(Alliance News) - Un tassello dopo l'altro, la procura di Milano ricostruisce il risiko che ha portato alla conquista di Mediobanca.
Come scrive la Repubblica mercoledì, su disposizione dei PM, la Guardia di Finanza ha perquisito Andrea Nattino, presidente di Finnat Fiduciaria, considerata dagli inquirenti il principale veicolo attraverso cui Francesco Gaetano Caltagirone avrebbe operato sul mercato.
Nel mirino c'è soprattutto l'acquisto di azioni MPS del 13 novembre 2024, nell'ambito della dismissione di quote da parte del Tesoro, ritenuta dagli investigatori una procedura opaca e ricca di anomalie.
Nattino non è indagato ma gli sono stati sequestrati computer e smartphone. Secondo i PM Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, Finnat avrebbe acquistato per conto del gruppo Caltagirone 44 milioni di azioni MPS a EUR5,9, con modalità e numeri "perfettamente sovrapponibili" all'operazione di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri. Per i magistrati, non si tratterebbe di una coincidenza.
L'indagine ruota attorno alla vendita del 15% di MPS da parte del MEF attraverso una procedura ABB affidata a Banca Akros. Secondo l'accusa, l'operazione avrebbe solo formalmente avuto caratteristiche di apertura e trasparenza mentre, in realtà, sarebbe stata orientata a favorire soggetti già individuati.
Le quote finirono soprattutto a Delfin e al gruppo Caltagirone, che avrebbero agito in parallelo usando rispettivamente Natixis e Finnat come intermediari. Gli investigatori cercano ora di ricostruire la catena decisionale e il ruolo degli uomini di fiducia coinvolti nelle operazioni.
Caltagirone, Milleri e Luigi Lovaglio sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. Per la Procura, quell'acquisto di azioni rappresentava il primo passo di una strategia volta a rafforzare l'influenza su MPS, culminata poi nell'OPS su Mediobanca lanciata nel gennaio del 2025 e nei successivi aumenti di capitale legati all'operazione.
Di Giuseppe Fabio Ciccomascolo, Alliance News senior reporter
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