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La rassegna settimanale di Borsa : Una scelta difficile

09-04-2022 | 12:02
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Ancora indeboliti dalla situazione in Ucraina e dalla valanga di sanzioni contro la Russia, i mercati finanziari hanno perso terreno, nonostante la ripresa di questo venerdì. Le banche centrali hanno smorzato gli entusiasmi, mentre la persistenza delle pressioni inflazionistiche spinge sull'acceleratore per normalizzare le politiche monetarie. La prospettiva di una riduzione dei bilanci e di politiche monetarie più aggressive ha pertanto spinto gli operatori a continuare a vendere, in attesa del via ai risultati trimestrali la prossima settimana.
Variazioni settimanali*
STOXX EUROPE 600
460.97  +0.57%
Grafico STOXX EUROPE 600
S&P 500
4488.28  -1.27%
Grafico S&P 500
NIKKEI 225
26985.80  -2.46%
Grafico NIKKEI 225
GOLD
1945.80$  +1.09%
Grafico GOLD
LONDON BRENT OIL
102.14  -1.02%
Grafico LONDON BRENT OIL
EURO / US DOLLAR
1.09$  -1.54%
Grafico EURO / US DOLLAR
Top/Flop della settimana
  • Twitter (+22%): lo stravagante Elon Musk ha acquisito il 9,2% del capitale del suo social network preferito, che qualche giorno fa accusava di non preoccuparsi abbastanza della libertà d'espressione. Il proprietario di Tesla avrà occasione di far valere il suo punto di vista poiché entrerà a far parte del consiglio d'amministrazione.
  • Verbio (+18%): la leader europea dei biocarburanti, sulla cresta dell'onda da qualche settimana, gode di un aumento del prezzo obiettivo di Hauck & Aufhäuser a 110 EUR.
  • Atlantia (+18%): circolano molte voci sul futuro della concessionaria italiana, proprietà al 33% della famiglia Benetton tramite Edizione. L'azienda avrebbe respinto un'offerta del duo GIP/Brookfield. Tuttavia, secondo alcune informazioni della stampa italiana, Edizione e Blackstone vorrebbero presentare un'offerta d'acquisto a 24 EUR l'azione.
  • HP Inc (+10%): Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett, ha investito 4,2 miliardi di dollari nel gruppo informatico. Una novità che fa sicuramente bene all'azione, che sulla sola giornata di giovedì si è portata a casa il 14%.
  • Sanofi (+8,5%): una bella settimana per il gruppo farmaceutico francese, il cui nuovo medicinale blockbuster Dupixent, ha registrato diverse buone notizie dai due lati dell'Atlantico.
  • Starbucks (-9%): Howard Schultz è tornato al timone ed ha annunciato la sospensione del riacquisto di azioni per "investire maggiormente nelle risorse e nei locali". Tali aspirazioni sociali non sono andate particolarmente a genio ai mercati.
  • Tokyo Electron (-10%): il gigante giapponese dei semiconduttori ha subito un forte calo seguendo la scia dei suoi omologhi americani nel Nasdaq. Dopo un periodo d'oro per le azioni quotate a Tokyo, grazie al ribasso dello yen rispetto al dollaro, la settimana è molto più complicata.
  • Société Générale (-11%): questa settimana assistiamo a un avvilimento dei titoli bancari francesi, soprattutto a seguito della pubblicazione degli ultimi sondaggi per le elezioni presidenziali in Francia che prevedono un secondo turno tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Niente di nuovo, non fosse che lo scarto tra i due tende a ridursi.
  • Affirm Holdings (-17%): questa settimana hanno pesato sul titolo i commenti di diversi analisti. Piper Sandler ha ridotto il suo prezzo obiettivo da 65 a 58 USD l'azione rimanendo neutro. Dal canto suo, MoffettNathanson ha ridotto la sua posizione da Buy a neutra.
  • JetBlue (-18%): la compagnia aerea ha superato l'offerta proposta da Frontier Group per acquisire Spirit Airlines. Quest'ultima discuterà con il nuovo pretendente che propone 3,6 miliardi di dollari contro i 2,9 del rivale. Il mercato rimane scettico poiché si tratta di un prezzo elevato e le complementarità tra le due aziende di trasporti non sono così evidenti.
Grafico Materie Prime
Materie prime

Il prezzo del petrolio ha registrato una nuova settimana in calo situando il prezzo sui 100 USD al barile per il riferimento europeo. Le azioni dei Paesi membri dell'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), che libereranno 60 milioni di barili dal loro stock, sembrano portare i loro frutti. Ricordiamo che gli Stati Uniti si sono impegnati ad attingere dalle loro riserve l'equivalente di un milione di barili al giorno durante sei mesi, ossia un totale di 180 milioni di barili, uno sforzo avente come obiettivo frenare l'aumento del prezzo del combustibile e compensare il calo degli approvvigionamenti di petrolio russo. Parallelamente, gli operatori osservano da vicino l'evoluzione delle misure di confinamento in Cina, sinonimo di una domanda di petrolio ridotta.

Nonostante in Europa si fatichi a ricostituire gli stock e l'offerta continui ridotta a causa dei prezzi elevati dei combustibili e malgrado i turbamenti in Cina, questa settimana il prezzo dei metalli industriali è leggermente calato. Lo zinco, che ha recentemente raggiunto un massimo su 15 anni, è quotato a 4250 USD. Il rame e l'alluminio sono quotati rispettivamente a 10290 e 3345 USD. Per quanto riguarda i metalli preziosi non c'è molto da dire; il prezzo dell'oncia d'oro è infatti stagnante. Il prezzo della reliquia barbara è aumentato lievemente tra i 1920 e i 1940 USD.

Per quanto riguarda le materie prime agricole, la Commissione Europea si aspetta una progressione dell'1,5% della produzione del grano nell'Unione Europea. Se quest'aumento appare modesto, le esportazioni dovrebbero salire di oltre il 20% su base annua. È il risultato dei prezzi elevati, ma soprattutto del declino dell'offerta russa e ucraina sui mercati mondiali. A Chicago, il prezzo del grano è attorno ai 1020 centesimi per bushel.

Grafico Materie Prime
Macroeconomia

Questa settimana le banche centrali americane si sono dedicate a preparare gli investitori a una forte offensiva contro l'aumento dei prezzi. Secondo il mercato, nient'affatto rassicurato dalla situazione, era giunto il momento. La domanda da un milione di dollari è: la Fed sarà in grado di ridurre le misure di sostegno a marce forzate senza rompere la dinamica economica?

La posizione aggressiva della banca centrale, confermata dal resoconto dell'ultima riunione di marzo, ha fatto aumentare i rendimenti obbligazionari. Il debito statunitense viene pagato al 2,71% su 10 anni. Ricordiamo che quindici giorni fa era al 2,15% e un mese fa all'1,97%. I rendimenti delle scadenze a lungo e medio termine si intrecciano, segno di una certa confusione tra gli investitori.

Sul mercato dei cambi, in settimana l'euro ha perso il 2% sul dollaro a 1,0895 USD. Al momento la Fed è molto più bellicosa che la BCE. Ma la più grossa scivolata della settimana va al dollaro che ha ceduto il 10% al rublo, a 76,50 RUB per 1 USD, la metà del minimo registrato un mese fa, a 154 RUB per 1 USD. Un livello pari a prima della guerra in Ucraina.

La gioia dei cripto-investitori è durata poco: sempre legato alle anche del Nasdaq, il bitcoin segue da vicino i segnali di nervosismo dell'indice americano ma, ovviamente, con oscillazioni più importanti. Dopo l'aumento di inizio settimana, a circa 48.000$, la moneta digitale si è alleggerita di più dell'8% e il prezzo è ormai attorno ai 43.000$ nel momento in cui scriviamo queste linee.

La prossima settimana tornano degli importanti appuntamenti economici, in particolar modo l'inflazione americana di marzo (martedì 12), la decisione della BCE sulla politica monetaria e le vendite statunitensi al dettaglio di marzo (giovedì 14).

Grafico di Prezzo
Una scelta difficile
Gli operatori sono nel limbo. Non sanno più se ascoltare Jerome Powell, che mette in guardia sulle conseguenze dell'inflazione, oppure Warren Buffet che è tornato a fare acquisti. L'oracolo di Omaha è infatti da questa settimana il principale azionista di HP, azienda tecnologica nata dalla scissione di Hewlett-Packard nel 2015, con una partecipazione dell'11% nel gruppo. L'investitore americano aveva già acquisito per 11,6 miliardi di dollari Alleghany Corporation, una compagnia assicuratrice, a fine marzo. Sembra piuttosto in vena di acquisti in questo momento, mentre un panico crescente si impossessa sempre di più mercati. D'altra parte, sono sempre più gli strateghi degli investimenti che prevedono una recessione, in un contesto di indurimento delle politiche monetarie delle banche centrali e di continuo aumento dell'inflazione. Cosa succederà nei mercati azionari? Nessuno può veramente saperlo. Nell'attesa, finché i tassi reali (al netto dell'inflazione) rimangono al di sotto dei rendimenti dei mercati azionari, il panico dovrebbe rimanere contenuto.
*La performance settimanale degli indici e delle azioni si riferisce al periodo che va dall'apertura dei mercati il lunedì alla preparazione di questa newsletter il venerdì.
La performance settimanale di materie prime, metalli preziosi e valute si riferisce a un periodo di 7 giorni da un venerdì al successivo, fino alla preparazione di questa newsletter. Tali attività continuano la loro quotazione nei weekend.

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Titoli citati nell'articolo
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