Questo evento segna il lancio di una versione principale di World ID, il sistema di autenticazione basato sulla verifica biometrica. Rivolgendosi a un pubblico preoccupato di distinguere gli esseri umani dall'IA, Altman ha insistito: "Il mondo si sta dirigendo verso un'era in cui l'IA genera più contenuti di un essere umano", ed è vitale poter chiedere: "Sto interagendo con un'IA o con una persona reale?". È qui che entra in gioco World.

Precedentemente noto come Worldcoin, poi World Network, prima di essere abbreviato in World, il progetto co-fondato da Sam Altman e guidato da Tools for Humanity (TFH) mira a diventare una sorta di livello di identità umana per Internet. Non una carta d'identità tradizionale. Non un account nominativo. Non un passaporto digitale pubblico. Bensì una prova crittografica che consenta a un utente di dimostrare di essere effettivamente un essere umano reale e unico, senza rivelare il proprio nome.

Il problema: Internet non sa più chi è umano

Per trent'anni, Internet si è basato su un'ambiguità quasi congeniale: si poteva essere se stessi, qualcun altro, anonimi, pseudonimi, collettivi o invisibili. Questa plasticità ha permesso espressione e libertà. Tuttavia, ha anche aperto la porta ad account falsi, truffe, bot, farm di clic, manipolazioni e ora deepfake generativi. Con l'IA, il problema ha cambiato scala.

Secondo Deloitte, le frodi finanziarie legate ai deepfake potrebbero raggiungere i 40 miliardi di dollari entro il 2027 solo negli Stati Uniti.

L'Orb: La sfera che trasforma l'iride in prova di umanità

Il cuore del sistema World poggia su un oggetto singolare: l'Orb. Una sfera metallica, futuristica, quasi cerimoniale, che scansiona l'occhio dell'utente. Più specificamente, cattura l'iride, la parte colorata dell'occhio i cui pattern sono estremamente distintivi. Poiché ogni iride è unica, essa può fungere da base per una prova di unicità.

L'Orb
Reuters

Come funziona? L'utente si posiziona davanti all'Orb. La macchina scansiona i suoi occhi. L'immagine dell'iride viene trasformata in un identificatore crittografico unico e anonimo. Questo identificatore diventa un World ID verificato. In teoria, il servizio terzo non sa chi siete. Non riceve il vostro nome, indirizzo, e-mail o volto. Sa semplicemente che dietro l'azione c'è una persona reale e unica, già verificata da World.

L'obiettivo dichiarato non è dire: "Questo è Laurent, nato il tal giorno, residente al tal indirizzo". Piuttosto, l'obiettivo è dire: "Questa interazione proviene da un essere umano unico e non da un bot o da un agente IA non verificato".

Fino ad ora, World si è scontrato principalmente con un problema molto concreto: come convincere milioni di persone a farsi scansionare l'iride? Per molto tempo, ottenere il massimo livello di verifica richiedeva di recarsi fisicamente presso un Orb. Si trattava di un'esperienza restrittiva, insolita, a volte percepita come inquietante. In alcuni paesi, la società ha cercato di incoraggiare la partecipazione offrendo la propria criptovaluta, Worldcoin, ad alcuni iscritti. Ha anche installato i suoi Orb in grandi catene di distribuzione per consentire agli utenti di farsi verificare mentre facevano la spesa o compravano un caffè.

Ora, World sta accelerando. La società ha annunciato un dispiegamento massiccio dei suoi Orb a New York, Los Angeles e San Francisco. Sta inoltre promuovendo un servizio che consente agli interessati di farsi consegnare un Orb a casa per la verifica remota.

Tuttavia, TFH sa che non tutti si sottoporranno immediatamente a una sfera biometrica. Per questo motivo la società sta introducendo diversi livelli di verifica. Il livello più alto rimane la verifica tramite Orb. Al di sotto, World offre un livello intermedio basato sulla scansione anonimizzata di un documento d'identità ufficiale tramite il chip NFC della carta.

E ora, un livello di ingresso molto più semplice: Selfie Check. L'utente scatta un selfie. L'elaborazione è destinata a essere eseguita localmente sul telefono per preservare la privacy dell'immagine. Daniel Shorr, uno dei dirigenti di TFH, insiste: i selfie sono privati per natura e World vuole ottimizzare l'elaborazione locale affinché le immagini rimangano sul dispositivo.

Ma la verifica tramite selfie ha i suoi limiti. World afferma di fare del suo meglio e di disporre di uno dei migliori sistemi sul mercato, ma i truffatori sanno da tempo come aggirare certi meccanismi di selfie. Il livello a "basso attrito" implica quindi meccanicamente un livello di sicurezza inferiore.

Più è facile, più diventa vulnerabile. Più è sicuro, più diventa intrusivo.

Tinder: La prima grande vetrina per i consumatori

Tinder permetterà agli utenti di dimostrare di essere umani e non bot. Questa scelta non è insignificante. Un'app di incontri si basa interamente sulla fiducia. Una foto, un nome, una biografia, pochi messaggi. Tutto dipende dalla convinzione che la persona dall'altra parte esista effettivamente. Tinder aveva già lanciato un progetto pilota di World ID in Giappone l'anno scorso. Con il test presentato come un successo, World annuncia ora un'espansione nei mercati internazionali, inclusi gli Stati Uniti.

Il principio è semplice: un utente verificato può collegare il proprio World ID al profilo Tinder. Appare quindi un badge che indica che si tratta di un vero essere umano. L'app non visualizza necessariamente l'identità civile della persona. Indica solo che il profilo non dovrebbe essere un bot.

Per Tinder, l'interesse è ovvio. Meno profili falsi. Più fiducia. Un'esperienza più rassicurante. Yoel Roth, responsabile della fiducia e della sicurezza presso Match Group, proprietaria di Tinder, ha spiegato che questa partnership è un passo logico per aiutare gli utenti a sapere che la persona all'altro capo del filo è reale.

Da Tinder ai concerti: La stessa logica contro i bot

World sta lanciando una funzione chiamata Concert Kit. L'idea: consentire agli artisti di riservare una parte dei loro biglietti a individui verificati tramite World ID. L'obiettivo: combattere i bot che acquistano automaticamente i biglietti per rivenderli successivamente a prezzi maggiorati.

Il problema è ben noto. Quando un tour ad alta richiesta apre il botteghino, script automatizzati possono acquistare i posti in pochi secondi. I veri fan arrivano troppo tardi. I biglietti riappaiono poi sul mercato secondario a prezzi più alti, spesso esorbitanti.

World propone quindi una soluzione: riservare determinati biglietti a esseri umani verificati. Concert Kit sarebbe compatibile con le principali piattaforme di biglietteria come Ticketmaster ed Eventbrite.

Zoom, DocuSign, Okta: La prova di umanità entra in azienda

World vuole invitarsi anche nel mondo professionale.

Con Zoom, l'obiettivo è contrastare i deepfake nelle videochiamate. Una persona con un World ID può usare il proprio identificatore per dimostrare di essere effettivamente umana, riducendo potenzialmente il rischio che un volto generato dall'IA si spacci per lei durante una riunione.

DocuSign affronta un'altra vulnerabilità: le firme elettroniche. In un mondo in cui un agente IA può redigere, inviare, negoziare o firmare documenti, la domanda diventa semplice: chi c'è effettivamente dietro l'azione? World vuole aggiungere un livello di prova umana a questi processi.

Okta, specialista dell'autenticazione, sta lavorando a un concetto chiamato "Human Principal". Questo mira a verificare che un agente software stia effettivamente agendo per conto di una persona fisica. Ciò anticipa il web automatizzato: domani, gli agenti IA saranno in grado di prenotare, acquistare, rispondere, compilare moduli, negoziare, pubblicare ed eseguire compiti.

Sfide etiche, legali e critiche

Questo massiccio dispiegamento tecnologico solleva tuttavia degli interrogativi. Da un lato, World ID promette di rafforzare la fiducia online (siti di incontri più sicuri, meno deepfake, biglietteria equa, ecc.). Dall'altro, comporta la raccolta di dati biometrici sensibili su scala globale, il che non è privo di controversie.

Diversi governi hanno espresso preoccupazione. Nel 2023-2024, alcuni paesi in Asia e Africa hanno sospeso le operazioni di World, citando rischi legati alla raccolta delle iridi e alla protezione dei dati personali. Alcuni paesi europei l'hanno persino vietata del tutto, ordinando la cancellazione dei dati raccolti. Le autorità temono che un tale sistema possa consentire un "tracciamento globale" delle popolazioni o violare le leggi sulla privacy.

L'informatore Edward Snowden ha criticato World per aver "catalogato i bulbi oculari", sottolineando il rischio di sorveglianza di massa.

TFH si difende evidenziando una rigorosa anonimizzazione (nessun dato personale viene trasmesso) e pubblicando studi che affermano che la popolazione è favorevole (ad esempio, sondaggi di accettazione in Portogallo, Spagna e Corea del Sud). Tuttavia, lo scetticismo rimane: si può davvero "proteggere la privacy" raccogliendo dati biometrici unici su scala globale? I dibattiti legali sulla legittimità di tali dispositivi sono lungi dall'essere conclusi, in particolare in Europa dove il GDPR impone vincoli rigorosi sui dati sensibili.

La cripto Worldcoin

In questo scenario, la cripto Worldcoin — in calo del -50% nel 2024 — svolge principalmente il ruolo di carburante economico della rete. Inizialmente, era destinata a incentivare gli utenti a unirsi a World: ci si fa verificare come essere umano unico, si ottiene un World ID e si può ricevere una parte del token associato al progetto. L'idea: se World vuole creare un'infrastruttura globale di "prova di umanità", deve raggiungere una massa critica. Per raggiungere questa massa critica, la cripto funge da strumento di avvio, quasi come un bonus di iscrizione distribuito ai primi utenti.

Ma la sua utilità non si ferma qui. Il token serve anche ad allineare gli interessi tra partecipanti, sviluppatori ed ecosistema: più World ID viene utilizzato in applicazioni come Tinder, Zoom o DocuSign, più valore acquisisce la rete, e più il token può diventare l'asset economico che accompagna questo livello di identità. In breve, World ID è il tassello dell'identità; Worldcoin è il tassello dell'incentivo. Uno serve a dimostrare di essere umani. L'altro serve a far crescere la rete abbastanza velocemente affinché questa prova diventi uno standard. È anche questo che rende il progetto controverso: World non propone solo una tecnologia di autenticazione, ma piuttosto un'economia completa incentrata sull'identità umana.

Grafico del prezzo di Worldcoin
MarketScreener

In definitiva, il progetto World oscilla tra utopia e distopia. In un mondo digitale saturo di bot e IA ingannevoli, avere un "marchio umano" universale potrebbe migliorare la fiducia. Le grandi aziende sostengono l'iniziativa, convinte che combatta le frodi e rafforzi la sicurezza. Al contrario, affidare un massiccio database biometrico a un'entità privata — anche con garanzie crittografiche — solleva preoccupazioni su controllo e potere. Una vulnerabilità tecnica o un cambiamento politico (inversione legislativa) potrebbero minacciare la privacy di milioni di persone.

I prossimi mesi diranno se World diventerà un livello essenziale di fiducia o un esperimento eccessivamente intrusivo.

Se Tinder lo adotterà ampiamente, il badge "umano verificato" potrebbe diventare un vantaggio sociale. Se Zoom lo integrerà nell'uso professionale, la prova di umanità potrebbe diventare uno standard di sicurezza. Se DocuSign, Okta e gli agenti IA lo abbracceranno, World potrebbe scivolare nel cuore dei flussi di lavoro aziendali.

Ma ogni nuovo caso d'uso porrà la stessa domanda. Vogliamo un Internet in cui gli esseri umani debbano certificarsi per essere creduti? E se sì, a chi affidiamo questa certificazione?

World mira ad affrontare uno dei grandi problemi dell'era dell'IA: distinguere il reale dal sintetico, l'umano dal bot, la presenza dall'imitazione. Ma nel cercare di risolvere questa crisi, il progetto apre un altro dibattito, ancora più profondo: quello del controllo dell'identità umana nel mondo digitale.

L'ultima parola: World non sta solo scansionando le iridi. Sta scansionando un'ansia collettiva. Quella di un Internet dove tutto può parlare, tutto può sedurre, tutto può firmare e tutto può imitare. Ma dove non sappiamo più sempre chi, o cosa, ci sia dall'altra parte dello schermo.