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TOP STORIES ITALIA: Rigassificatori, la prima vera grana del nuovo governo

27-09-2022 | 18:02

ROMA (MF-DJ)--Nella Strategia Energetica Nazionale del 2017, confluita

due anni dopo nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030, il Gnl era indicato come 'fonte marginale anche in condizione di

eccezionalita' climaticá. Tant'è che le sole infrastrutture citate come

'in corso di autorizzazione e valutazione presso il Mise e il Mit' erano

alcuni depositi costieri di piccolo volume (Sslng) - da realizzare in

Sardegna, in Adriatico (Ravenna e Porto Marghera) e nel Tirreno (Napoli) - per lo scarico del Gnl da navi metaniere di piccola taglia da destinare al rifornimento di clienti civili e/o industriali e di stazioni di

rifornimento carburanti. Poi la Russia ha invaso l'Ucraina ed è cambiato

tutto.

La strategia del governo Draghi prevedeva di rimpiazzare 30 miliardi di

metri cubi di gas russo entro il 2024. Secondo quanto riferito dal

ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, siamo a metá

strada. Altri 10 miliardi di metri cubi dovrebbero arrivare via nave, a

patto che entrino in funzione le due navi-rigassificatrici di Snam: la

Golar Tundra, ipotizzata nel porto di Piombino per inizio 2023, e la BW

Singapore prevista a largo di Ravenna per il terzo trimestre 2024.

Sull'approdo toscano, però, c'è il veto del Comune che ha minacciato il

ricorso al Tar. Il dossier è perciò tutto in salita in vista della

Conferenza dei servizi da cui è atteso il via libera entro ottobre. E'

questo il nodo piú grosso che il nuovo governo di centro-destra dovrá

sciogliere, dopo che soprattutto Fratelli d'Italia - il partito che ha

ottenuto piú voti - in campagna elettorale ha fatto propria la posizione

contraria del sindaco Francesco Ferrari (di FdI) che chiede di cambiare

destinazione alla nave. Ne va della sicurezza energetica nazionale.

Nel cassetto ci sono anche due rigassificatori fissi che, insieme,

valgono tra i 20 e i 24 miliardi di metri cubi all'anno. Il primo progetto risale al 2004 e riguarda Porto Empedocle, in Sicilia, l'altro risale a oltre dieci anni fa e coinvolge Gioia Tauro e la Calabria. Ma il governo ha lasciato il cassetto aperto a metá per ora. In primo luogo perchè le soluzione delle navi è piú veloce da attuare (tra i 3 e i 4 anni sono i tempi di costruzione di un rigassificatore fisso); altre incognite riguardano la piega che prenderá in Europa la riduzione dei combustibili fossili - la domanda è se queste infrastrutture avranno ancora senso fra 20-30 anni - e la resistenza dei territori. Ed è proprio a livello locale che le cose si fanno complesse.

PORTO EMPEDOCLE. 'Io capisco la situazione di difficolta' in cui ci

troviamo sul gas, ma non posso non tenere conto dei miei concittadini:

l'opinione pubblica è contraria al rigassificatorè, dice a MF-DowJones

il sindaco Francesco Miccichè, esponente di una lista civica di

centrodestra eletto nel 2020. 'll progetto si scontra con la vocazione

turistica del territorio e il metanodotto dovrebbe finanche attraversare,

interrato, un paesaggio di enorme valore storico e archeologico quale la

valle dei Templi, dichiarata nel 1997 dall'Unesco Patrimonio Mondiale

dell'Umanitá. Anche la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali

recentemente si è espressa negativamente con una lettera indirizzata al

ministero della Culturá, spiega il primo cittadino. Il progetto è stato

impugnato dal Comune nel 2009, è la ricostruzione che l'Avvocato Rita

Salvago fa a MF-DowJones, e il Tar del Lazio aveva accolto il ricorso, ma

poi nel 2011 il Consiglio di stato ha riformato la sentenza e rigettato il ricorso stesso. Uno a zero, Stato-Comune. Nel 2013, però,

l'amministrazione procede con un altro ricorso, stavolta contro il

progetto di metanodotto che dal rigassificatore dovrebbe portare il metano alla rete attraversando il territorio di Agrigento. Questo ricorso ancora pende al Tar di Palermo. Ma pur avendo il via libera giuridico, per chi volesse costruire il rigassificatore il problema ora è autorizzativo. E' la stessa Soprintendenza di Agrigento, in una lettera del Soprintendente Michele Benfari dell'11 aprile scorso, a chiarire che il progetto non è affatto autorizzato e che, anzi, 'l'efficacia dell'autorizzazionè ottenuta nel 2006 'e' decadutá. Di piú, 'non esiste presso questo Istituto', si legge, 'alcun procedimento in corso per il rilascio di nuovi pareri sul progetto indicato, che rientrerebbe senz'altro tra gli interventi di rilievo da segnalare ai fini della valutazione dell'impatto sul bene sotto tutela Unescò. Secondo il Soprintendente, inoltre, 'la zona prescelta per la costruzione dell'impianto entra in contrasto con quanto previsto dalle norme di tutela del Parco Archeologico della Valle dei Templì; e ancora, l'impianto 'rappresenterebbe un ostacolo e un danno concreto alla valorizzazione attraverso la limitazione della fruizione delle emergenze archeologiche, storico-artistiche, naturalistiche, paesaggistiche che si sviluppano in continuita' territoriale con l'Area Archeologica di Agrigentò. Visti i presupposti, è alquanto improbabile che l'attuale Soprintendenza possa rilasciare una nuova autorizzazione a quel progetto. Un progetto, per giunta, in cerca d'autore, per parafrasare Luigi Pirandello di cui Porto Empedocle ospita la casa natale. Sì perchè

Starace lo dice senza margini di fraintendimento: Enel può offrire il

progetto a quanti volessero intraprenderlo - e può anche partecipare per

facilitare l'investimento - ma la sua strategia green, che prevede la

totale decarbonizzazione delle attivitá entro il 2040, si sposa male con

un rigassificatore e non vuole essere investitore di lungo termine. Porto

Empedocle rappresenta una possibile opzione per la diversificazione degli

approvvigionamenti energetici del Paese ed Enel la mette a disposizione

del sistema, tutto qui. Ammesso, però, che un investitore si faccia

avanti e ammesso che otterrebbe le necessarie autorizzazioni, magari

modificando il progetto inziale, potrebbe ritrovarsi con nuovi ricorsi e

appelli a bloccare tutto. E si vedrebbe costretto a ricominciare da capo

visto che le autorizzazioni valgono per 5 anni.

GIOIA TAURO. 'L'impianto rappresenterebbe un'opportunitá per tutta la

Regione, configurandosi come un hub per l'impiego del Gnl nei trasporti

via terra e via mare. E avrebbe importantissime ricadute economiche per il nostro territorio, che ha bisogno piú di altre realt, argomenta a

MF-DowJones Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria (di Forza

Italia). Secondo il governatore, sarebbero almeno 1.000 gli addetti

occupati nei cantieri e 125 per l'impianto a regime, con un indotto di

circa 500 operatori diretti, piú altre centinaia di indiretti. 'Il

progetto ha tutte le autorizzazioni valide, manca solo la dichiarazione da parte del governo di infrastruttura strategica, dopodiche' si può

procedere alla realizzazione degli accordi con Arerá, precisa Occhiuto.

'Ci auguriamo che il prossimo governo possa investire in un progetto

chiave per la Calabria e per l'intero Paesè. Il progetto originario,

operativo e vidimato, risale a piú di dieci anni fa, ed è stato

revisionato nel 2015. Ora fa capo a Lng Medgas Terminal, che ha come

azionista di riferimento Fingas, controllata pariteticamente da Iren e

Sorgenia. L'investimento previsto è tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro e il

terminale verrebbe posizionato all'interno del retroporto di Gioia Tauro,

in un'area di 47 ettari che ricade anche nei comuni di San Ferdinando e

Rosarno. Da lì il rigassificatore della Calabria sarebbe collegato per 7

km alla rete di Snam. L'ad di Iren, Gianni Vittorio Armani, ha confermato

che il progetto per l'impianto ha giá ottenuto tutte le autorizzazioni e

la societá si è detta 'pronta a fornire le risorse e le competenze per

aiutare a costruire il terminale'. Tutto a posto, quindi? Basta il via

libera di Roma? Niente affatto, perchè dalla piana di Gioia Tauro si

solleva piú di qualche perplessitá. E dire che l'impianto sarebbe il

punto naturale di arrivo del gas dei nuovi giacimenti Eni al largo di

Israele ed Egitto e a occidente di Cipro. E la stessa Ue, nell'accordo di

collaborazione sottoscritto lo scorso giugno, si è impegnata a

collaborare con l'Egitto per favorire l'esportazione di Gnl verso

l'Europa. Il rigassificatore di Gioia Tauro - e la Calabria - farebbe

così da hub per le forniture da sud verso il centro Europa e,

soprattutto, verso la Germania in aggiunta e in sinergia con gli impianti

di ricezione del gas che Berlino sta progettando e costruendo sulle coste

del Mare del Nord. Ma il progetto si preannuncia ghiotto anche per

l'attivitá della Zes Calabria (Zona Economica Speciale), con la

previsione di collegare all'impianto una piastra del freddo in grado di

sfruttare l'energia prodotta dalla trasformazione del gas liquido per

svolgere attivitá su merci che necessitano di immagazzinamento

refrigerato. L'obiettivo sarebbe lo sviluppo di una catena del freddo e un distretto dell'agrindustria, in grado in prospettiva di congelare la metá dei prodotti alimentari d'Europa.

gug

guglielmo.valia@mfdowjones.it


(END) Dow Jones Newswires

September 27, 2022 12:01 ET (16:01 GMT)

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