In questo panorama ancora segnato dalla diffidenza, un'azienda rappresenta un'evidente eccezione: Ryanair. Vi rimandiamo al nostro articolo del maggio 2025 "Ryanair: chi fa da sé fa per tre", in cui ricordavamo che la compagnia irlandese rappresenta un'eccezione nel panorama aeronautico.
Momento culturale: Nonostante il titolo "Ryanair: nella stratosfera", gli aerei di linea volano per lo più nella troposfera superiore (tra i 9 e i 12 km di altitudine), talvolta al confine con la tropopausa, che è la frontiera con la stratosfera.
Il modello della compagnia irlandese non ha nulla di nuovo, ma la sua disciplina esecutiva continua a produrre risultati spettacolari. Voli point-to-point, aeroporti secondari, flotta omogenea di 612 Boeing 737 e costi unitari tra i più bassi del settore: questa semplicità operativa resta un vantaggio competitivo decisivo. Ha permesso a Ryanair di diventare il primo vettore europeo, con oltre 200 milioni di passeggeri trasportati nell'esercizio 2025, un record assoluto che illustra la solidità della domanda e la pertinenza del suo posizionamento.
La traiettoria per il 2026 appare relativamente leggibile in un contesto che è però volatile. L'obiettivo è ora fissato a 207 milioni di passeggeri, contro 206 milioni in precedenza, sostenuto da consegne Boeing più precoci del previsto e da una forte dinamica nel primo semestre. Le tariffe dovrebbero crescere di circa 7% sull'intero esercizio, in un contesto di offerta ancora vincolata e domanda robusta. Il carburante resta un catalizzatore centrale: Ryanair ha coperto una larga parte dei propri fabbisogni su due anni, il che protegge i margini se i prezzi dell'energia restano contenuti. In caso di distensione geopolitica, di accorciamento delle rotte aeree e di normalizzazione dei flussi commerciali, la compagnia sarebbe tra i principali beneficiari. 
 
I risultati semestrali pubblicati di recente confermano questa lettura. Sono complessivamente in linea con le attese del consenso, con una solida performance operativa. Il dividendo interim si è tuttavia rivelato inferiore alle aspettative, in calo del 13,5% su base annua, malgrado un aumento del 42% dell'utile netto. Questa scelta riflette anzitutto una prudenza dichiarata del management, che privilegia la flessibilità finanziaria in un contesto ancora incerto. L'ipotesi di un payout del 25% sull'intero esercizio resta comunque valida, mentre ci si aspetta una distribuzione più generosa a fine anno. 
Sul piano operativo, la dinamica tariffaria rappresenta il principale motore della crescita. L'aumento del 13% della tariffa media nel primo semestre, segnato da un pieno recupero dei prezzi nel secondo trimestre, combinato con una crescita del 3% dei ricavi accessori, ha consentito un incremento del 9% dei ricavi per passeggero. Questa performance spiega l'essenziale della crescita del 13% del fatturato semestrale, malgrado un aumento limitato del numero di clienti e un tasso di riempimento stabile. 
Dal lato dei costi, le pressioni restano ben individuate. Le spese operative totali sono aumentate del 4%, soprattutto per l'incremento del 14% dei diritti di controllo del traffico aereo e per l'aumento dei costi ambientali. Questi elementi sono stati in parte compensati da coperture efficaci su carburante e dollaro, così che i costi unitari sono cresciuti solo dell'1%. Ryanair resta quindi allineata al suo obiettivo di moderata inflazione dei costi, un punto chiave della sua credibilità finanziaria. 
Grafico Ryanair Holdings plc
Il management continua però ad adottare un discorso molto prudente. Indica un'assoluta assenza di visibilità sul secondo semestre e si astiene dal fornire previsioni di utile annuale, limitandosi ad anticipare una "crescita ragionevole dell'utile netto". Il recupero completo del calo del 7% delle tariffe dell'anno scorso non è garantito, anche se richiederebbe solo un aumento limitato della tariffa media nel secondo semestre. Le prenotazioni per il terzo trimestre sono leggermente superiori a quelle dell'anno passato, ma la volatilità del contesto rende delicata ogni estrapolazione.
Al di là dei numeri, Ryanair continua a beneficiare di tendenze strutturali favorevoli, in particolare su alcuni mercati ancora in ritardo. L'esempio della Germania è particolarmente eloquente. Il mercato dei voli low cost non vi ha ancora ritrovato il livello pre-crisi, con una quota di circa 26% dell'offerta totale, contro una media europea del 36%. Il numero di voli low cost settimanali nell'estate 2025 resta quindi inferiore del 34% rispetto al 2019. Lo spostamento dell'offerta verso aeroporti secondari, dove il low cost supera talvolta il 90% dei voli, corrisponde esattamente al terreno di gioco storico della compagnia irlandese. 
 
L'aereo è già decollato per gli investitori? In parte, senza dubbio. La performance in Borsa riflette già una larga parte del recupero operativo. Ma all'orizzonte 2026, e alla luce degli obiettivi di capacità mantenuti a 215 milioni di passeggeri per l'esercizio 2027 e 300 milioni all'orizzonte 2034, salire a bordo resta ancora una decisione strategica di lungo periodo più che una scommessa speculativa. In un settore aereo sempre discusso, Ryanair continua a essere un caso eccezionale