ROMA (MF-DJ)--Se da febbraio a oggi le banche italiane sono tornate attive nell'attività di de-risking, gli ultimi mesi dell'anno potrebbero rivelarsi particolarmente intensi in termini di transazioni. Unicredit per esempio dovrebbe mettere sul mercato almeno un paio di miliardi di euro di crediti deteriorati. Un primo processo è già partitoe ha il suggestivo nome di "Project Tahiti".

Con questa operazione, scrive MF-Milano Finanza, la banca guidata da Andrea Orcel intende disfarsi di circa 1,5 miliardi di attivi, sia sofferenze che unlikely to pay. Il portafoglio, che proprio negli ultimi giorni è finito sotto la lente di diversi investitori italiani e internazionali, contiene parte di quei crediti leasing che Unicredit non era riuscita a cedere nei mesi scorsi.

Nella prima metà dell'anno infatti il gruppo di piazza Gae Aulenti aveva messo sul mercato la controllata Unicredit Leasing con l'obiettivo di cederne il controllo a uno o più soggetti. Il deterioramento del quadro economico ha però ostacolato il progetto e le offerte raccolte sono risultate al di sotto delle aspettative. Il piano è quindi tornato nel cassetto, anche se una parte dei portafogli contenuti in Unicredit Leasing sarebbero confluiti nel progetto Tahiti che oggi sta muovendo i primi passi. L'obiettivo è peraltro coerente con la strategia del gruppo, che nel piano presentato alla fine dell'anno scorso ha previsto al 2024 un rapporto tra esposizioni deteriorate lorde e totale crediti lordi in miglioramento al 3,5% e un npe ratio netto stabile all'1,8%.

Secondo fonti di mercato, la banca potrebbe inoltre cedere ulteriori portafogli da qui alla fine dell'anno per un importo nominale di circa 500 milioni. Molto peraltro era stato fatto anche negli anni scorsi. Nel 2017, per esempio, c'era stato il progetto Fino, ossia la vendita di uno stock di oltre 17 miliardi a Fortress e Pimco, poi oggetto di cartolarizzazione con Gacs. Altri portafogli di dimensioni inferiori sono stati poi ceduti con un flusso quasi ininterrotto e oggi lo stock complessivo si è radicalmente ridotto.

Il mercato ancora vivace e l'attesa di un deterioramento del quadro economico hanno spinto anche altri istituti di credito italiani ad accelerare l'attività di de-risking in questi ultimi mesi. Intesa Sanpaolo per esempio ha venduto sinora posizioni per un valore nominale di 9,3 miliardi portando a oltre 58 miliardi l'importo delle dismissioni fatte dal picco del 2015 a oggi. A determinate condizioni da qui alla fine dell'anno non si escludono ulteriori deal che porterebbero il volume complessivo in uscita oltre i 10 miliardi nominali.

Anche B.Mps si sta mostrando molto attiva e, dopo la recente cessione da 900 milioni a Illimity e Amco (Progetto Fantino), potrebbe mettere sul mercato un portafoglio dall'importo simile entro dicembre. Un'ulteriore accelerazione delle attività di de-risking si avrebbe inoltre se il nuovo governo decidesse di rinnovare la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni di crediti deteriorati (Gacs). Lo strumento, concepito nel 2016 e scaduto nel giugno scorso, ha dato infatti un forte impulso alle cessioni di npl.

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2008:12 ott 2022


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