Energia: i prezzi del petrolio sono fermi. Letteralmente fermi. Le variazioni settimanali sono rimaste molto contenute per i due riferimenti mondiali. Ne è prova il fatto che il prezzo del Brent è rimasto bloccato tra 68 e 69,7 dollari questa settimana. La causa è da ricercarsi nell'ottimismo che circonda gli accordi commerciali tra gli Stati Uniti e diversi paesi, in particolare il Giappone, e nei possibili progressi con l'Unione Europea, controbilanciato dalle prospettive di un ulteriore aumento dell'offerta mondiale con il ritorno del petrolio venezuelano, finora penalizzato dalle sanzioni americane. Chevron ha infatti ottenuto l'autorizzazione a riprendere le attività in Venezuela, il che potrebbe aggiungere circa 200.000 barili al giorno sul mercato. A livello di prezzi, il Brent viene scambiato a 69 dollari al barile e il suo equivalente americano, il WTI, viene negoziato intorno a 66,40 dollari.

Metalli: gli operatori si preparano a una scadenza importante il 1° agosto, data in cui dovrebbero entrare in vigore nuove tasse, tra cui un dazio del 50% sulle importazioni di metalli, tra gli Stati Uniti e i loro partner commerciali. A Londra, la tonnellata di rame è salita a 9769 dollari (prezzo spot). Parallelamente, il prezzo dell'oro ha ceduto lo 0,3%, attestandosi a 3310 dollari l'oncia. Questo calo è principalmente legato al rafforzamento del dollaro statunitense e al rinnovato ottimismo sugli accordi tariffari tra gli Stati Uniti e l'UE.

Prodotti agricoli: a Chicago, i prezzi del mais e del grano continuano a scendere a causa delle condizioni meteorologiche favorevoli alle colture negli Stati Uniti e nella regione del Mar Nero, che garantiscono un'offerta abbondante. Il bushel di mais viene scambiato a circa 394 centesimi, mentre il grano cede terreno a 538 centesimi (contratto con scadenza settembre 2025).