ROMA (Reuters) - Il governo è disponibile a prendere una quota di Stellantis se gli venisse richiesto.

"Se [l'AD di Stellantis, Carlos] Tavares ritiene che l'Italia debba fare come la Francia, che ha aumentato la sua partecipazione attiva in Stellantis, ce lo chiedano. Possiamo ragionare insieme", ha detto Urso.

Il ministro aveva appena ricordato di aver ricevuto, nell'incontro dei mesi scorsi con l'AD del gruppo automobilistico e con la proprietà, una richiesta specifica per una spinta a far cambiare la normativa Ue sugli Euro 7, che Stellantis riteneva penalizzante, e che questa cosa fosse stata fatta, avendo "ottenuto una inversione di rotta in Europa".

Urso ha anche detto che Stellantis ha confermato l'impegno a raggiungere nel tempo la produzione in Italia di almeno un milione di veicoli, cifra raggiunta l'ultima volta nel 2017.

L'anno scorso il totale è stato di circa 750.000 unità.

L'assetto azionario di Stellantis, nata nel 2021 dalla fusione di Fiat Chrysler e del gruppo francese Psa, vede la Francia con una quota del 6%. La famiglia Agnelli è il maggiore azionista di Stellantis attraverso Exor.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che Stellantis - che oltre che in Francia ha anche importanti attività in America - ha talvolta agito contro l'interesse nazionale.

Lo stesso Urso, quando era all'opposizione, aveva chiesto che la Cdp rilevasse una partecipazione in Stellantis.

Ma lo scorso giugno, il presidente di Stellantis John Elkann ha detto che la società non ha bisogno di aggiungere lo Stato italiano ai suoi azionisti.

Tavares ha dichiarato recentemente che l'Italia spende meno di altri grandi Paesi europei per sostenere lo sviluppo dei veicoli elettrici e che questo approccio sta frenando la produzione.

Oggi in un incontro al ministero Urso ha presentato il nuovo piano di incentivi per l'auto, incentrato anche sulla difesa della produzione della filiera nazionale, che per il 2024 potrà contare su una dotazione di poco meno di un miliardo di euro.

(Giuseppe Fonte, in redazione Stefano Bernabei, editing Francesca Piscioneri)