sua prima mossa nel mondo delle crypto.
- Trump Media: alla ricerca di 2,5 miliardi di dollari per potenziare il proprio stock di bitcoin.
Anche Londra vuole la sua fetta di torta: la London BTC Company, ex Vinanz, ha raccolto 2 milioni di dollari questa settimana per i suoi acquisti di bitcoin, nonostante un'azione in calo (-35% da inizio anno). Una prova che la strategia bitcoin rimane una scommessa... rischiosa ma attraente.
Il rischio nascosto dietro la frenesia delle aziende per il bitcoin: la minaccia della spirale liquidativa
Benché la scommessa sul bitcoin faccia lievitare i bilanci e salire le azioni, nasconde anche un rischio importante: la volatilità. Quando il prezzo del bitcoin crolla, alcune aziende vedono le loro azioni avvicinarsi pericolosamente al valore liquidativo (VL) delle loro riserve di BTC, o addirittura scendere al di sotto di esso.
Il problema? La scomparsa del premio mNAV (Multiplo del Valore Liquidativo) può minare la fiducia degli investitori. Il mNAV misura la differenza tra il valore di borsa di una società e il valore reale delle sue riserve di bitcoin.
In altre parole, il mNAV è un po' come il “premio di fiducia” che il mercato concede a un'azienda rispetto al valore reale dei suoi bitcoin. Se un'azienda possiede 1 miliardo di dollari in bitcoin, ma il suo valore di borsa è di 2 miliardi, significa che il mercato è disposto a pagarla il doppio del valore dei suoi bitcoin.
Perché? Perché gli investitori credono che questa azienda gestirà bene i suoi bitcoin, ne acquisterà altri o che ha un modello che giustifica un prezzo più alto. Quando il mNAV è elevato, l'azienda può facilmente raccogliere fondi, vendere azioni e continuare ad acquistare bitcoin. Ha quindi un vero e proprio “vantaggio competitivo” sul mercato. Quando il mNAV scende a 1 (o sotto), il mercato ritiene che l'azienda non valga più della sua riserva di bitcoin. Nessuno vuole più investire, l'azienda non può più finanziarsi... e se deve vendere i suoi bitcoin per sopravvivere, alimenta il crollo del mercato.
Esempio con Strategy
Dal 2020, Strategy ha incentrato la propria strategia su tre leve finanziarie.
- Debito convertibile: emissione di obbligazioni a basso rendimento, convertibili solo se il titolo sale dal +30 al +50%. Risultato: prestiti massicci, poco diluitivi... a meno che la performance non sia all'altezza.
- Emissione di azioni “At-the-Market”: vendere azioni quando il prezzo supera il mNAV per acquistare più BTC, in modalità DCA corporate.
- Reinvestimento del cash flow operativo: ogni dollaro di liquidità derivante dall'attività storica viene reinvestito nell'acquisto diretto di Bitcoin.
Risultato:
- 250 BTC detenuti (≈ 60 miliardi di dollari)
- Capitalizzazione di borsa: 104 miliardi
- mNAV = 1,7 (ovvero il mercato valuta Strategy 1,7 volte le sue riserve di bitcoin)
Questo premio varia a seconda delle dimensioni, della storia o della diversificazione dell'azienda, ma per Strategy, lo standard storico si aggira intorno al doppio del valore patrimoniale netto.

BREED
Alcuni nuovi operatori si ispirano al modello di Strategy, ma con alcune varianti. Piuttosto che limitarsi a copiare il metodo, lo modificano moltiplicando gli approcci innovativi: scambiano bitcoin con azioni per evitare di generare plusvalenze fiscali, riacquistano società quotate al di sotto del loro valore di cassa per trasformare il loro valore latente in bitcoin, acquisiscono crediti giudiziari legati al BTC, raccolgono fondi tramite operazioni PIPE (Private Investment in Public Equity) o approfittano di nicchie normative.
Una strategia di accumulo molto più aggressiva, pensata per massimizzare l'effetto leva sul bilancio... senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: aumentare lo stock di bitcoin detenuti per azione.
In parole povere, finché il mercato paga più del dovuto per l'esposizione al bitcoin (perché crede nel modello), tutto va bene. Ma se il mercato fischia la fine della partita, la caduta può essere brutale.
Lo scenario peggiore: la spirale infernale dell'mNAV
In questo scenario, tutto inizia con un crollo del prezzo del bitcoin. Quando il prezzo crolla, il famoso premio di liquidità (mNAV) — ovvero la differenza tra la capitalizzazione di borsa di un'azienda e il valore dei suoi bitcoin in riserva — si scioglie come neve al sole. La punizione è immediata: l'accesso ai finanziamenti si complica, gli investitori si fanno rari, i creditori chiudono lentamente i rubinetti.
A corto di liquidità, queste aziende non possono più rafforzare le loro posizioni né rifinanziare il loro debito. La trappola si chiude: alla scadenza dei prestiti o di fronte a richieste di margini, sono costrette a liquidare i loro bitcoin... il che alimenta il calo dei prezzi e accentua la pressione su tutto il settore. Un meccanismo perverso in cui ogni vendita forzata ne precipita un'altra, fino a provocare fallimenti a catena.
Solo le aziende in grado di mantenere un mNAV elevato, ovvero quelle che riescono ad aumentare regolarmente il proprio stock di bitcoin per azione, potranno sopravvivere a questa spirale devastante. Le altre rischiano il riacquisto o il fallimento, al prezzo di una nuova ondata di consolidamento nell'ecosistema.
In questo gioco, Strategy mantiene un vantaggio: il suo modello capitalizza sulla fiducia dei mercati, sulla sua storia di gestione e sulla sua capacità di crescere senza bruciare il proprio capitale. Per i nuovi entranti, copiare non sarà sufficiente. Dovranno innovare, attraverso il loro modello, la loro struttura finanziaria o la loro strategia di crescita, per sperare di giustificare un multiplo elevato sul valore dei loro bitcoin.
Tuttavia, il contesto sta cambiando: l'esplosione degli ETF Bitcoin e l'arrivo dei fondi pensione sul mercato stanno rimescolando le carte. La finanza tradizionale offre ora mezzi diretti di esposizione al BTC, dagli ETF spot ai servizi di custodia istituzional; pertanto, la proposta di valore delle società “proxy Bitcoin” potrebbe perdere attrattiva. E se la domanda di questi titoli diminuisce, il loro premio mNAV si contrarrà, pesando sulle loro valutazioni. La vera domanda è: quali società riusciranno a superare la tempesta senza dover vendere i propri bitcoin sotto pressione? Le strutture troppo indebitate o con una governance carente rischiano il tracollo.
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MarketScreener
Blocco 3: Letture della settimana
Genius Act: this new US cryptocurrency law could pave the way for the next global financial crisis (The Conversation)
Kevin O’Leary: U.S. Must Learn From Bitcoin Miners to Win ‘AI Wars’ (CoinDesk)




























