Energia: Il blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il trasporto energetico globale, ha spinto al rialzo i prezzi del greggio. A 100 dollari per il Brent e 95 dollari per il WTI, i prezzi sono tornati sui livelli visti l'ultima volta nel 2022, prima di ritracciare, rispettivamente, a 90 dollari e a 86 dollari. L'aumento del 2026 è ormai vicino al 70%. Di fronte a questa impennata, l'amministrazione Trump sta cercando di rassicurare il mercato. Washington ha promesso di garantire la sicurezza delle navi attraverso scorte navali e sta valutando di attingere alle proprie riserve strategiche di petrolio. Gli Stati Uniti hanno inoltre concesso deroghe che permettono l'acquisto di petrolio russo stoccato su navi, in particolare destinato all'India. La mossa punta a liberare le scorte galleggianti in Asia per allentare la pressione sull'offerta. Sotto questo profilo, il grande vincitore di questa crisi resta la Russia. Inoltre, l'Arabia Saudita sta riorganizzando l'instradamento di una parte della propria produzione verso il Mar Rosso per evitare il blocco dello Stretto di Hormuz. Ciononostante, i prezzi del petrolio continuano a salire. Gli assicuratori stanno annullando le coperture per le navi in transito nella zona di conflitto, ed è prevedibile che le scorte militari richiedano tempo per essere attivate. Finché i flussi non riprenderanno normalmente attraverso lo Stretto di Hormuz, il premio per il rischio geopolitico continuerà a sostenere prezzi elevati.
Metalli: L'alluminio ha superato la soglia dei 3.400 dollari a Londra, trainato dalle interruzioni dell'offerta in Medio Oriente, prima di ritracciare lievemente. I prezzi sono saliti del 5% la scorsa settimana. La chiusura di una fonderia in Qatar e lo stop alle spedizioni dal Bahrein: i prezzi reagiscono con un deciso rialzo, tanto più che le scorte sono ai minimi dal 2023. Al contrario, il rame è in calo, zavorrato da un rapido accumulo di stock che segnala un eccesso di offerta nel breve periodo. Una tonnellata di rame scambia intorno a 12.900 dollari (prezzo cash) al LME. Tra i metalli preziosi, l'oro si muove in modo irregolare, oscillando intorno a 5.100 dollari l'oncia. Da un lato, l'escalation militare in Medio Oriente sostiene la domanda di oro, considerato un bene rifugio in un contesto di incertezza. Dall'altro, un dollaro forte e rendimenti obbligazionari in aumento pesano sul metallo prezioso, che non offre rendimento. Inoltre, il rincaro del petrolio alimenta i timori d'inflazione, il che potrebbe spingere la Federal Reserve a mantenere i tassi più alti più a lungo.
Prodotti agricoli: Questa settimana i mercati agricoli mostrano andamenti contrastanti. La soia prosegue la sua salita, sostenuta dall'aumento dei prezzi del petrolio (una quota crescente dei raccolti viene utilizzata per produrre biocarburanti), mentre il grano resta sotto pressione a causa dell'abbondante offerta globale. Un bushel di grano tratta leggermente più in alto, intorno a 600 centesimi (contratto maggio 2026).Â

Â
























