Energia: Il prezzo del greggio è fermo, un po' come i colloqui tra Mosca e Washington sull'Ucraina, che finora non hanno portato a progressi significativi. Kiev continua inoltre a esercitare pressioni sulle infrastrutture energetiche russe. Dopo aver preso di mira due petroliere nel Mar Nero la scorsa settimana, l'esercito ucraino afferma di aver colpito la raffineria di petrolio russa di Syzran. Sempre sul fronte geopolitico, si intensificano le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, che potrebbero perturbare le esportazioni di petrolio venezuelano in caso di intervento americano. Infine, l'OPEC+ mantiene il suo obiettivo di produzione per l'inizio del 2026. Le discussioni sulla capacità produttiva massima dei membri rimangono fonte di conflitti interni. A livello di prezzi, il Brent viene scambiato a circa 62,60 USD, contro i 59 USD del WTI.

Metalli: il rame ha stabilito un nuovo record alla Borsa dei metalli di Londra (LME), raggiungendo i 11.635 dollari la tonnellata. Questo aumento è dovuto all'indebolimento del dollaro e al calo della produzione in Cile, primo produttore mondiale. Dal primo gennaio, il rame ha registrato un aumento di oltre il 30%. Anche l'oro guadagna terreno a 4.205 dollari, beneficiando degli acquisti da parte delle banche centrali, con un acquisto netto di 53 tonnellate in ottobre secondo il World Gold Council. La Polonia e il Brasile si distinguono per acquisti significativi. A più breve termine, il metallo prezioso gode di due importanti fattori di sostegno: il calo del dollaro e l'aspettativa generale di un abbassamento dei tassi di interesse da parte della Fed. Anche l'argento continua la sua sequenza al rialzo e viene scambiato a 58,60 USD.

Prodotti agricoli: il prezzo del grano si stabilizza a Chicago. Il mercato segue da vicino l'evoluzione delle tensioni nel Mar Nero, mentre dal lato della produzione l'offerta mondiale rimane abbondante. Il bushel di grano (contratto marzo 2026) viene scambiato a circa 539 centesimi. La soia cede leggermente terreno (1.128 centesimi al bushel, contratto gennaio 2026), penalizzata dall'assenza di nuovi ordini cinesi. Infine, il mais registra un leggero aumento a 445 centesimi (consegna marzo 2026).

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