Emmanuel Macron effettua dal 3 al 5 dicembre la sua quarta visita di Stato in Cina in un contesto di tensioni tra Pechino e l'Unione Europea, in un momento in cui l'ascesa cinese sta sconvolgendo le relazioni commerciali, di sicurezza e diplomatiche a livello globale.

Il presidente francese, che in passato ha cercato di costruire un fronte europeo solido nei confronti della Cina senza tuttavia irritare la seconda economia mondiale, si trova costretto a un delicato esercizio di equilibrio durante questo viaggio, secondo gli analisti.

"Deve chiaramente far capire ai leader cinesi che l'Europa risponderà alle crescenti minacce economiche e di sicurezza provenienti da Pechino, evitando allo stesso tempo un'escalation delle tensioni che potrebbe sfociare in una vera guerra commerciale e in una rottura diplomatica", ha dichiarato a Reuters Noah Barkin, esperto di Cina presso Rhodium Group. "Non è un messaggio facile da trasmettere".

I colloqui rivestono un'importanza particolare in vista del G7 di Evian, previsto per giugno 2026, e mentre la Cina presiederà il prossimo anno il forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico (Apec).

Atteso a Pechino mercoledì sera, Emmanuel Macron inizierà il suo viaggio con una visita alla Città Proibita, prima di incontrare il giorno seguente il presidente Xi Jinping nella capitale, e nuovamente venerdì durante uno spostamento a Chengdu, nella provincia del Sichuan (centro).

Il viaggio avviene in un contesto di forti tensioni commerciali tra Cina ed Europa, mentre le esportazioni cinesi a basso costo nei settori dell'acciaio e del tessile, escluse dal mercato statunitense, penalizzano interi comparti dell'industria europea.

L'Europa è inoltre preoccupata dal boom tecnologico cinese nel settore dei veicoli elettrici e dal dominio di Pechino nel trattamento delle terre rare, elementi che potrebbero minacciare l'approvvigionamento di industrie europee strategiche.

LE ESPORTAZIONI CINESI INCIDONO SULL'INDUSTRIA EUROPEA

Prima di questo viaggio, l'Eliseo ha fatto sapere che il presidente avrebbe sostenuto la necessità di riequilibrare le dinamiche commerciali, invitando la Cina a stimolare la propria domanda interna e a promuovere una condivisione nell'innovazione che consenta all'Europa di accedere alle tecnologie cinesi.

Mentre i dazi drastici imposti dal presidente americano Donald Trump continuano a pesare sulle economie mondiali, la Cina vuole dimostrare la propria apertura agli affari, anche se l'UE esprime preoccupazione per il sostegno di Pechino alla Russia - in particolare sul dossier ucraino - e per la sua politica industriale fortemente sovvenzionata dallo Stato.

La Francia è inoltre un partner chiave della Cina come fornitore di componenti aeronautiche, con gli acquisti di Airbus che offrono a Pechino una leva nei confronti degli Stati Uniti in un contesto di tensioni commerciali, mentre Washington sembra cercare nuovi impegni di acquisto per Boeing.

La Cina, prossima a diventare il più grande mercato mondiale dell'aviazione, ha acquistato dalla Francia motori per aerei per un valore di 2,7 miliardi di dollari quest'anno.

La Francia, i cui costruttori automobilistici realizzano vendite trascurabili in Cina pur subendo forti pressioni per passare all'elettrico sul mercato nazionale, ha sostenuto un'iniziativa della Commissione Europea volta ad aumentare i dazi sulle importazioni di auto elettriche dalla Cina.

Parigi è stata inoltre coinvolta per oltre un anno in una disputa con Pechino relativa a un'indagine sulle importazioni di cognac, misura percepita come una risposta cinese al sostegno francese ai dazi sulle auto elettriche. Qualche mese fa, la Francia ha ottenuto una tregua su questa questione degli alcolici.

TAIWAN, UN TEMA DELICATO

Emmanuel Macron farà attenzione anche a non ripetere gli scivoloni commessi durante il suo ultimo viaggio due anni fa, quando le sue dichiarazioni su Taiwan, rilasciate durante il volo di ritorno, avevano irritato Washington.

"Macron non può permettersi di agire in modo incontrollato come nel 2023", ha affermato Noah Barkin, aggiungendo che quei commenti, in cui sembrava rifiutare di schierarsi tra Cina e Stati Uniti, avevano "dato un'immagine fuorviante del reale orientamento della politica francese nei confronti della Cina".

Consiglieri francesi hanno indicato che Emmanuel Macron incoraggerà uno "status quo" sulla questione di Taiwan e solleciterà la Cina a evitare qualsiasi escalation, mentre recenti dichiarazioni della prima ministra giapponese hanno suscitato l'ira di Pechino.

"Mi aspetto che questa volta sia più disciplinato", dice Noah Barkin. "La posta in gioco è molto più alta per la Francia e per l'Europa".

(Servizio di Michel Rose ed Elizabeth Pineau, con Joe Cash)

di Elizabeth Pineau e Michel Rose