Sabato 28 febbraio, gli Stati Uniti hanno lanciato l'operazione "Epic Fury” in Iran. Un nuovo episodio che aggiunge un'ulteriore dose di imprevedibilità e tensione a uno scenario geopolitico già particolarmente teso negli ultimi mesi. In questo contesto, gli asset rischiosi - incluso il bitcoin - sono sotto pressione. Questo sabato il BTC cede quasi il 3%, scambiando intorno a 64.000 dollari. Dopo il -10% di gennaio, si avvia a chiudere febbraio con un calo di circa il 17%. 

BTC/USD
MarketScreener

Bitcoin, la città della paura

Prima di sollevare il coperchio della blockchain di Bitcoin, misuriamo la paura degli investitori. Le ricerche su Google di "Bitcoin going to zero” hanno raggiunto un livello senza precedenti negli ultimi cinque anni. In altre parole, gli investitori crypto - e chi osserva il settore - non sprizzano esattamente fiducia.

"Bitcoin going to zero”
Google Trends

Un altro termometro della paura: il Crypto Fear & Greed Index. Per catturare le emozioni degli investitori crypto, questo strumento combina diversi fattori, con pesi differenti: volatilità (25%), momentum/volumi di mercato (25%), social media (15%), sondaggi (15%), dominance (10%) e trend (10%).

In questo momento, l'indicatore segna 5/100, un livello di paura estrema. Letture simili si sono viste in altri periodi bui della storia del bitcoin: il crollo di FTX, la crisi Covid, il collasso Terra/Luna…

Crypto Fear & Greed Index
Glassnode

Ora entriamo nella blockchain di bitcoin attraverso l'"analisi on-chain” - in altre parole, lo studio dei dati scritti direttamente sulla blockchain (transazioni, movimenti dei wallet, attività dei miner…) per comprendere in tempo reale il comportamento degli investitori e lo stato del mercato.

In profitto o in perdita?

La quota di bitcoin attualmente in profitto è al 53%: quasi la metà. Per calcolarla, si considera la proporzione di bitcoin il cui prezzo all'ultima transazione era inferiore al prezzo attuale. L'ultima volta che questa percentuale era così bassa risale a quando il bitcoin oscillava tra 15.000 e 20.000 dollari dopo il disastro FTX.

Bitcoin in profitto
Glassnode

Un altro dato significativo: dopo prese di profitto costanti dall'avvio degli ETF a inizio 2024, l'inizio di quest'anno segna una svolta dolorosa. Le perdite realizzate stanno ora raggiungendo livelli record, paragonabili a quelli del 2022 durante il crollo di FTX. Nell'ultimo mese, sulla rete sono state registrate perdite realizzate giornaliere tra 500 milioni e 2 miliardi di dollari, periodo in cui il bitcoin è sceso da 90.000 dollari agli attuali 64.000.

Vendite in difficoltà
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L'effetto halving…

Storicamente, l'halving del bitcoin - cioè il dimezzamento della ricompensa in BTC pagata ai miner per ogni blocco validato - ha sempre avuto un impatto positivo sul prezzo. Con l'offerta che si fa più scarsa, se la domanda regge, il meccanismo dovrebbe teoricamente esercitare una pressione al rialzo sul prezzo del bitcoin. L'ultimo halving, nell'aprile 2024, non ha prodotto l'effetto atteso. Da allora, il bitcoin ha segnato solo un guadagno di circa il 3%. Nei cicli precedenti, due anni dopo l'halving, il prezzo del bitcoin era salito dal 400% al 6.800%.

Prezzo del bitcoin in ciascun ciclo post-halving
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I grandi wallet ne approfittano

Dal canto loro, i "grandi wallet” stanno accumulando bitcoin. Il numero di entità che detengono almeno 100 BTC - l'equivalente di 6,4 milioni di dollari - continua a salire, segnale che questi operatori restano fiduciosi sul futuro e stanno sfruttando il calo dei prezzi per costruire posizioni.

Indirizzi con almeno 100 BTC
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Più in generale, osserviamo lo stesso fenomeno dei cicli precedenti: i veterani incassano durante le fasi di rialzo vendendo le loro vecchie monete agli speculatori. Segue poi un calo prolungato, talvolta brusco, durante il quale i nuovi entranti non bastano ad assorbire le vendite. I prezzi scendono, i nuovi arrivati vanno nel panico e vendono in perdita, mentre i veterani - presenti fin dall'inizio del ciclo - ricomprano sotto il prezzo a cui avevano venduto inizialmente. Da dieci anni, l'analisi on-chain offre la stessa lezione, anche se i fattori che alimentano paura e ribassi cambiano da un ciclo all'altro. È diverso questa volta? Ne riparleremo molto presto sulle pagine di Zonebourse. 

In chiusura, un ultimo grafico che potrebbe far riflettere. Storicamente, guardando ai movimenti relativi tra un picco assoluto e un minimo assoluto (Drawdown from ATH), il bitcoin potrebbe ancora scendere. Nei cicli precedenti:

2011: il bitcoin è sceso da 29 a 2 dollari (-93%)
2013-2015: da 1.130 a 210 dollari (-85%)
2017-2018: da 19.000 a 3.200 dollari (-83%)
2021-2022: da 67.500 a 15.800 dollari (-76%)

Dal picco dell'ottobre 2025 a 126.000 dollari, il bitcoin è in calo del 50%.

Se dovesse svilupparsi un ciclo ribassista prolungato - cosa che nessuno può confermare, nemmeno i più abili lettori della sfera di cristallo - e se un minimo dovesse collocarsi tra il 70% e il 75% sotto il massimo storico, il bitcoin potrebbe scambiare in un'area compresa tra 31.000 e 38.000 dollari. Naturalmente, nulla garantisce uno scenario del genere. Ma una cosa è certa: il bitcoin ha già dimostrato che la sua volatilità non ha bisogno di presentazioni e che, da investitore, servono nervi saldi.

Drawdown from ATH
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