La Federal Reserve statunitense potrebbe non concedere al presidente Donald Trump tutti i tagli dei tassi d'interesse che desidera, ma la visione dell'economia delineata dai policymaker nelle nuove proiezioni economiche pubblicate mercoledì dovrebbe comunque rassicurare l'amministrazione. Le previsioni indicano infatti una crescita più rapida, un'inflazione più bassa e una disoccupazione stabile in vista delle elezioni di midterm del 2026.
La Fed, di fatto, potrebbe aver concluso per ora il ciclo di tagli ai tassi, come hanno lasciato intendere il presidente Jerome Powell e gli altri policymaker al termine dell'ultima riunione. Ma questo dipende dal fatto che si prevede che gli Stati Uniti escano da un periodo di volatilità e turbolenze legate a dazi e immigrazione, entrando in un anno caratterizzato da forte produttività, consumi sostenuti e un'inflazione in calo, man mano che l'impatto dei dazi sui prezzi dei beni si affievolisce.
Le proiezioni stabiliscono una solida base per l'arrivo di chiunque Trump sceglierà per sostituire Powell, il cui mandato scade a maggio, ma lasciano potenzialmente poco margine per ulteriori tagli dei tassi nella misura e con la rapidità che Trump sembra ritenere opportune.
L'economia potrebbe comunque mantenere un buon ritmo.
«Voglio davvero lasciare questo incarico al mio successore con un'economia in ottima forma: è questo il mio obiettivo», ha dichiarato Powell nella conferenza stampa di mercoledì, dopo la decisione della Fed di tagliare per la terza volta consecutiva il tasso di riferimento e segnalare una pausa. «Voglio che l'inflazione sia sotto controllo, torni al 2%, e che il mercato del lavoro resti forte».
Quasi un terzo dei policymaker si è detto insoddisfatto del taglio dei tassi deciso mercoledì, secondo le proiezioni, mentre un altro terzo auspica più di un solo taglio il prossimo anno, rispetto alla previsione mediana. Nonostante queste divisioni, che secondo Powell derivano soprattutto da divergenze sull'importanza relativa dei rischi legati all'inflazione o a un mercato del lavoro debole, la maggior parte dei banchieri centrali si attende un 2025 solido.
Il taglio dei tassi di mercoledì «dovrebbe aiutare a stabilizzare il mercato del lavoro, consentendo all'inflazione di riprendere la sua discesa verso il 2% una volta superati gli effetti dei dazi», ha affermato Powell.
Le proiezioni trimestrali mostrano che i prezzi stanno crescendo più rapidamente, i tassi d'interesse sono più alti e la crescita economica è più lenta rispetto a quanto previsto dai banchieri centrali lo scorso settembre, poco prima della vittoria elettorale di Trump a novembre.
Per l'anno prossimo, tuttavia, i banchieri centrali vedono ampi miglioramenti che rappresentano un «atterraggio morbido» per gli Stati Uniti e un allentamento dei timori che l'economia si stesse avviando verso quella che alcuni analisti avevano definito «stagflazione leggera», ossia alta disoccupazione e alta inflazione.
L'inflazione dovrebbe chiudere il 2026 al 2,4% contro il 2,9% previsto per la fine di quest'anno, secondo le nuove proiezioni della Fed, grazie al venir meno della spinta al rialzo dei prezzi dei beni dovuta ai dazi. La crescita economica è attesa in accelerazione al 2,3% rispetto all'1,7% di quest'anno, beneficiando di un rimbalzo dopo la chiusura del governo avvenuta quest'anno.
Il tasso di disoccupazione, attestatosi al 4,4% a settembre, dovrebbe salire leggermente prima di tornare al 4,4% alla fine del 2026.
A sostenere questo scenario, ha spiegato Powell mercoledì, è l'aumento della produttività destinato ad accelerare con l'adozione dell'intelligenza artificiale. La crescita della produttività è stata uno degli argomenti principali a favore dei tagli dei tassi da parte dei funzionari dell'amministrazione, incluso il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett, considerato il favorito per la successione di Powell.
Tuttavia, sebbene il nuovo presidente della Fed possa ereditare un'economia solida, si troverà alla guida di un gruppo che non è affatto convinto della necessità di ulteriori allentamenti di politica monetaria. Anzi, Powell ha ripetutamente sottolineato che l'ultimo taglio dei tassi mette la Fed nella posizione di poter attendere e osservare, ben lontano dall'avallo ai tagli decisi che Trump auspica dal suo futuro presidente della Fed.
Le questioni legate a inflazione e potere d'acquisto, che Trump ha posto al centro della sua campagna presidenziale del 2024, restano irrisolte, mentre il tasso di approvazione del presidente repubblicano sull'economia è in calo. I prezzi alimentari sono aumentati del 2,7% annuo a settembre, contro meno del 2% quando Trump è tornato alla Casa Bianca a gennaio, e l'elevato costo delle case e dei mutui ha reso l'acquisto di una casa irraggiungibile per molti.
Ciononostante, alcuni dei peggiori scenari temuti all'inizio dell'anno, quando i primi dazi del «Giorno della Liberazione» voluti da Trump avevano fatto temere il crollo del commercio globale, una miscela corrosiva di prezzi in crescita e alta disoccupazione e persino una stagione natalizia «annullata», non si sono materializzati.
ELEZIONI DI MIDTERM SOTTO I RIFLETTORI
La Casa Bianca seguirà la situazione con attenzione. Le elezioni di midterm del prossimo novembre determineranno il controllo del Congresso per il resto del mandato di Trump.
Trump e alcuni membri della sua amministrazione hanno accusato i funzionari della Fed di fare politica con le loro proiezioni e con la decisione di sospendere un ciclo di tagli dei tassi che si pensava sarebbe continuato. Il presidente ha citato l'animosità tra lui e Powell, mentre altri hanno indicato la diffidenza degli economisti verso i dazi.
Eppure, i policymaker della Fed sono gradualmente giunti alla conclusione - ancorata anch'essa all'economia convenzionale - che le pressioni sui prezzi derivanti dai dazi sarebbero state cambiamenti una tantum.
Sono anche meno preoccupati di procedere «a fari spenti».
Nel complesso, i policymaker della Fed continuano a vedere rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per l'occupazione - una combinazione difficile che, secondo Powell, spiega le profonde divisioni sulla giusta strada da seguire per la politica monetaria il prossimo anno.
Tuttavia, le proiezioni pubblicate mercoledì mostrano anche che i policymaker sono meno incerti rispetto al passato sulle loro previsioni, in particolare per quanto riguarda l'inflazione, e in generale vedono rischi inferiori sia per l'occupazione che per l'inflazione rispetto ai trimestri precedenti.



















