Il Prodotto Interno Lordo dell'Eurozona è cresciuto dello 0,3% su base trimestrale nel quarto trimestre, leggermente sopra le attese di consenso, in base ai dati pubblicati venerdì da Eurostat, l'Istituto di statistica dell'UE.

Secondo Tomas Dvorak, economista di Oxford Economics, questo risultato implica "un carryover leggermente più forte verso il 2026", che potrebbe sostenere marginalmente la previsione di crescita per il prossimo anno, attualmente pari all'1% e inferiore al consenso.

Sulla base della stima flash, il PIL dell'Eurozona è aumentato dell'1,5% nel 2025, un ritmo lievemente superiore alla crescita potenziale dell'area, ma che "non è nulla di eccezionale".

Le sorprese positive sono arrivate soprattutto da Italia e Germania, entrambe con una crescita dello 0,3% su base trimestrale, al di sopra delle attese. Tuttavia, Oxford Economics precisa che ciò "non segnala un'accelerazione della crescita" in nessuno dei due Paesi.

Le divergenze tra economie dovrebbero persistere nel 2026, con la Spagna destinata a rimanere l'outperformer dell'Eurozona, mentre in Germania la crescita dovrebbe migliorare gradualmente con il progressivo dispiegarsi dello stimolo fiscale.

Il dato del quarto trimestre, in linea con quello del terzo e superiore alle attese di consenso dello 0,2%, rafforza l'idea di un trascinamento positivo verso il 2026. Nonostante un flusso di dati recenti relativamente favorevole, che include il tasso di disoccupazione dell'Eurozona sceso a un minimo storico del 6,2% a dicembre, Oxford Economics mantiene un approccio prudente.

Allo stesso tempo, la sequenza di segnali positivi, come il miglioramento della produzione industriale nel quarto trimestre, flussi di credito solidi a dicembre e sondaggi di fiducia in recupero, "evidenzia un crescente rischio al rialzo per la crescita".

In Germania, il PIL è cresciuto dello 0,3% su base trimestrale nel quarto trimestre, superando le attese e portando la crescita del 2025 allo 0,3%, in linea con le previsioni. Secondo la società di ricerca economica, la domanda interna è stata probabilmente il principale motore, con contributi dei consumi privati e pubblici.

Questo risultato è visto come un segnale che "gli effetti della spesa fiscale stanno iniziando a manifestarsi", ma Oxford Economics invita a evitare letture eccessivamente ottimistiche. Il rimbalzo dell'industria dopo il calo di fine estate sembra essersi arrestato a dicembre e i dati di gennaio non indicano un'accelerazione dell'attività economica. Inoltre, i dati sull'occupazione mostrano una flessione dello 0,1% su base trimestrale nel quarto trimestre, evidenziando il proseguimento delle perdite di posti di lavoro nell'industria e rischi al ribasso per i consumi privati.

In Francia, il PIL è cresciuto dello 0,2% su base trimestrale nel quarto trimestre, in linea con le previsioni. La crescita è stata trainata soprattutto dalla spesa dei consumatori, che ha ripreso slancio dopo due trimestri di quasi stagnazione. Tuttavia, il calo della spesa mensile per beni a dicembre suggerisce che il miglioramento potrebbe non durare.

Gli investimenti delle imprese sono rimasti stagnanti dopo il forte risultato del terzo trimestre, probabilmente penalizzati da un'elevata incertezza. Nonostante il miglioramento dei sondaggi, Oxford Economics si attende "una certa debolezza tecnica nel primo trimestre".

In Italia, il PIL è aumentato dello 0,3% su base trimestrale, leggermente meglio del terzo trimestre, rivisto allo 0,2%. Secondo Istat, la crescita è stata sostenuta dalla domanda interna, con tutti i principali settori in espansione.

Pur mostrando un'accelerazione, il dato "non cambia la valutazione secondo cui l'economia cresce in linea con il suo limitato potenziale". Dopo una crescita dello 0,7% nel 2025, Oxford Economics prevede un PIL sotto l'1% nel periodo 2026-27, pur riconoscendo segnali incoraggianti dai sondaggi di gennaio.

La Spagna si conferma l'economia più dinamica, con una crescita dello 0,8% su base trimestrale, sopra il consenso e in linea con le stime. L'attività resta trainata da consumi e investimenti fissi, riflettendo la forza della domanda interna. Questa performance si accompagna a un calo del tasso di disoccupazione sotto il 10% per la prima volta in 17 anni.

Sul fronte dei prezzi, le indicazioni sono generalmente positive. In Spagna, l'inflazione è scesa al 2,4% a gennaio dal 2,9% di dicembre, soprattutto per effetti base sull'energia, mentre l'inflazione core è rimasta stabile al 2,6%.

In Germania, l'inflazione è risalita leggermente al 2,1% dall'1,9%, segnalando stabilità intorno al 2%. Oxford Economics continua ad attendersi che l'inflazione headline dell'Eurozona scenda sotto il 2% nel 2026, mentre le aspettative di disoccupazione in aumento rappresentano un rischio per la crescita dei consumi.