Come annota questa settimana il Team di Investimento di Algebris Investments, il settore automobilistico globale sta vivendo una fase di profonda revisione strategica e Stellantis ne è diventata, suo malgrado, il simbolo.

Come osserva il team, venerdì scorso il gruppo ha annunciato un drastico "reset" del proprio piano industriale, ammettendo implicitamente che la transizione verso l'auto elettrica è stata impostata in modo troppo aggressivo rispetto alle reali preferenze dei consumatori.

Secondo Algebris, il messaggio emerso è chiaro. Il mercato chiede maggiore flessibilità. L'elettrico resta centrale, ma deve convivere con soluzioni ibride e con motori tradizionali evoluti. Una presa d'atto che ha spaventato gli investitori. Il titolo Stellantis ha perso in Borsa circa il 25% in una sola seduta, trascinando al ribasso anche Exor, principale azionista, con un calo intorno al 5%.

Il cuore dell'annuncio riguarda oneri straordinari per circa EUR22 miliardi, che verranno contabilizzati nel secondo semestre del 2025 e porteranno a una perdita netta preliminare compresa tra EUR19 miliardi e EUR21 miliardi.

Come sottolinea la nota di commento, circa EUR14,7 miliardi sono legati a svalutazioni di investimenti sull'elettrico, tra modelli EV, piattaforme e piani industriali rivelatisi troppo ottimistici, mentre EUR6,5 miliardi riguardano costi di ristrutturazione, in larga parte cash, che saranno sostenuti nei prossimi quattro anni, soprattutto per compensare fornitori e cancellare ordini.

Per rafforzare la struttura finanziaria, Stellantis ha inoltre sospeso il dividendo 2026 e autorizzato l'emissione di fino a EUR5 miliardi di obbligazioni ibride perpetue subordinate. Si tratta, ricorda Algebris, di strumenti a metà strada tra debito ed equity. Offrono una cedola elevata, ma sono perpetui e subordinati, quindi più rischiosi dei bond tradizionali.

L'obiettivo è preservare la liquidità, che resta solida intorno a EUR46 miliardi, evitando una diluizione immediata degli azionisti. In questa fase, osservano gli analisti di Algebris, molti investitori potrebbero preferire i bond all'azione, data l'elevata volatilità dell'equity e la forte dipendenza dal ciclo dell'auto. Exor, intanto, resta sotto pressione e potrebbe essere chiamata a sostenere l'operazione per rafforzare la fiducia del mercato.

Secondo Algebris, il caso Stellantis non è isolato ma si inserisce in una crisi strutturale dell'intero settore automobilistico. Negli ultimi mesi numerosi gruppi hanno rivisto piani e aspettative. Volvo ha rallentato sull'elettrico e tagliato posti di lavoro. Ford e GM hanno ridotto la produzione EV registrando perdite miliardarie. Volkswagen ha annunciato chiusure e tagli per eccesso di capacità.

Anche i grandi fornitori, da Bosch a Lear, stanno ridimensionando gli organici. Le cause sono comuni. Vendite stagnanti, costi elevati per l'EV, fine degli incentivi pubblici e consumatori frenati da prezzi alti e inflazione.

In Europa, nel 2025, il mercato dei veicoli elettrici ha raggiunto oltre il 17% delle immatricolazioni totali. Un dato in crescita ma inferiore alle aspettative iniziali della transizione. Gli ibridi, invece, sono diventati la vera soluzione di compromesso, superando il 43% delle immatricolazioni. Questo scarto ha generato, come lo definisce Algebris, un vero e proprio "EV shock" per i produttori tradizionali, che avevano investito ipotizzando una rapida dominanza dell'elettrico.

Nel frattempo, i costruttori cinesi stanno guadagnando terreno. Brand come BYD, MG e Chery offrono veicoli elettrici e ibridi a prezzi più bassi, con tecnologia competitiva e forte supporto statale. In soli tre anni, la loro quota di mercato in Europa è salita da circa l'1–2% nel 2023 a quasi il 10% nel 2025, superando il 15% nel segmento dei veicoli elettrificati.

Anche i dazi europei, osserva Algebris, non stanno arrestando il fenomeno, complice la localizzazione della produzione sul continente.

La conclusione del Team di Investimento di Algebris è netta. Il "reset" di Stellantis è doloroso nel breve termine, ma riflette una realtà ormai evidente. La transizione all'elettrico sarà più lunga, più costosa e più competitiva di quanto si pensasse solo pochi anni fa, e richiederà modelli industriali più flessibili.

Accanto al settore auto, i commenti settimanali di Algebris Global Credit mettono in luce un contesto macro e politico in rapido mutamento. In Giappone, la netta vittoria elettorale ha consegnato all'LDP e a Takaichi una supermaggioranza di due terzi nella Camera bassa, rafforzando la sua posizione e aprendo la strada a una politica fiscale più proattiva. I mercati hanno reagito positivamente, con il Nikkei 225 in rialzo di circa il 5%, uno yen leggermente più forte e tassi in moderato aumento.

In UK, la Bank of England ha mantenuto i tassi invariati ma con una guidance sorprendentemente dovish. Come evidenzia Algebris, la maggioranza risicata e la retorica del governatore Bailey hanno spinto i mercati a prezzare una probabilità di taglio intorno al 70% già a marzo. La sterlina si è indebolita e i tassi a breve sono scesi di circa 10 punti base, mentre cresce l'incertezza politica attorno al governo Starmer.

Sul fronte europeo, la BCE ha confermato lo status quo, ribadendo un approccio riunione per riunione e dipendente dai dati. Lagarde ha sottolineato l'assenza di un obiettivo sul cambio, anche se, nota Algebris, un euro più forte potrebbe abbassare la soglia per futuri tagli, soprattutto in un contesto di movimenti del dollaro USA più contenuti rispetto al passato.

Infine, in Europa Centrale e Orientale, il quadro resta quello di una disinflazione ordinata e di una crescita resiliente, in particolare in Polonia e Repubblica Ceca. In Ungheria, però, si avvicinano elezioni che potrebbero segnare un punto di svolta.

Per la prima volta da anni, il premier Orbán si trova di fronte a una sfida concreta, con il partito Tisza in vantaggio in alcuni sondaggi. Secondo Algebris, il voto potrebbe trasformarsi in un referendum sul rapporto del Paese con l'Europa, aprendo potenzialmente un nuovo capitolo politico.