Ciò non dovrebbe scoraggiare gli azionisti del gruppo centenario francese, che, come il loro presidente Jérôme François, hanno fatto proprio il motto di TFF: “Il tempo gioca a nostro favore”.

Ma per mantenere la fiducia occorrerà guardare oltre l'esercizio fiscale che sta volgendo al termine, che registra un calo del fatturato del 12,6% e una diminuzione dell'utile netto del 45,5%; parallelamente, l'indebitamento aumenta ancora sensibilmente, passando da 266 a 314 milioni di euro.

Sotto la guida del suo energico presidente, TFF ha consolidato la sua posizione dominante nel settore vinicolo, un mercato senza crescita, anzi in leggera contrazione, approfittando in particolare delle difficoltà del suo rivale Oneo.

Si è inoltre diversificato in modo notevole nel settore dei superalcolici, prima nel whisky durante la crisi dei subprime, poi nel bourbon nel momento in cui la moda stava prendendo piede. In quest'ultimo segmento, il gruppo occupa ora una posizione di forza negli Stati Uniti grazie a un'abile strategia di crescita esterna.

Va notato che, dopo un decennio fortunato, il bourbon ha registrato un calo dei volumi venduti negli ultimi dodici mesi. Ciò non ha certo scoraggiato TFF, che ha incrementato la sua capacità produttiva da 750.000 a 1 milione di fusti all'anno.

Gruppo familiare ben radicato nel proprio territorio e orientato verso nuovi orizzonti, TFF ha moltiplicato il proprio fatturato per sette in venticinque anni.

La conseguenza di questa rapida espansione è un fabbisogno di capitale circolante che continua a consumare gran parte dei cash-flow operativi, come dimostrano i 450 milioni di euro di scorte e lavori in corso iscritti in bilancio alla fine dell'esercizio.

Il ritorno dell'utile netto al livello del 2015 riporta il prezzo del titolo al livello di allora, nonché a una capitalizzazione di Borsa pari a 13 volte gli utili, inferiore al valore del patrimonio netto.

Molti investitori appassionati di “small cap” e di aziende familiari vedranno qui un punto di ingresso provvidenziale.