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AUSTEVOLL SEAFOOD ASA

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Austevoll Seafood ASA: salmone ma non solo

29-01-2021 | 13:03

Austevoll Seafood è una holding norvegese specializzata nella pesca, che realizza la maggior parte dell'attività con il salmone attraverso la filiale Leroy Seafood, la quale compare sul podio dei principali attori della filiera mondiale. Le altre divisioni si dedicano alla pesca di pesce bianco e alla pesca pelagica (alice, sardina, sgombro…). "AUSS" è presente su tutta la catena di valore del settore, dalla cattura alla distribuzione, passando per l'uso delle parti non nobili per produrre farina e olio di pesca che servono ad alimentare allevamenti, l'industria agroalimentare e della salute.

Se la Norvegia è tra i supercampioni mondiali delle esportazioni, è soprattutto grazie alle proprie risorse petrolifere e di gas, ma anche ai prodotti marini. Per quanto possa apparire sorprendente, nelle classifiche mondiali di esportatori di pesce e altri crostacei c'è soltanto la Cina a superare il piccolo Paese europeo. Tale successo si deve al salmone dell'Atlantico che ha vissuto un boom spettacolare dall'inizio del millennio, a tal punto da diventare uno dei prodotti marini più apprezzati sul mercato mondiale, soprattutto nei Paesi occidentali. Solo il vecchio continente rappresenta il 50% della domanda globale, ben lontano dagli Stati Uniti con il loro 20% circa del mercato. Gli impianti di acquacoltura norvegesi assicurano circa la metà dell'approvvigionamento planetario grazie a condizioni di allevamento privilegiate e – per il momento – senza eguali. 

Salmone

Chi produce salmone nel 2019? (Fonte: Bank of America Merrill Lynch)

In quest'industria il clima e i chilometri di costa selvaggia costituiscono un vantaggio non indifferente. Ciò spiega probabilmente perché il Cile sia il principale rivale della Norvegia. L'industria dell'acquacoltura del Paese latinoamericano è in fase di ripresa dopo aver subito due calamità che l'hanno messa in ginocchio: l'anemia infettiva del salmone nel 2007 e un'invasione di microalghe nel 2016. L'eterno outsider può contare su un buon ancoraggio in America del Nord. Ma il salmone del Cile ha molta più difficoltà a raggiungere l'Europa a causa di un prodotto molto meno qualitativo, della resistenza europea ai prodotti surgelati, dei trattamenti sanitari denigrati e delle questioni logistiche legate alla distanza e all'organizzazione degli sbocchi.

Nei ristoranti sofisticati, il salmone non è che un prodotto di base. I produttori devono assicurarsi che i loro prezzi siano competitivi riducendo al massimo i costi, che non comprendono solo le spese per il funzionamento degli impianti di acquacoltura, facilmente intuibili, ma anche spese veterinarie e alimentarie specifiche. La filiera norvegese eccelle da un punto di vista logistico e commerciale e i principali attori sono ormai ben strutturati.

Tuttavia l'ambiente è un po' cambiato sul mercato del salmone che non è più così dinamico come negli ultimi anni. Probabilmente ha anche perso un po' dell'aura che, grazie a un pizzico di furbizia e marketing, gli aveva permesso di farsi passare per un settore "premium", ciò che è effettivamente, ma su una parte minoritaria della produzione. A livello globale bisogna aspettarsi una tranquilla progressione del mercato con la crescita della popolazione e la buona fama di cui godono i prodotti del mare nell'ambito della salute. Gli attori norvegesi coltivano un'immagine di qualità che il consumatore restituisce accettando di pagare il prodotto a un prezzo generalmente elevato. Tuttavia, ed ecco la fondamentale differenza con un'industria "premium", tali prezzi conoscono importanti fluttuazioni. Mentre dieci anni fa erano sui 30 NOK (circa 2,90 EUR) il chilo, tra il 2016 e il 2019 hanno raddoppiato per mantenersi attorno ai 60 NOK il chilo, soprattutto a causa del calo dell'offerta dovuto all'aumento della mortalità in Cile, ma anche in Norvegia, dove imperversava il pidocchio del salmone. Nel 2020, anno particolarmente atipico, sono regrediti a 55,50 NOK in media, dopo aver conosciuto fluttuazioni record (77 NOK a gennaio a 43,70 NOK a novembre). Il 2021 inizia su livelli abbastanza deboli, attorno ai 45 NOK il chilo, ma gli specialisti ritengono che quest'anno sia possibile un ritorno sui 60 NOK.

In tale contesto, il gruppo familiare Austevoll Seafood appare ben armato per rimanere tra i leader del settore, tanto che i livelli di valorizzazione attuali sono molto buoni, dopo due complicate annate in Borsa. La traiettoria dei risultati mostra che l'industria non è affatto a riposo, come si evidenzia dal margine operativo di Austevoll che, dal 18,8% nel 2018, è indietreggiato al 12,5% nel 2019. Secondo gli analisti che seguono il caso, ha probabilmente toccato il punto più basso nel 2020, prima di un rimbalzo previsto a partire da quest'anno. Se le previsioni sono corrette, il prezzo è inferiore a 10 volte i risultati del 2021, con un buon indebitamento per quanto riguarda l'EBITDA. Da quest'anno il bilancio è inoltre destinato ad alleggerirsi dopo la campagna di crescita esterna che ha permesso di diversificare l'attività.

Qui produisait du saumon en 2019 ? (Source Bank of America Merrill Lynch)

Austevoll è lontana dai suoi migliori livelli in Borsa

Austevoll è lontana dai suoi migliori livelli in Borsa

Affrontiamo inoltre la specificità di Austevoll rispetto ai suoi compatrioti: la presenza su tutta la catena di valore della filiera. Certamente sul salmone, attraverso la partecipazione del 52,7% in Leroy Seafood, ma anche sui pesci bianchi e pelagici, nonché sulla nutrizione e sull'olio. Non sorprende che il mercato valorizzi essenzialmente il blocco di controllo di Leroy Seafood, essendo la filiale già quotata. È invece poco protagonista il resto del portafoglio che tuttavia permette ad Austevoll un controllo dei costi superiore alla media settoriale. Può essere un catalizzatore per l'avvenire, anche se gli esperti di questo tipo di struttura sanno bene che una svalutazione di holding è inevitabile.  

Eccoci con il quadro globale. Abbordiamo adesso le questioni spinose. Poiché nell'industria del salmone non è tutto… rosa. Abbiamo già menzionato la minaccia biologica che ha bisogno di un sempre maggiore controllo veterinario che espone il settore a un rischio di immagine in stile "pollo agli ormoni". Il salmone cileno ne ha peraltro fatto esperienza: tra i primi risultati di Google vi sono più controversie che ricette di cucina. Fino a oggi il salmone norvegese ha preservato la propria immagine. Da notare anche che i margini fluttuano notevolmente in funzione dei costi e dei prezzi di vendita. Come in ogni settore insomma, ma nella fattispecie con un'ampiezza molto marcata. A ciò si aggiungono le variazioni della corona norvegese rispetto all'euro, da tenere sotto controllo, almeno per identificare l'inizio dei movimenti di ampiezza. Infine, vi è anche una spada di Damocle sospesa sul settore con due inchieste antitrust in corso negli Stati Uniti e in Europa. Le potenti produttrici norvegesi si sono forse riunite in qualche fiordo norvegese in una notte senza luna per creare un cartello vichingo? Sostengono di no. Ma la minaccia esiste e la procedura è pendente dai due lati dell'Atlantico.

Tutti questi rischi sono chiaramente identificati e ben documentati. Lo è anche l'ultimo che citeremo, ma con conseguenze ancora vaghe. Si tratta dello sviluppo di impianti terrestri, da qualche anno una specie di spauracchio per l'industria. Il settore del salmone possiede storicamente elevate barriere d'entrata, per questioni climatiche, regolamentari e di catena logistica. L'arrivo di una nuova generazione di attori capaci di evitare in parte i vincoli geografici è una reale minaccia. Fin qui non si è ancora materializzata, tuttavia arrivano sul mercato metodi di produzione più funzionali. D'altronde un altro attore norvegese, Grieg Seafood, è la prima tra le grandi del settore a fare il grande passo verso un impianto terrestre dove verranno allevati sia salmoni per il ripopolamento marittimo che salmoni destinati alla vendita, senza passare per l'immersione in ambiente naturale. Tali impianti terrestri saranno capaci di produrre un salmone di qualità a costi che minacceranno gli attori in gioco e a squilibrare il rapporto tra domanda e offerta? Questa è la domanda da un miliardo di euro. 

Nell'attesa, lo scenario di investimento su Austevoll poggia su due pilastri. Innanzitutto un livello di valorizzazione modesto rispetto agli standard storici della società. A livello di rapporto prezzo/utili previsto, 10 volte inferiore al risultato del 2021, mentre la media degli ultimi due anni è a 12,2 volte. E sul piano del ratio EV/EBITDA, che dovrebbe passare sotto le 4 volte, contro 5,6 volte in media su dieci anni. Questa ragionevole valutazione, oltre a una ripresa ciclica dell'attività per quest'anno e l'attenuarsi degli effetti della pandemia, dovrebbe permettere ad Austevoll di comportarsi bene. Tutto ciò conferma l'ingresso del titolo nel Portafoglio Europa PEA di MarketScreener.


© MarketScreener.com 2021
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Capitalizzazione (USD)
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Fatturato (NOK)
23 341 679 000
Fatturato (USD)
2 790 731 141
Numero di dipendenti
6 507
Fatturato / Dipendente (NOK)
3 587 164
Fatturato / Dipendente (USD)
428 881
Flottante
42,2%
Capitalizzazione flottante (NOK)
8 893 299 399
Capitalizzazione flottante (USD)
1 063 045 373
Scambio medio 20 sessioni (NOK)
15 845 219
Scambio medio 20 sessioni (USD)
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Vendita
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