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Partecipate: le poltrone vacanti (Mi.Fi.)

04-07-2022 | 09:09

ROMA (MF-DJ)--Con i 5 Stelle in maggioranza oppure fuori la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale. Nel Palazzo è questa la convinzione anche dopo le turbolenze dell'ultima settimana innescate dalle frasi attribuite al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e smentite in modo netto, su ipotetiche richieste a Beppe Grillo di estromettere Giuseppe Conte da capo politico e presidente dei pentastellati. Il bailamme politico che ne è scaturito ha inseguito il premier all'estero, fino al vertice G7 di Elmau in Germania e fino al summit Nato di Madrid.

Dopo la scissione capitanata dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, tra le file M5S serpeggia l'idea dello strappo. Uscire dal governo e dare soltanto appoggio esterno alla maggioranza, pur consapevoli di aver meno poter contrattuale di quanto, ad esempio, poteva avere nel 1996 Rifondazione comunista sul governo Prodi. I numeri sono a supporto di queste indicazioni. A Palazzo Madama, dove di solito cadono i governi, senza i 62 senatori grillini, Draghi può contare su un sostegno ben superiore alla maggioranza assoluta. Per le cronache, ricevuto al Colle dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Conte avrebbe comunque escluso l'ipotesi dell'appoggio esterno. E anche Draghi, di ritorno dai vertici internazionali, ha ribadito al capo dello Stato la volontà di proseguire.

Senza l'M5S, scrive Milano Finanza, questo governo non esisterebbe e non esiste, ha voluto sottolineare Draghi in conferenza stampa. Ha anche detto non vedersi premier con una maggioranza diversa dall'ampia alleanza che va dall'M5S alla Lega. Parole che arrivano anche alle orecchie di quanti all'interno del Carroccio sembra accarezzare uno smarcamento dalla maggioranza, imputandolo non tanto alle posizioni di Draghi, ma alle iniziative parlamentari di Pd e M5S a favore dei diritti civili, dal diritto di cittadinanza per i minori stranieri residenti in Italia, in base alla frequenza di un ciclo scolastico, alla cannabis. Nel Palazzo l'impressione è che se qualcuno può avere la possibilità di strappare più che l'M5S questo è proprio l'ex presidente della Banca centrale europea. "Questo è l'ultimo governo di legislatura in cui sono premier", ha risposto in conferenza stampa. Nel qual caso, comunque, la legislatura proseguirebbe, commenta un parlamentare.

Non con Draghi a Palazzo Chigi, ma con qualcuno a lui vicino, ipotizzando un ruolo di traghettatore per il ministro dell'Economia, Daniele Franco, o per una figura con le stesse caratteristiche. La volontà sarebbe quella di andare avanti per mettere al sicuro i prossimi impegni legate alla scadenze de Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Le date. La diciottesima legislatura, iniziata il 23 marzo 2018 terminerà il 22 marzo del prossimo anno. Senza scioglimento tecnico anticipato, quindi lavorando fino all'ultimo giorno disponibile il rinnovo del Parlamento potrebbe avvenire tra il 7 e il 28 maggio. Occorre poi considerare i tempi per far nascere un nuovo esecutivo a seconda dell'esito del voto (per il governo Conte I furono necessari oltre due mesi). Stante che il Paese non può restare senza un governo in carica, Draghi o l'eventuale traghettatore si troverebbero a gestire i traguardi del Pnrr da portare a termine entro il marzo, se non addirittura entro giugno. Restando in carica nel corso della prossima primavera, potrebbe quindi spettare al governo Draghi la scelta dei vertici delle partecipate pubbliche in scadenza con l'approvazione del bilancio 2022. Su questo schema scommettono in molti, soprattutto chi vorrebbe avvalersi dell'esperienza Draghi anche dopo il 2023.

Chiusa l'ultima tornata di cda con l'indicazione di Bernardo Mattarella per la poltrona di ad di Invitalia, ponendo fine alla lunga gestione di Domenico Arcuri nella partecipata di Via Calabria, durata 15 anni, il prossimo anno la partita riguarderà alcuni dei pezzi più pregiati delle controllate di Stato e delle grandi quotate: Eni, Enel, Leonardo, Poste, Enav, Terna. Negli ultimi mesi l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha svolto il ruolo di ministro degli Esteri ombra, accompagnando il premier e Di Maio, nelle missioni per diversificare le forniture di gas, così da affrancarsi dalla dipendenza dalla russa, scesa al 25%. In Leonardo, Alessandro Profumo ha dalla sua l'essere soltanto al secondo mandato (Descalzi in Eni e Francesco Starace in Enel sono già al terzo). In più uno dei papabili a prenderne il posto, Giuseppe Giordo, è restato scottato dal caso Colombia e dalle negoziazioni parallele che avrebbero coinvolto l'ex premier Massimo D'Alema per la fornitura di armamenti nel paese sudamericano. In Enav Paolo Simioni è invece al suo primo mandato, ha lanciato il nuovo piano industriale al 2024 e avviato il piano strategico al 2031 che prevede investimenti per 1 miliardo. Della partita anche Poste, Matteo Del Fante porta in dote un bilancio 2021 da record e di recente, il governo Draghi gli ha affidato la presidenza dalla società pubblica incaricata di gestire il Giubileo di Roma del 2025. A stretto giro la poltrona da riempire è quella dell'amministratore delegato di Mediocredito centrale, vista la promozione alla controllante Invitalia di Mattarella. Sui nomi c'è massimo riserbo. Non si esclude comunque la via interna. Lo stesso Mattarella è stato cfo dell'istituto. Le pedine si muovono e diversi osservatori non mancano di notare come i manager delle quotate da Donnarumma in Terna allo stesso Descalzi abbiano di recente partecipato a convention organizzate dalle forze di centrodestra.

In questo schema si è arrivati a ipotizzare un ricambio in corsa anche in Banca d'Italia, sottraendo la nomina del prossimo governatore - che incide sulla credibilità europea dell'Italia nelle scelte di politica monetaria all'interno della Bce - a un eventuale schieramento populista o di destra (a trazione Giorgia Meloni o Matteo Salvini). Per Via Nazionale il tema delle dimissioni anticipate di Ignazio Visco, in autunno come scritto dal Foglio, "non è all'ordine del giorno". Prima di quella data, però, nel clima dentro la maggioranza, lo scivolone, anche involontario, è dietro l'angolo.

red

fine

MF-DJ NEWS

0409:06 lug 2022


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