Lo Stretto di Hormuz è ancora di fatto chiuso e i prezzi del petrolio rimangono elevati; di conseguenza, molti responsabili politici si sentono costretti ad alzare i tassi di interesse per prevenire un'impennata dell'inflazione trainata dai costi energetici.
Ecco la situazione delle banche centrali delle economie sviluppate del Gruppo dei 10, classificate dal tasso di riferimento più alto al più basso:
1/ AUSTRALIA
Quest'anno la Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi di interesse tre volte fino al 4,35%, il livello più alto del G10, per contrastare uno shock energetico globale, annullando completamente i tagli effettuati l'anno scorso.
La Governatrice Michele Bullock afferma che vi sono segnali che la stretta monetaria stia funzionando come previsto. I mercati prevedono che la RBA rimarrà ferma nei prossimi mesi, ma scontano una probabilità del 75% circa di un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell'anno.
2/ NORVEGIA
Il 18 giugno la banca centrale norvegese manterrà probabilmente invariata la politica monetaria, dopo aver alzato il tasso di riferimento di 25 punti base al 4,25% all'inizio di maggio.
Tale mossa è giunta prima di quanto previsto dagli analisti e in anticipo rispetto ad altre grandi banche centrali, le quali sostenevano che fossero necessari più dati per valutare l'impatto del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
A maggio l'inflazione core annuale della Norvegia è aumentata inaspettatamente, sostenendo le aspettative di un possibile ulteriore incremento dei tassi di interesse quest'anno.
3/ REGNO UNITO
Anche la Bank of England si riunirà il 18 giugno e si prevede che manterrà il tasso principale fermo al 3,75%, livello in cui è rimasto per tutto il 2026.
I mercati scontano pienamente un rialzo dei tassi entro settembre ma, in un segnale di incertezza dei responsabili politici, nell'ultima riunione la Bank of England ha abbandonato la consueta pratica di pubblicare una previsione centrale per l'inflazione e altri indicatori economici chiave.
L'istituto ha invece elaborato tre scenari, il più estremo dei quali potrebbe richiedere un aumento "deciso" dei costi di finanziamento.
4/ STATI UNITI
Gli operatori di mercato prevedono che la Federal Reserve manterrà i tassi invariati nella riunione del 16 e 17 giugno, poiché le pressioni inflazionistiche e i solidi dati economici portano gli investitori a ridimensionare le precedenti aspettative di allentamento monetario.
Dopo il conflitto in Iran i trader hanno rivisto le prospettive, eliminando prima le aspettative di tagli dei tassi e passando poi a scontare un rialzo nel 2026. Attualmente i mercati implicano una probabilità del 60% di un aumento entro la riunione di ottobre.
Gli economisti ritengono che il nuovo Presidente Kevin Warsh, nominato dal Presidente Donald Trump e sottoposto a pressioni per abbassare i tassi, potrebbe avere difficoltà a raccogliere consensi sufficienti per eventuali tagli.
5/ NUOVA ZELANDA
La Reserve Bank of New Zealand non si riunirà prima dell'inizio di luglio, quando i mercati riterranno probabile un aumento dei tassi rispetto all'attuale 2,25% della RBNZ, con ulteriori rialzi nel corso dell'anno.
L'istituto si trova tuttavia in una posizione difficile. Si prevede che l'inflazione salirà ben oltre la sua fascia target compresa tra l'1% e il 3%, mentre il tasso di disoccupazione è ai massimi da un decennio.
6/ CANADA
Mercoledì la Bank of Canada ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,25%, affermando che vi sono pochi segnali di un trasferimento dei maggiori costi energetici su un'inflazione più ampia.
I dati recenti hanno mostrato che l'inflazione è rimasta all'interno della fascia target dell'1-3% della banca centrale, mentre un calo dei dati core ha indicato che la domanda sottostante è ancora debole.
Gli economisti prevedono che la banca centrale manterrà i tassi invariati nel 2026.
7/ ZONA EURO
Giovedì la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse per la prima volta in quasi tre anni, con la speranza di frenare l'inflazione prima che l'impennata dei costi energetici innescata dalla guerra in Iran si diffonda più ampiamente nell'economia della zona euro.
La mossa, ampiamente preannunciata, ha portato il tasso di deposito di riferimento al 2,25%. La BCE ha inoltre pubblicato nuove proiezioni di base per l'inflazione, stimandola al 3,0% quest'anno, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028.
8/ SVEZIA
La Riksbank si riunirà la prossima settimana, ma i mercati non si aspettano variazioni al suo tasso principale dell'1,75% fino a fine anno, dato che l'inflazione sottostante rimane relativamente bassa.
9/ GIAPPONE
Si prevede che la Bank of Japan alzerà il tasso di riferimento a breve termine dallo 0,75% nella riunione della prossima settimana, proseguendo il suo cauto ciclo di rialzi dopo essere uscita dal territorio negativo.
Tuttavia, gli sforzi per dimostrare la propria credibilità nella lotta all'inflazione sono complicati dal ricovero ospedaliero di due settimane del Governatore Kazuo Ueda.
A maggio l'inflazione all'ingrosso in Giappone ha accelerato al ritmo più rapido degli ultimi tre anni, in parte a causa della debolezza dello JPY.
Un rialzo dei tassi potrebbe aiutare in tal senso, sebbene i tassi giapponesi rimangano bassi rispetto alla maggior parte dei Paesi comparabili.
10/ SVIZZERA
Con lo 0%, la Banca Nazionale Svizzera ha il tasso di riferimento più basso del G10; i mercati si aspettano che lo mantenga tale nella riunione della prossima settimana e per il resto dell'anno, dato che l'inflazione è contenuta e il franco forte sta già operando gran parte della stretta necessaria.
I funzionari rimangono cauti nel tornare a tassi negativi ed è probabile che la BNS si affidi maggiormente all'intervento valutario per contenere la forza del franco.

















