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Usa : Biden ha annullato secondo attacco in Siria

05-03-2021 | 09:56

MILANO (MF-DJ)--Dopo 10 giorni di riflessione, il presidente statunitense, Joe Biden, ha ordinato al Pentagono di condurre attacchi aerei contro due obiettivi all'interno della Siria il 26 febbraio, ma un suo collaboratore ha lanciato un avvertimento urgente circa 30 minuti prima che le bombe fossero sganciate.

Una donna e un paio di bambini erano nel cortile di uno dei siti scelti per l'attacco, secondo una ricognizione sul campo prima dell'incursione. Con gli F-15E in volo, Biden ha quindi deciso di cancellare il secondo obiettivo ordinando però che l'attacco contro il primo target proseguisse.

L'episodio, precedentemente non divulgato circa il primo uso della forza da parte di Biden come comandante in capo, è stato una conclusione inaspettata considerando l'approccio decisionale metodico della nuova amministrazione, che sta cercando di bilanciare interessi concorrenti nella polveriera del Medio Oriente.

L'obiettivo degli attacchi era quello di segnalare all'Iran che la nuova squadra della Casa Bianca aveva risposto all'attacco missilistico del 15 febbraio nel nord dell'Iraq contro la coalizione guidata dagli Stati Uniti, ma non stava cercando di intensificare un confronto con Teheran, hanno detto alcuni alti funzionari dell'amministrazione.

Per rafforzare ciò, un messaggio riservato è stato inviato a Teheran dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti, hanno rivelato i funzionari dell'amministrazione, senza fornire altri dettagli. 'Avevamo un piano diplomatico e militare abbastanza coordinato', ha detto un funzionario, aggiungendo che 'ci siamo assicurati che gli iraniani sapessero quale fosse il nostro intento'.

Un altro obiettivo chiave era evitare di minare la posizione politica del primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, che Washington vede come un partner nella lotta contro lo Stato islamico e che probabilmente avrebbe affrontato critiche interne se gli attacchi fossero avvenuti in territorio iracheno, hanno aggiunto i funzionari.

Fin dall'inizio, il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd Austin, un ex comandante delle forze statunitensi in Medio Oriente, l'unico membro senior del gabinetto di Biden con esperienza militare, ha rassicurato il presidente dicendo che avrebbe potuto prendersi il tempo necessario per decidere come rispondere militarmente.

'Sta a te decidere', ha detto Austin a Biden durante la riunione alla Casa Bianca subito dopo l'attacco missilistico a Erbil, secondo un secondo funzionario dell'amministrazione, che ha partecipato all'incontro.

Durante le deliberazioni, hanno detto i funzionari, si è cercato di trovare un equilibrio a livello burocratico. L'obiettivo era garantire che tutti i meccanismi inter-agenzia fossero pienamente coinvolti evitando sia le lunghe deliberazioni che a volte si sono verificate durante l'amministrazione Obama, sia le rapide decisioni del presidente e di piccoli gruppi di collaboratori che spesso hanno avuto luogo durante l'amministrazione Trump. 'Sapevamo che era la prima volta che prendevamo una decisione di questo tipo e che saremmo stati molto sotto esame', ha detto il secondo funzionario.

I senatori Dem, Tim Kaine, e repubblicano, Todd Young, che hanno a lungo sostenuto che la base giuridica per esercitare la forza militare statunitense in Medio Oriente fosse obsoleta, questa settimana hanno presentato una legislazione per limitare il potere presidenziale.

Altri legislatori, tra cui il senatore Dem, Mark Warner, che presiede la Commissione per i Servizi segreti del Senato, hanno difeso la decisione di Biden dicendo però che il Congresso avrebbe dovuto ricevere un preavviso maggiore. Warner ha detto di aver appreso dell'attacco 15 minuti prima che avvenisse.

Il giorno dopo Biden ha inviato una lettera al Congresso spiegando che l'attacco era necessario per difendere le truppe americane e la Casa Bianca ha detto questa settimana che 'siamo felici di continuare le conversazioni su questo'.

Funzionari della sicurezza nazionale hanno valutato varie potenziali risposte che includevano obiettivi in Siria, Yemen e Iraq, hanno detto funzionari statunitensi, sebbene la Casa Bianca non abbia preso in considerazione attacchi in Yemen. Alla fine delle deliberazioni dell'amministrazione la scorsa settimana, Biden ha scelto l'opzione più conservatrice: effettuare attacchi che hanno evitato il territorio iracheno e che sono stati programmati, nel cuore della notte, per ridurre al minimo le vittime. I funzionari del Pentagono in seguito hanno detto che un combattente della milizia filo-iraniana era stato ucciso e due feriti.

Allo stesso tempo, l'amministrazione Biden sta assumendo una visione più ampia su quando può essere intrapresa un'azione militare, senza fissare una soglia specifica. L'ex presidente Donald Trump ha spesso segnalato che la sua cosiddetta linea rossa per l'azione militare era la morte di un americano all'estero. I funzionari dell'amministrazione Biden hanno affermato che non volevano che gli iraniani pensassero che gli attacchi contro la coalizione guidata dagli Stati Uniti fossero tollerabili fintanto che nessun americano fosse stato ucciso. 'Ci riserviamo un certo grado di flessibilità', ha detto un funzionario dell'amministrazione.

Con l'attacco militare di venerdì scorso, i funzionari statunitensi ritengono di aver inviato un messaggio chiaro a Teheran e alle milizie affiliate con sede in Iraq sulla necessità di fermare gli attacchi. Mercoledì, però, un gruppo di miliziani ha lanciato almeno 10 razzi contro la base aerea di al-Asad, nell'Iraq occidentale.

Da quando è entrato in carica a gennaio, i funzionari della Camera si aspettavano che l'amministrazione Biden fosse messa alla prova da gruppi di milizie sciite, sostenuti dall'Iran, nella regione.

Le forze statunitensi sono tornate in Iraq per consigliare le forze irachene dopo che i militanti dello Stato Islamico hanno preso Mosul nel giugno del 2014. Dopo che il sedicente califfato è stato distrutto e l'amministrazione Trump ha lanciato la campagna di massima pressione per cercare di annullare il programma nucleare iraniano, una milizia sostenuta dall'Iran nel 2019 ha lanciato un razzo contro una base in cui erano dispiegate le forze statunitensi e della coalizione, uccidendo un contractor statunitense.

Questo e la paura di futuri attacchi hanno spinto l'amministrazione Trump a lanciare una serie di attacchi aerei in Siria e Iraq, incluso uno a Baghdad che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani.

Tuttavia, gli attacchi missilistici in Iraq sono continuati, incluso uno nel marzo 2020 a Camp Taji che ha ucciso due soldati statunitensi e un soldato britannico, portando a un attacco di rappresaglia da parte degli Stati Uniti due giorni dopo.

Il 15 febbraio scorso, i miliziani hanno preso di mira l'aeroporto di Erbil con più di una decina di razzi, alcuni dei quali hanno colpito gli alloggi. L'attacco ha ucciso un contractor straniero e ferito sette americani, ha detto un funzionario del Pentagono.

Il giorno successivo, Austin e il generale Mark Milley, il presidente del Joint Chiefs of Staff, si sono recati nello Studio Ovale quando Biden ha ricevuto il suo briefing quotidiano sull'intelligence e hanno incontrato la vicepresidente Kamala Harris, la direttrice dell'intelligence nazionale Avril Haines e il team di Sicurezza Nazionale del presidente. Austin ha detto che non era necessario rispondere immediatamente e che Biden avrebbe potuto prendersi il tempo necessario per calcolare quale azione intraprendere.

Il 18 febbraio, il vice consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jonathan Finer, ha guidato una riunione dei funzionari dell'intelligence militare a cui ha partecipato anche l'Ambasciatore degli Stati Uniti a Baghdad. Il giorno successivo, il consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan ha convocato una riunione di alti funzionari.

Il 20 febbraio, quattro razzi hanno preso di mira la base aerea di Balad in Iraq. Non c'erano soldati statunitensi di base lì ma la struttura ospitava centinaia di contractor occidentali. Un americano è rimasto ferito, rafforzando il crescente riconoscimento all'interno dell'amministrazione della necessità di una risposta militare.

Nei due giorni successivi, le opzioni per colpire obiettivi in Iraq e Siria sono state perfezionate. Il 23 febbraio, Biden ha incontrato di nuovo gli alti funzionari nello Studio Ovale, tra cui Harris, Austin, il generale Milley, Haines, Sullivan, Finer e Brett McGurk, il massimo ufficiale del Consiglio di Sicurezza Nazionale per il Medio Oriente.

Biden ha chiamato il primo ministro iracheno lo stesso giorno per discutere della protezione del personale statunitense e della volontà di Washington di collaborare nelle indagini irachene sull'attacco di Erbil.

I funzionari statunitensi hanno deciso che c'erano rischi per i partner iracheni colpendo un obiettivo all'interno della Siria, dove le milizie legate all'attacco di Erbil operavano anche in posizioni facili da individuare vicino al confine tra Siria e Iraq. La mattina del 25 febbraio, Biden e gli alti funzionari si sono incontrati nella Situation Room per circa un'ora. Austin, che era in viaggio in California, ha partecipato alla discussione a distanza.

Biden ha ricevuto le opzioni finali e una valutazione dei rischi e ha discusso delle possibili ricadute diplomatiche, inclusi i messaggi all'Iran. C'è stata una discussione sul numero di bersagli da colpire. Il presidente ha deciso di concentrarsi sui due obiettivi in Siria e l'attacco è stato fissato per quella notte.

Con gli F-15E in volo, è arrivata l'informazione sulla donna e i bambini nel sito del secondo attacco. Mancavano 30 minuti all'attacco e Sullivan ha trasmesso le informazioni al presidente. Biden ha dovuto decidere rapidamente se annullare l'attacco o procedere. Austin ha consigliato di colpire un solo bersaglio. Intorno all'1h30, ora siriana, l'attacco ha avuto luogo contro un solo obiettivo.

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March 05, 2021 03:55 ET (08:55 GMT)

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