ROMA (Reuters) - Prima che Giorgia Meloni vincesse le elezioni a settembre, la rivista tedesca Stern le aveva dedicato una copertina dal titolo: "La donna più pericolosa d'Europa".

La preoccupazione era tale che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva minacciato in modo appena velato di avere "gli strumenti" necessari nel caso in cui l'Italia avesse deviato dal percorso democratico.

Ma a quasi 100 giorni dall'insediamento di Meloni a capo del governo italiano più di destra dalla seconda guerra mondiale, queste preoccupazioni si sono in gran parte dissolte.

Nonostante le radici politiche neofasciste e la retorica spesso infuocata, Meloni ha preferito la cautela allo scontro, sia in patria che all'estero, promuovendo lo status quo piuttosto che rischiando di alimentare tensioni o crisi finanziarie tramite riforme radicali.

"Abbiamo assistito a una sorta di metamorfosi", ha detto Sofia Ventura, docente di scienze politiche all'Università di Bologna.

"È stata più moderata nei suoi commenti rispetto a quando era all'opposizione e ha chiaramente capito che doveva cambiare il suo profilo per essere una leader internazionale credibile". 

Sia gli alleati che gli avversari sostengono che una ragione significativa per questo approccio estremamente cauto siano i soldi, o piuttosto il fatto che non ce ne siano.

Il debito pubblico italiano, a quasi il 150% del Pil, è ilpiù grande nel mondo industrializzato dopo Giappone e Grecia, e la drammatica caduta di Liz Truss, che si è dimessa da primo ministro britannico appena due giorni prima dell'insediamento di Meloni, ha reso evidenti i pericoli cui si incorre quando si interferisce con i mercati finanziari.

"Quello che è successo nel Regno Unito dimostra (...) quanto dobbiamo essere cauti con il nostro mix di politiche fiscali e monetarie", commentò a suo tempo il commissario europeo per l'Economia Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio.

FONDI NECESSARI

Ad aumentare la pressione su Meloni c'è la dipendenza dell'Italia dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In base al piano, Roma dovrebbe ricevere circa 190 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti a patto di realizzare una serie di riforme concordate con il precedente governo guidato da Mario Draghi.

Desiderosa di evitare qualsiasi malinteso, Meloni ha fatto il primo viaggio all'estero dopo essere diventata premier per incontrare von der Leyen a Bruxelles, al fine di rassicurarla che l'Italia avrebbe rispettato i propri obblighi, nonostante le riserve che aveva sollevato prima della sua elezione.

"Sarebbe stato impensabile per Meloni rischiare di perdere questi fondi. Fallire sarebbe stato una tragedia", ha detto Daniele Albertazzi, professore di politica all'Università del Surrey. "Si è comportata nell'unico modo possibile", ha detto.

L'unico scontro con un leader europeo è avvenuto a tre settimane dall'inizio del suo incarico, quando il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato l'Italia per essersi rifiutata di far attraccare nei propri porti una nave di soccorso con a bordo oltre 200 migranti. L'imbarcazione si è invece diretta in Francia.

Una fonte governativa a Roma ha detto che il dissidio è stato causato da un malinteso. L'ufficio stampa di Meloni pensava che Macron avesse accettato di accogliere la nave e ha twittato per ringraziarlo. In realtà non era così e la fonte ha affermato che il presidente francese aveva creduto che Roma stesse cercando di manipolarlo.

I due si sono poi rappacificati, hanno detto i funzionari.

Secondo un diplomatico Ue, che ha preferito non essere citato, dopo aver in passato manifestato un feroce euroscetticismo, Meloni sta ancora cercando di trovare il proprio posto in Europa e sta chiaramente agendo con prudenza.

La stessa cautela è evidente anche in patria.

PIANI A LUNGO TERMINE

La coalizione di destra non ha ancora presentato alcuna riforma di rilievo e la sua prima, striminzita, manovra di bilancio ha disatteso molte costose promesse della campagna elettorale. Meloni ha anche cancellato una misura di taglio delle accise sui carburanti in vigore da marzo 2022, nonostante avesse in passato promesso di eliminare del tutto l'imposta.

Finora l'opinione pubblica italiana ha applaudito la prudenza di Meloni, con il sostegno a Fratelli d'Italia che ha superato il 30% nei sondaggi, contro il 26% delle elezioni di settembre - tre volte maggiore dei partner di coalizione Lega e Forza Italia.

In un Paese spesso afflitto da turbolenze politiche, i tre partiti al governo hanno evitato grandi scontri e dicono di voler governare insieme per un intero mandato di cinque anni, cosa che è accaduta solo una volta nella storia della Repubblica.

Secondo i sostenitori, questo significa che potranno prendersi il tempo necessario per le riforme, come l'introduzione di un governo di tipo presidenziale.

"Da adesso in poi lavoreremo sul programma, scadenzato sui 5 anni, senza l'ansia di dover portare a casa bandierine e risultati immediati", ha detto a Reuters Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia.

Dietro le quinte stanno emergono intanto alcuni cambiamenti, con la coalizione di destra che sta iniziando ad assegnare ruoli di rilievo ai uomini di fiducia, mentre un avvicendamento nei posti chiave del Tesoro potrebbe dare a Meloni e ai suoi alleati più potere sulle realtà controllate dallo Stato.

Ma il predominio nei sondaggi di Meloni sui suoi alleati, che in passato avevano guidato la coalizione di centro-destra, potrebbe creare attriti, con la Lega e Forza Italia che difficilmente accetteranno di giocare a lungo il ruolo di alleati minoritari.

Un probabile fattore di dissenso è la spinta della Lega a dare alle roccaforti settentrionali una maggiore autonomia, compresa una maggiore voce in capitolo su come vengono spese le tasse nelle regioni del Nord. Una simile riforma non è gradita a Fratelli d'Italia, che teme che possa danneggiare i suoi elettori nelle regioni centrali e meridionali.

"L'autonomia regionale causerà molti problemi a Meloni. È una situazione molto difficile da far quadrare", ha detto Albertazzi.

(Tradotto da Chiara Bontacchio, editing Claudia Cristoferi)