MILANO (awp/ats/ans) - Mercati sotto pressione sull'onda lunga della decisione del presidente francese Emmanuel Macron di andare al voto anticipato. Una scelta a sorpresa, immediatamente dopo l'esito delle elezioni europee, che da lunedì scorso ha condizionato i listini europei. Male tutte le piazze, ma la peggiore è stata Piazza Affari (Ftse Mib -2,81%), preceduta di poco da Parigi (-2,66%), mentre i rendimenti dei titoli di Stato e lo spread sui Bund tedeschi sono volati ai massimi da mesi, con il differenziale che ha sfiorato quota 160 punti. In negativo anche la Borsa di Francoforte (-1,45%) e di Madrid (-0,7%), mentre Londra, che da tempo fa storia a sé, si è limitata ad un -0,21%.

Un venerdì da dimenticare quindi con gli investitori che, come spesso nell'ultima seduta di settimana, hanno preferito vendere per evitare brutte sorprese, buttandosi e sui beni rifugio come l'oro (+0,61% a 2.330,62 dollari l'oncia), appunto i titoli di stato tedeschi.

Voci rassicuranti sono comunque arrivate, anche se non ufficialmente, da parte della Banca centrale europea (Bce) che al momento, secondo quanto risulta all'agenzia Bloomberg, non ritiene che le turbolenze in Borsa possano costituire alcun motivo d'allarme.

A salire nettamente, oltre allo spread dei Btp che ha chiuso a quota 156,8 punti dopo essere salito fino a 159, con il rendimento annuo praticamente fermo (-0,8 punti al 3,92%), anche quello delle obbligazioni di Stato francesi (Oat) a 76,2 punti, tornate ai livelli del 2017, quando il timore che alle presidenziali francesi fosse Marine Le Pen a dominare rendeva concreto il rischio di un'uscita di Parigi dall'Ue. In ribasso comunque di 4,3 punti al 3,12% il rendimento annuo francese.

A soffiare sul fuoco della paura per il voto in Francia è stato il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, che ha guardato invece a sinistra, definendone il programma come un "delirio totale". Il ministro teme "un ritorno al 1981 moltiplicato per 10", con "la sicurezza del declassamento e dell'uscita (della Francia, ndr) dall'Unione europea". A suo dire la proposta di pensione a 60 anni provocherebbe un "crollo economico garantito", "il ritorno della disoccupazione di massa per tutti i francesi" e "il fallimento dei conti pubblici".

Immediate le vendite sui titoli bancari, che hanno sofferto più di tutti a Milano, a Parigi e a Francoforte. In Piazza Affari le banche pesano per il 24% sulla capitalizzazione totale del listino, a Parigi invece vale solo il 6,32% dell'indice Cac 40. La peggiore di tutte è stata Unicredit (-5,55%), ma hanno fatto male anche Commerzbank (-4,41%), SocGen (-3,57%) e Credit Agricole (-2,98%). Proprio le banche hanno in portafoglio gran parte del debito pubblico emesso in Italia, Francia e Spagna e con il crescere dei rendimenti scende il valore dei titoli e quindi del loro patrimonio. I titoli bancari inoltre anticipano gli andamenti dei mercati e il crollo di oggi è un evidente segnale di sfiducia nei confronti dei paesi a maggior debito pubblico.

Sul fronte valutario il dollaro ha ripreso a salire sia nei confronti dell'euro che della sterlina. Per ogni singolo biglietto verde la richiesta è stata oggi di quasi 0,94 euro e di 0,79 sterline. Valori che riportano il calendario indietro al giugno del 2023 per la moneta unica e a metà maggio per la divisa britannica. L'incertezza ha pesato anche sui titoli del lusso, da Kering (-3,83%), e Ferragamo (-3,44%) a Lvmh (-2,75%), Hermes (-2,58%) e Richemont (-1,51%). Sotto pressione anche il comparto auto con Stellantis (-4,27%) e Renault (-3%). Ma qui è diverso. Più che il voto in Francia pesano i timori delle reazioni di Pechino all'aumento dei dazi sulle importazioni di auto in Europa annunciato da Bruxelles.