(Alliance News) - A pochi giorni dall'assemblea di Mediobanca, in calendario lunedì 16 giugno, iniziano a delinearsi gli schieramenti attorno all'offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Piazzetta Cuccia su Banca Generali, come spiega in un articolo Il Corriere della Sera in edicola martedì.

In gioco c'è il futuro della rete di consulenza finanziaria del gruppo triestino e, soprattutto, l'assetto azionario e strategico di Mediobanca. I grandi fondi istituzionali nordamericani, storicamente allineati alla linea del management guidato da Alberto Nagel, si stanno muovendo in blocco a favore del piano, seguendo anche le indicazioni dei proxy advisor. Il voto si annuncia cruciale, con una partecipazione che potrebbe toccare livelli record: le stime parlano di un'affluenza attorno all'82% del capitale, superando persino il picco raggiunto nel 2023, quando la banca registrò il 76,7% in occasione del rinnovo del consiglio d'amministrazione.

In un contesto in cui ogni singola azione può fare la differenza, la conta dei voti è già in corso. Per far passare l'Ops servirà almeno il 50% più un'azione dei presenti, cioè oltre il 40% dell'intero capitale. Tra i primi a schierarsi ufficialmente ci sono stati il California State Board e il Florida State Board, entrambi con lo 0,15% delle azioni, oltre a Praxis Investment. Si uniscono così al fronte già favorevole di New York City Comptroller e Calvert, consolidando l'appoggio degli investitori istituzionali, che complessivamente rappresentano circa il 45% del capitale.

Il fronte favorevole conta anche sul sostegno della maggioranza del Patto di Consultazione, l'accordo non vincolante che riunisce l'11,8% delle azioni. Resta invece ancora incerta la posizione di alcuni soci chiave. Delfin, che detiene il 19,8% di Mediobanca e il 9,7% di Generali, ha depositato le azioni ma potrebbe astenersi, una mossa che, nei fatti, si tradurrebbe in un segnale negativo per l'Ops. In fase di valutazione anche Edizione, azionista con il 2,1% di Mediobanca e il 4,8% di Generali.

Decisamente contrario, invece, il gruppo Caltagirone, salito recentemente a una quota vicina al 10%. La sua opposizione potrebbe trovare sponde tra le casse previdenziali che hanno investito in Mediobanca nei momenti di massimo del titolo, spiega il Corriere.

Mentre il gruppo Mediolanum annuncia che deciderà solo domani in cda, la partita entra dunque nel vivo. L'assemblea del 16 giugno potrebbe segnare un momento di svolta per la banca milanese, in bilico tra continuità strategica e nuove traiettorie di crescita.

Di Maurizio Carta, Alliance News reporter

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