Il brusco calo del dollaro potrebbe attenuarsi a causa dei riacquisti a buon mercato (un modo diplomatico per dire che in realtà non si sa nulla con certezza, ma si fa finta di saperlo), oppure a causa di un discorso di Jerome Powell meno dovish del previsto. In ogni caso, vale la pena notare che la valuta statunitense è tornata in prossimità di un supporto interessante, non solo nei confronti delle principali valute europee, ma anche di quelle scandinave e delle materie prime. Questa pluralità di cluster di indicatori è in genere un buon presupposto per vedere davvero qualcosa di significativo sul mercato forex.

Ad esempio, l'EURUSD si è avvicinato ai massimi del 2023 di 1,1275/1,1290, così come la sterlina britannica a 1,3140. Sebbene un'inversione di tendenza appaia improbabile in questa fase, è legittimo prevedere dei pullback intermedi. A questo proposito, potremmo cercare un primo supporto rispettivamente a 1,1024 e 1,3008. L'USDNOK e l'USDSEK si sono avvicinate (molto) ai loro primi supporti a 10,44 e 10,15/10,11, in un contesto di indicatori anticiclici ipervenduti come l'RSI, che è sceso sotto la soglia del 30%.

Le valute delle materie prime sono invece vicine ai livelli di resistenza: l'aussie e il kiwi stanno testando i livelli di resistenza di luglio rispettivamente a 0,6780/0,6800 e 0,6220. Anche in questo caso, gli oscillatori si trovano in una zona di ipercomprato superiore al 70%. I primi supporti sono a 0,6710/6690 e 0,6130.

Infine, anche lo yen e il franco svizzero potrebbero prendere fiato. L'USDJPY e l'USDCHF non sono più molto lontani dagli estremi del mese, rispettivamente a 141,70 e 0,8430.