FRANCOFORTE (awp/ats/ans) - Dal "sogno" italiano degli eurobond alle enormi necessità di capitale per investire nell'intelligenza artificiale o nella sicurezza comune europea. Fino alla necessità di intercettare deflussi di capitali da 300 miliardi di euro - una fetta dei risparmi degli europei - che ogni anno fuggono verso gli Stati Uniti in grado di offrire una piazza finanziaria più grande e sviluppata.

I motivi per creare un'"Unione del mercato dei capitali" - ossia una integrazione delle piazze finanziarie europee che vada dalle infrastrutture di negoziazione fino alla vigilanza - secondo la Banca centrale europea (Bce) sono sempre più convincenti.

Francoforte, già protagonista di una recente iniziativa assieme all'Eurogruppo e all'Esma, l'autorità europea di vigilanza e regolamentazione delle Borse - rilancia il tema. Realizzare un'integrazione dei mercati finanziari in Europa è "cruciale" di fronte alle necessità ingenti di capitale per stare al passo con la concorrenza degli altri blocchi economici e finanziari in un'epoca di crescenti sfide geopolitiche. E dunque "serve urgentemente un'azione politica" perché nell'integrazione fra le piazze finanziarie europee "i progressi sono stati deludenti".

Un progetto che non è nuovo e che si scontra, fra le altre cose, con l'affermazione delle forze politiche nazionaliste alle elezioni europee, con l'Unione bancaria ancora incompiuta, e non ultimo con difficoltà emerse dalla cronaca recente: come lo sciopero dei dipendenti di Borsa Italiana, annunciato ieri, che lamentano il "costante, sistematico e complessivo disinvestimento dall'Italia" da parte di Euronext che ha acquisito la società-mercato nel 2021. Operazione che fu annunciata con la promessa di difendere l'"italianità" di Borsa.

Eppure - come ha spiegato oggi durante una conferenza sul tema Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce - fra i policy maker europei "sembra si stia creando la massa critica per affrontare lo scenario frammentato della vigilanza".

Gli approcci sono diversi, e vanno da un'integrazione a più velocità dove una serie di paesi farebbero da apripista, a un rafforzamento del meccanismo esistente della "convergenza" fra le autorità di sorveglianza nazionali attraverso il coordinamento dell'Esma.

Fino al modello, più compiuto, della vigilanza bancaria: questa è della Bce per le banche più significative, e delle autorità nazionali per le minori. Cipollone non nasconde che alla Bce si preferirebbe questo secondo approccio, che farebbe perno sull'Esma.

È la stessa presidente dell'Esma, Verena Ross, a spiegare che il meccanismo della convergenza "ha dei limiti" a ciò che può fare, particolarmente evidenti con l'affermarsi di operazioni, e società, che travalicano sempre più i confini nazionali.

Strada in discesa verso l'unione delle piazze finanziarie, dunque? Nadia Calvino, politica europea di lungo corso ora a capo della Banca europea degli investimenti, dice che serve una svolta e non si può più procedere a piccoli passi. Ma spiega: in principio sono tutti d'accordo, "poi i decisori politici cominciano a chiedersi se tutto si concentrerà a Francoforte o a Parigi, o se un piccolo Stato con un'alta presenza della finanza perderà vantaggi competitivi. È quando si va nei dettagli pratici che le cose iniziano a farsi complicate".