NEUCHÂTEL (awp/ats) - Ancora segnali di rallentamento del rincaro, perlomeno sul fronte aziendale: in maggio i prezzi alla produzione e all'importazione sono scesi (su base annua) dell'1,8%, mettendo a segno il tredicesimo arretramento mensile consecutivo. Rispetto ad aprile si registra una flessione dello 0,3%, emerge dai dati diffusi stamani dall'Ufficio federale di statistica (UST).

Nel dettaglio, per quanto riguarda il dato sui soli prezzi alla produzione - che mostra l'evoluzione dei prodotti indigeni - si è assistito rispettivamente a contrazioni rispettivamente dello 0,5% (mensile) e dell'1,3% (annuo). Nel confronto con aprile sono diventati più a buon mercato soprattutto i prodotti farmaceutici e quelli petroliferi; sono invece rincarate le tariffe dell'energia elettrica per i grandi consumatori.

Il secondo sottoindice, quello dei prezzi all'importazione, presenta un'evoluzione lievemente diversa: a un dato stabile mensile (0,0%) fa da contraltare una diminuzione del 2,9% in rapporto a maggio 2023. Si è fra l'altro dovuto pagare di più - sempre nel paragone mensile - per materie plastiche e preparati farmaceutici; prezzi in flessione sono stati osservati invece per il petrolio greggio e il gas naturale.

L'indice dei prezzi alla produzione e all'importazione è un indicatore congiunturale che riflette l'andamento dell'offerta e della domanda sui mercati dei beni, spiegava tempo fa l'UST. Il dato è considerato un parametro importante per capire lo sviluppo dei prezzi al consumo (cioè l'inflazione), poiché i costi di produzione sono normalmente trasferiti sui prodotti finali. Tuttavia mostra oscillazioni significativamente più marcate ed è molto più volatile a causa della forte dipendenza dalle materie prime.

Come si ricorderà in Svizzera l'inflazione si è attestata in maggio all'1,4%, allo stesso livello di aprile, quando il rincaro era tornato a salire dopo diversi mesi di calo. L'inflazione non è destinata a scomparire: le principali autorità, i maggiori istituti e le più grandi banche elvetiche (Segreteria di Stato dell'economia, Ocse, KOF, Economiesuisse, UBS, Fondo monetario internazionale, ecc.) prevedono infatti che nel 2024 la progressione dei prezzi si attesterà a valori compresi fra l'1,1% e il 2,0%; per quanto riguarda il 2025 le prime stime si muovono in una fascia fra lo 0,7% e l'1,4%.