Mentre le azioni, i metalli e le criptovalute sfondano i massimi di borsa, il petrolio oscilla tra gli 80 e gli 84 dollari. Uno dei catalizzatori di quest'anno si sta gradualmente dissipando, e mi riferisco alle tensioni geopolitiche, con le quali gli operatori hanno fatto i conti perché non stanno interrompendo le forniture di petrolio. Rimane la prospettiva economica per cercare di capire la dinamica della domanda globale, che è fortemente influenzata dalla direzione della politica monetaria della Fed.

A questo proposito, il rallentamento dell'inflazione in aprile avrebbe dovuto dare una spinta al barile, ma per il momento i mercati petroliferi stanno rimuginando. Non aiutano le ultime proiezioni dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), che ha nuovamente abbassato le stime di crescita della domanda a 1,1 milioni di barili al giorno nel 2024 (rispetto agli 1,2 mbpd del mese scorso e agli 1,3 mbpd di marzo). La flessione è attribuibile a una combinazione di fattori, tra cui il rallentamento dell'attività industriale, l'inverno mite e l'aumento dei veicoli elettrici.

Questo rapporto solleva molti interrogativi, perché aumenta il divario con le previsioni dell'OPEC, notoriamente molto più ottimistiche. Il cartello mantiene il suo scenario di crescita della domanda globale di circa 2,2 mbpd quest'anno, quasi il doppio di quello previsto dall'AIE! Chi ha ragione e chi ha torto? Visto il recente andamento dei prezzi del petrolio, il mercato sta probabilmente dando più credito al piano dell'Agenzia Internazionale dell'Energia.

Questo non significa che l'OPEC sia fuori gioco. Al contrario. I riflettori sono puntati sull'organizzazione allargata, l'OPEC+, che si riunirà il 1° giugno per definire la sua politica di produzione per il resto dell'anno. In altre parole, l'OPEC+ dovrà decidere se rinnovare in tutto o in parte le sue quote di produzione di 2,2 mbpd.