Si profila uno scontro ai vertici di MPS e Mediobanca, con l'amministratore delegato della banca senese, Luigi Lovaglio, al centro di un braccio di ferro tra i principali azionisti.

Sul tavolo ci sono dossier delicati: il possibile delisting di Piazzetta Cuccia, gli equilibri di potere in Generali e le ricadute dell'inchiesta penale sulla scalata a Mediobanca, che vede indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e lo stesso Lovaglio.

La tensione si riflette in Borsa. A Piazza Affari, MPS cede il 2,6% a EUR8,9, trascinando al ribasso Mediobanca, giù dell'1,6% a EUR17,5. Resistono invece le Generali, stabili a EUR34,9, controllate per il 13% da Mediobanca e, indirettamente, da Siena.

Per la banca protagonista del 2025 è stata una settimana turbolenta. Dopo settimane di indiscrezioni, UniCredit ha smentito l'ipotesi di un acquisto del 17% detenuto da Delfin. Ma le tensioni nel fronte degli azionisti che hanno sconfitto Alberto Nagel restano: gli eredi Del Vecchio continuano a confrontarsi e guardano con interesse a una possibile uscita che garantirebbe una plusvalenza superiore a EUR3,5 miliardi.

Una prospettiva che la holding della famiglia Del Vecchio ha però ufficialmente escluso. In una nota, Delfin ha precisato che il cda "non ha mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della partecipazione in MPS", partecipazione in gran parte derivante dalla conversione delle azioni Mediobanca. Nessuna trattativa, viene ribadito, né con UniCredit né con altri soggetti.

Proprio quella plusvalenza potenziale è il riflesso del risanamento avviato da Lovaglio dal febbraio 2022, quando fu scelto dal Tesoro per guidare la banca. Solo un mese fa il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva espresso pubblicamente piena soddisfazione per il suo operato. Per questo, a livello governativo, le voci su un futuro improvvisamente incerto dell'ad vengono seguite con crescente preoccupazione, così come dal mercato.

Nelle ultime ore è filtrata l'indiscrezione secondo cui il comitato nomine di MPS avrebbe sconsigliato la conferma di Lovaglio, in quanto indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Il parere, tuttavia, non è vincolante: la decisione spetta al cda, lo stesso che appena un mese fa aveva ribadito la fiducia nel manager.

Più concreta appare invece la frattura emersa nelle ultime settimane tra Lovaglio e Caltagirone, azionista con circa il 10% di MPS. Nel piano su Mediobanca, l'ad starebbe valutando anche il delisting della banca d'affari milanese, mossa che però ridurrebbe il peso di Caltagirone in Generali (oggi al 6,28%), vero obiettivo strategico della partita avviata quattro anni fa insieme a Leonardo Del Vecchio.

Secondo fonti vicine a MPS, l'ipotesi del delisting sarebbe ora accantonata e Mediobanca dovrebbe restare quotata. Il cda del 22 gennaio dovrà comunque approvare il calendario del nuovo anno: entro metà marzo andranno presentati alla BCE il piano industriale del gruppo con Mediobanca e la lista dei candidati per il nuovo consiglio, in vista dell'assemblea del 16 aprile.

Il mercato osserva con attenzione. Quando lanciò l'ops un anno fa, Lovaglio aveva promesso sinergie per EUR700 milioni dalla fusione MPS-Mediobanca. Un'eventuale insistenza sul delisting aprirebbe però uno scontro diretto con un socio del peso di Caltagirone.

Sul fronte giudiziario, infine, il presunto "concerto" ipotizzato dalla Procura di Milano al momento delle perquisizioni di due mesi fa sembra essersi indebolito, complice l'evoluzione degli assetti azionari e l'acuirsi dei conflitti di potere.